CAMPLUS DAY/ Università e impresa, partendo dagli studenti si può

- La Redazione

Due incontri particolari nell’ambito del Camplus-Day: con Giorgio Squinzi e Mariastella Gelmini. Ce li racconta PIETRO LORENZETTI della Fondazione CEUR

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Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

È stata un’intera giornata all’insegna dell’esperienza il Camplus Day del 25 marzo scorso, un momento di incontro che ha coinvolto a Milano circa 150 studenti universitari selezionati per merito e provenienti dai 7 Camplus che la Fondazione CEUR gestisce in Italia.
Il primo incontro è stato con l’imprenditore Giorgio Squinzi, Amministratore del Gruppo Mapei che, in mattinata, presso il Palazzo delle Stelline di Milano ha raccontato ai ragazzi la sua esperienza di imprenditore. Una realtà, quella della Mapei che, come ha spiegato lo stesso Squinzi, è “familiare”: nata nel 1937, oggi ha sedi in tutto il mondo (Corea, Messico, Danimarca, Panama solo per citare le ultime), un fatturato di  oltre 2 miliardi di euro l’anno e 60.000 clienti. Essa ha saputo mantenere integra la sua mission reggendosi su tre pilastri fondamentali: specializzazione, internazionalizzazione, ricerca e sviluppo.
“Siamo proiettati sulla crescita, sullo sviluppo e su tecnologie sempre più compatibili con l’ambiente -ha continuato Squinzi- e sulla formazione dei giovani”. La Mapei, molto attiva anche nel campo della comunicazione sportiva (nel ciclismo, nel calcio come sponsor della nazionale nel 2006 e con l’avventura del Sassuolo calcio) e culturale, ha suscitato l’interesse dei ragazzi. Un imprenditore, certo, ma soprattutto un uomo che ha raccontato senza filtri la sua avventura a capo della seconda azienda chimica in Italia.
Proprio l’aspetto umano è stato quello che più di altri ha affascinato i presenti. “Azienda e famiglia, come si coniugano?” chiede uno studente.
“Sono sovrapposti, ma vivono in tutta autonomia e libertà. Nessuno mi ha mai obbligato a farne parte né io ho obbligato i miei figli. Anche tra i nostri dipendenti si sono alternate generazioni: quasi un marchio di fabbrica!”. Dall’università (“Conta il grado degli studi, certo, e questo 3+2 non ha, secondo me, formato persone sufficientemente preparate, ma sono le persone e la volontà che fanno la differenza.
La riforma Gelmini mi pare, però, andare nel verso giusto”), al Paese (“Siamo italiani, internazionali, ma locali: nessuno dei nostri dipendenti italiani è espatriato stabilmente. Siamo il secondo Paese al mondo come aziende manifatturiere, dobbiamo solo risolvere burocrazia, costo dell’energia e infrastrutture fatiscenti”), fino a domande degli studenti che richiamano la politica interna della Mapei (“È vero, non abbiamo mai messo nessuno in cassa integrazione. Quando abbiamo acquistato la Vinavil, abbiamo subito richiamato chi era stato messo in cassa: è responsabilità sociale, chi lavora per noi è il patrimonio più grande”).

L’Amministratore Delegato della Fondazione CEUR, Maurizio Carvelli, ha sottolineato come queste aziende che crescono non avendo come primo motore il profitto, ma la passione degli stessi titolari, che non dividono gli utili ma li reinvestono in azienda, siano una sorta di Cattedrali dell’epoca contemporanea.
In serata l’appuntamento con il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini presso la nuova residenza Camplus Turro. Introdotto dal poeta Davide Rondoni e da Carvelli –che ha sottolineato come proprio la riforma abbia finalmente riconosciuto “lo stato giuridico” dei collegi universitari-, il Ministro ha accettato di confrontarsi con gli studenti residenti nelle 7 residenze Camplus d’eccellenza. Dalla passione politica (“ho iniziato con gli amici, costituendo un club tra la I e la II Repubblica che ha portato all’elezione, a Desenzano, a sindaco del nostro candidato. 
Un’esperienza che mi ha fatto capire come la politica sia questione di tutti, un’arte di responsabilità e conoscenza per capire e interessarsi tutti a ciò che accade sul proprio territorio”) al famoso 3+2 (“È stata un’illusione partita, però, a fin di bene: una maggiore scelta universitaria, l’aumento dei settori scientifici disciplinari, l’idea che scomporre in questo modo il corso di laurea avrebbe portato meglio e più in fretta ad entrare nel mondo del lavoro. Così non è sempre stato. 
Con la riforma, però, non abbiamo voluto creare un altro scossone al sistema già fragile dell’Università cancellando una realtà cui gli Atenei, a fatica, sono riusciti ad abituarsi, ma abbiamo scelto di effettuare un monitoraggio lì dove il 3+2 non funziona, intervenendo con una pianificazione seria”). 
“Rispetto chi protesta – ha continuato il Ministro – ma questo è il momento delle scelte: se il debito pubblico è alto, continuare a illudere i giovani che bastino i soldi per parlare di qualità e merito non funziona più. È necessaria l’applicazione del principio di sussidiarietà cui tutti devono economicamente concorrere: Stato, Regioni, comuni, fondazioni bancarie”. 
Argomenti che gli studenti hanno sentito come importanti e fondamentali, in un incontro sicuramente  significativo  e ricco  per il loro percorso. Entrambi gli ospiti hanno raccontato il loro vissuto partendo dalla propria esperienza. Certo si è parlato di imprenditoria ed università, responsabilità e riforme, ma, grazie allo spunto offerto dalle domande degli studenti Camplus, questi appuntamenti hanno preso la forma, più che di convegni, di veri e propri “incontri” e momenti di lavoro, come è accaduto per gli altri eventi della giornata: la visita a S. Ambrogio e  la rappresentazione, a cura dei ragazzi, dell’Ulisse dantesco. 

 

(Pietro Lorenzetti)

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