SCUOLA/ Bianchi (Emilia-Romagna): la nostra formazione integra sapere e lavoro

- Patrizio Bianchi

L’assessore alla Scuola della Regione Emilia Romagna, PATRIZIO BIANCHI, risponde all’articolo di Marco Lepore dedicato al sistema di formazione professionale della regione

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Foto: Imagoeconomica

La Regione Emilia-Romagna ha dato nei mesi scorsi avvio al nuovo sistema regionale di Istruzione e Formazione professionale (IeFP) che concluderà il suo percorso con l’approvazione della legge regionale nel mese di giugno. Il nuovo disegno è stato approvato dall’Assemblea legislativa con l’astensione dell’opposizione, a dimostrazione che quando si ricerca la condivisione sui grandi temi dell’educazione, si scrive una pagina di buona politica, perché il sistema educativo è di tutti ed è opportuno che si formi un sentire comune che vada oltre il perimetro degli schieramenti politici.

Ogni idea di scuola, come sappiamo, corrisponde ad un’idea di società, per questo abbiamo voluto ancorare il nostro sistema ad un orizzonte di valori. A cominciare dall’idea che la scuola e la formazione non possono rappresentare diversi destini di vita delle persone, ma vanno intese come percorsi alternativi che vogliono garantire la pari dignità delle persone e il diritto di tutti alla possibilità del successo formativo attraverso un processo di crescita in grado di rafforzare le potenzialità e le competenze di ciascuno. Abbiamo infatti una concezione dell’apprendere e del ruolo del sapere come strumenti di libertà delle persone e condizioni di buona occupazione. Riteniamo anche di dovere valorizzare la cultura del lavoro e di assumere l’orientamento al lavoro con un ampio significato, a cominciare dal naturale richiamo alla Costituzione. Il positivo rapporto tra sistema formativo e mondo del lavoro è infatti per noi lo strumento attraverso cui lo stesso diritto all’istruzione si trasforma in un diritto di cittadinanza sociale.

Consapevoli delle responsabilità che discendono dalle scelte della politica che devono creare le condizioni più favorevoli al buon funzionamento del sistema educativo, abbiamo cercato di promuovere uno sforzo di pensiero collettivo, con la volontà di offrire risposte di sistema che fossero comprensibili, coerenti e sostenibili. Abbiamo perciò evitato di orientarci verso mutamenti puramente marginali che, come si suol dire, conducono al massimo a miglioramenti marginali.

L’obiettivo dichiarato è fare uscire questa area educativa da uno stato di criticità, facendole ritrovare l’orgoglio di tornare a svolgere la funzione di punta nella crescita economica del Paese. In particolare per ribadire che l’acquisizione di qualificate competenze tecnico-professionali è l’obiettivo del nostro sistema di IeFP, che non accettiamo di vedere confinato essenzialmente nella funzione di recupero della dispersione scolastica.

Un disegno ambizioso, che chiede di ridisegnare modelli organizzativi e stili professionali.
Abbiamo anche convenuto che bisognava mettere in valore le esperienze positive realizzate, perché in educazione non esiste il punto a capo. Al contrario, le buone politiche scolastiche si riconoscono perché riescono a coniugare la continuità con un forte tasso di innovazione. Soprattutto perché sanno costruire le soluzioni dal basso, rendendo protagoniste le comunità formative. Sappiamo che dentro le nostre scuole esiste un giacimento sommerso costituito dall’impegno e dalle competenze di tanti professionisti che si fanno carico quotidianamente del mondo che è entrato nelle nostre aule. Tanti, che sanno fare bene il loro mestiere ma sono spesso ignorati e ostacolati da politiche nazionali dell’istruzione che hanno lo sguardo rivolto allo specchietto retrovisore.

A partire da queste convinzioni abbiamo fatto riferimento alle esperienze positive realizzate in Emilia-Romagna per fissare su di esse le radici del nuovo sistema di IeFP. In numerose occasioni i due segmenti dell’Istruzione professionale della Formazione si sono trovati per confrontarsi e hanno avviato un positivo dialogo sul proprio fare scuola e formazione, che ha affinato la loro capacità di intercettare i bisogni educativi e ha rafforzato la consapevolezza che il successo della strategia dell’inclusione dipende, in larga misura, dal grado di competenza professionale, dalla ricchezza delle modalità didattiche praticate, dal un processo di apprendimento non competitivo.

A partire dalla valutazione di tutti questi fattori, abbiamo orientato la nostra strategia verso l’integrazione dei sistemi come base di una proposta formativa e organizzativa che può intrecciare in modo positivo unitarietà, equivalenza formativa, differenziazione. Assumere il modello del sistema integrato significa per noi continuare a contrastare negative logiche educative che producono separatezza culturale e valoriale tra i percorsi degli apprendimenti, tra le istituzioni scolastiche e formative, tra gli stessi allievi che le frequentano. Con un obiettivo in più: si parte dagli ultimi per risalire e per evitare forme diverse di marginalità formativa e sociale.

Il nostro percorso unitario della IeFp ha una struttura triennale, con un primo anno svolto presso gli istituti professionali che prevede il potenziamento delle competenze di base  relative all’obbligo di istruzione e l’inizio dell’acquisizione delle competenze professionali. Gli istituti professionali e gli enti di formazione accreditati in questo primo anno realizzeranno iniziative mirate al rinforzo del successo formativo. Ma una politica di formazione e di contrasto degli abbandoni e degli insuccessi formativi richiede un impianto di sistema che si realizza attraverso passaggi assistiti che facilitino uscite e rientri sulla base della permeabilità orizzontale del sistema educativo. Alla conclusione del primo anno del percorso, sulla base delle autonome scelte dell’allievo e della sua famiglia, la continuità triennale si articola nella prosecuzione dello stesso indirizzo presso lo stesso istituto professionale oppure nella prosecuzione presso gli enti accreditati, fino al conseguimento della qualifica triennale con la possibilità a sistema di frequentare un quarto anno per acquisire il titolo di diploma professionale e, in successione, potendo accedere ai percorsi di Istruzione e formazione tecnica superiore oppure di puntare al diploma quinquennale attraverso la frequenza di un anno integrativo.

Crediamo sia importante avere delineato il disegno della IeFP regionale, ma è solo il primo passo, cui farà seguito la sua traduzione in nuovi comportamenti formativi e in coerenti modelli organizzativi. In Emilia-Romagna siamo persuasi che tutto questo percorso avrà successo se potremo contare sul protagonismo delle persone attive che operano nelle istituzioni scolastiche, negli enti di formazione, nelle istituzioni amministrative della nostra regione. Protagonismo necessario non solo a far emergere problemi e a ricercare insieme soluzioni condivise, ma indispensabile per chi come noi, crede profondamente nel valore della responsabilità sociale delle proprie azioni.

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