SCUOLA/ Lodolo D’Oria: raddoppiano i docenti malati, perché il governo non fa nulla?

- Vittorio Lodolo D'Oria

Le indicazioni del Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori non trovano riscontro nell’azione di governo rispetto agli insegnanti. La denuncia di VITTORIO LODOLO D’ORIA

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Foto Imagoeconomica

Insegnare logora, quindi usura il corpo ma soprattutto la psiche. È universalmente riconosciuto che i docenti fanno parte delle cosiddette helping profession. Migliaia di studi e pubblicazioni scientifiche sono lì a dimostrarlo. Recenti studi italiani – di cui mi sono occupato personalmente – hanno evidenziato la crescita delle diagnosi psichiatriche dal 30 al 70% nel giro degli ultimi vent’anni. Come se ciò non bastasse, anche le patologie neoplastiche sembrano prediligere gli insegnanti, che ricordiamo essere all’82% donne. Dati confermati sui teachers degli Usa, dove già nel 2002 era stata segnalata una più alta incidenza di tumori al seno ed altre forme tumorali rispetto a quella della popolazione locale.

Questi dati sembrano non preoccupare il governo italiano nonostante il legislatore nazionale abbia introdotto l’obbligo di accertare, quantificare e contrastare con interventi di prevenzione lo stress-lavoro-correlato (art. 28 D.Lgs. 81/08). Ma cerchiamo di essere più chiari e sintetici analizzando l’incongruenza dell’azione di governo rispetto alle indicazioni del legislatore nazionale nel nuovo Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori:

1. Non vengono raccolti dati su scala nazionale sulle patologie diagnosticate agli insegnanti in sede di accertamento medico dalle preposte Commissioni Mediche di Verifica. L’aumento di cui sopra (dal 30 al 70%) delle diagnosi psichiatriche si riferisce a Milano.

2. Non sono fornite alle scuole le risorse necessarie per attuare prevenzione, formazione e riduzione del danno prodotto dallo stress-lavoro-correlato.

3. Si procede ad allungare l’età pensionabile senza aver prima accertato la reale situazione di salute del corpo docente che è all’82% femminile e con un’età media superiore ai 50 anni. Al legislatore non è infatti sfuggito (vedi art. 28 succitato) che l’azione di tutela della salute dei lavoratori passa attraverso l’attenta osservazione delle due variabili quali il sesso e l’età. In altre parole la donna insegnante, oltre ad essere sottoposta all’usura psichica della helping profession, vede accresciuto il rischio di una patologia depressiva a causa del periodo perimenopausale che sta attraversando.

4. Il ministro non ha risposto a tutt’oggi a due interrogazioni parlamentari sulla materia. La prima a firma dell’On. Sbrollini nel 2009, e quella più recente firmata dal senatore Valditara il 12 gennaio 2011.

5. La manovra finanziaria approvata dal Parlamento ha di nuovo preso di mira i docenti inidonei all’insegnamento e utilizzati in altri compiti. Si tratta per lo più di docenti con diagnosi psichiatriche o neoplastiche che hanno onorato il servizio fino a rimetterci la salute. A ciò si aggiunga che il Consiglio dei Ministri del 7 luglio 2011 ha approvato un provvedimento che consente la risoluzione del rapporto di lavoro per i dipendenti di cui è stata accertata l’inidoneità psicofisica permanente e assoluta, senza specificare con quali garanzie ciò avvenga. Davvero una bella ciliegina sulla torta.

Ho personalmente cercato di attivarmi per rappresentare questo serio problema di salute dei docenti, ma non sono mai riuscito a farmi ricevere dal ministro. Spero che qualcuno più fortunato di me ottenga udienza. Ma in tutto ciò, dove sono finite le Parti Sociali? Il silenzio è assordante.

 

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