SCUOLA/ Ecco cosa accade quando una moto sale in cattedra

Dal 12 al 15 luglio si è tenuta la prima edizione della Ducati Summer School. Un’esperienza irripetibile per 25 studenti. Il “diario di bordo” di FEDERICO CORNI e GIOVANNI SAVINO

23.07.2011 - La Redazione
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Studenti nel laboratorio della Ducati (Immagine d'archivio)

Quando il laboratorio “ fisica in moto” ha aperto i suoi battenti nel settembre del 2008 , avremmo tutti sperato di potere vedere quello che è accaduto la settimana scorsa in Ducati. Il flusso continuo di circa 8000 studenti che ogni anno scolastico utilizza il laboratorio, dal 12 al 15 Luglio si è “condensato” in un gruppo di 25 studenti “eccellenti” di scuola superiore che hanno avuto la possibilità di mettere a frutto a pieno le potenzialità del laboratorio, scoprendo i diversi mondi che si incrociano in quello spazio: la fisica, la matematica, la teoria dei modelli, la meccanica, il marketing, la comunicazione, lo studio del prodotto, il design, la scuola, l’università, la ricerca, l’azienda. I ragazzi sono stati selezionati per merito e motivazione con un bando di concorso proposto da Fondazione Ducati in collaborazione con il Piano Nazionale Lauree Scientifiche che, come si sa coinvolge 3000 scuole superiori.

In effetti solo studenti davvero motivati avrebbero potuto sostenere i ritmi intensi della Summer School, che prevedeva 9 ore di attività al giorno per 4 giorni: dieci ore di lezione, dieci ore di seminari e dieci ore di attività pratiche di ricerca sperimentale svolte in team. Al termine del tour de force che vorremmo raccontare con una sorta di diario di bordo, i ragazzi erano molto soddisfatti e, anche se alcuni di loro avevano finito da appena due giorni la maturità, avrebbero sicuramente avuto voglia di continuare.

L’organizzazione della Scuola è stata curata dal prof. Federico Corni, docente di Didattica e storia della fisica dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, il quale ha potuto contare su di uno staff di 13 persone costituito da Giovanni Savino (ingegnere e PhD dell’Università di Firenze), Maria Luisa Filipucci e Veronica Cavicchi (docenti di scuola secondaria), Antonio Ricco, Chiara Santoro, Michele Biancofiore, Giovanna Fronzi (tutor didattici), Gianfranco Zappoli e Giuliano Golinelli (tecnici Ducati), Chiara Salvarani e Elena Corni (studenti universitari di fisica) e Riccardo Cenni e Matteo Paglialunga (stagisti). Allo Staff Fisica in Moto, che è stato a disposizione degli studenti per tutta la durata della scuola, si devono aggiungere numerose persone di Ducati e del Liceo Malpighi di Bologna che in vario modo hanno contribuito all’organizzazione della Scuola, in particolare i consiglieri della Fondazione Ducati, Gabriele Del Torchio, amministratore delegato di Ducati e tutti gli uffici dell’azienda: amministrativo, personale, legale, comunicazione , community, grafica, sviluppo e ricerca, corse; la segreteria e i docenti del Liceo Malpighi; il responsabile del Piano Nazionale Lauree Scientifiche prof. Nicola Vittorio ed il suo staff.

Ma veniamo al racconto sintetico, che aiuta a capire di cosa si è trattato.

12 luglio, primo giorno – Tutti gli studenti della Summer School sono giunti il primo giorno in Ducati con un buon anticipo sull’orario del ritrovo, come accade per gli eventi importanti a cui si tiene in modo particolare e dei quali per niente al mondo si perderebbe l’inizio. Nell’Auditorium Ducati, dopo la consegna dei kit di accoglienza contenenti uno zainetto, un quaderno, la cancelleria, i buoni pasto e i biglietti dei trasporti pubblici per gli spostamenti in città, inizia la Summer School.

A dare il benvenuto agli studenti sono intervenuti Luigi Torlai per Fondazione Ducati, Carlo M. Bertoni per il Piano Nazionale Lauree Scientifiche, Elena Ugolini per il Liceo Malpighi e consigliere fondazione Ducati, Federico Corni, coordinatore della Summer School.

“Studiare – ha detto Elena Ugolini, preside del Liceo Malpighi – è come andare in montagna: serve una buona guida, ma poi  devi camminare tu. Il maestro ti può fare innamorare della matematica ma non c’è nessuno che potrà capirla al posto tuo. Questi giorni possono insegnarvi un metodo. Mettete a frutto i talenti che avete, siate curiosi e cercate di imparare il più possibile da chi incontrerete”.

Dopo il benvenuto e i saluti iniziali si è svolto il primo seminario tenuto da Claudio Domenicali, Direttore Generale Ducati, sul tema “Scienziati in Ducati”. Domenicali ha espresso l’importanza che ha l’approccio scientifico per un’azienda che intende fare dell’avanzamento tecnologico dei prodotti il proprio punto di forza rispetto ai concorrenti di tutto il mondo. Al termine del seminario gli studenti hanno rivolto alcune domande di grande pertinenza a Domenicali, riguardanti in particolare il rapporto che Ducati ha con la ricerca universitaria, il metodo formativo che Ducati usa nei confronti dei neoassunti provenienti dall’università e il ruolo della competizione di MotoGP nello sviluppo dell’Azienda.

La prima giornata è stata in gran parte dedicata alla visita del Laboratorio Fisica in Moto, tenuta da Antonio Ricco, coordinatore dei tutor didattici, e Giovanni Savino, responsabile dello sviluppo delle postazioni didattiche del Laboratorio. Il percorso didattico con le scolaresche in visita normalmente ha una durata di tre ore. Per l’occasione della Summer School la visita è stata ben più ampia, perché aveva lo scopo di esporre dettagliatamente agli studenti l’approccio alla fisica basato sulla quantità di moto e il momento angolare ed introdurre gli studenti all’ attività di laboratorio che avrebbero dovuto svolgere nei giorni successivi.

“Quando abbiamo progettato il laboratorio – ha spiegato Giovanni Savino, Responsabile Sviluppo Laboratorio Fisica in Moto – lo abbiamo diviso in tre sale, ciascuna delle quali richiama un passo fondamentale della conoscenza tecnico-scientifica. La prima sala è dedicata alla curiosità. La curiosità di fronte alla realtà è fondamentale per iniziare il processo conoscitivo. Una volta avviato l’interesse attraverso il fascino e la curiosità che la realtà suscita occorre un lavoro sistematico per capire quali sono le variabili che entrano in gioco e creare modelli adeguati per descrivere i fenomeni. Questa è la seconda sala: il laboratorio della Fisica in Moto dedicato ai protagonisti della fisica, cioè le grandezze e i principi. Infine la terza sala: Il Gran Premio della Fisica, dove si vede concretamente l’applicazione alle motociclette di ciò che si è studiato in precedenza”.

Dopo queste due prime ore in laboratorio ed una breve sintesi, Federico Corni ha chiesto agli studenti un’ impressione circa l’attività svolta fino a quel momento. La risposta di Giorgio Valsecchi è stata la seguente: “Nell’approccio scolastico alla meccanica bisognava avere un formulario davanti. Con questo metodo basato sulla quantità di moto è tutto più semplice e più intuitivo”.

La prima giornata è proseguita con gli interventi di Mitolo e di Mattei. Luigi Mitolo, ingegnere di Ducati Corse, ha tenuto agli studenti una lezione sulla fisica applicata alle motociclette, con riferimenti all’esperienza di guida di una moto o di uno scooter e continui esempi tratti dal mondo delle competizioni motociclistiche. Giovanni Mattei, docente presso l’Università di Padova, ha tenuto un affascinante seminario di orientamento ai corsi di Laurea in Fisica dal titolo “Nanoparticelle e Materiali Nanostrutturati” durante il quale ha mostrato fotografie in cui si distinguono i singoli atomi che costituiscono reticoli elementari e fotografie di strutture nanometriche realizzate dall’uomo per dare risposta a problemi tecnologici con molteplici campi di applicazione.

 

13 luglio, secondo giorno – La seconda giornata della Summer School è iniziata con la lezione sulla fisica del moto e sui sistemi dinamici, tenuta in lingua inglese da Hans U. Fuchs dell’Università delle Scienze Applicate di Zurigo a Winterthur (CH).

Chiara Santoro, tutor didattico di Fisica in Moto, ha aiutato la comprensione attraverso la traduzione di alcuni  passaggi chiave, anche se tutti gli studenti hanno confermato di aver compreso perfettamente anche dall’inglese. L’approccio di Fuchs è in perfetta armonia con quello adottato in Fisica in Moto, perciò la sua lezione ha potuto consolidare e formalizzare i concetti affrontati nella visita del laboratorio del giorno precedente. Il suo punto di partenza è che tutti noi siamo dotati di modelli interpretativi elementari che emergono nell’esperienza e ci mettono nelle condizioni di comprendere la realtà con le stesse categorie che sono alla base del pensiero scientifico. Fuchs ha poi mostrato come è possibile studiare un fenomeno fisico, anche complesso, attraverso l’utilizzo di Stella, un software di modellizzazione capace di mantenere l’approccio intuitivo basato sulla quantità di moto, in grado di risolvere gli ostacoli strumentali dovuti alle carenze di basi matematiche e numeriche. Al termine della lezione di Fuchs, Federico Corni ha tenuto un tutorial approfondito sull’uso di Stella nella sua lezione dal titolo “Modellizzazione e Stella”, coinvolgendo gli studenti con diverse proposte di soluzione di problemi.

“Si può scegliere – ha detto Hans U. Fuchs – un approccio scientifico che traduce la fisica utilizzando il linguaggio di tutti i giorni. (…) Noi abbiamo già delle immagini, delle strutture mentali che ci permettono di interpretare i fenomeni fisici, per esempio possiamo pensare la quantità di moto come un ‘fluido’ contenuto in un contenitore la cui sezione è la massa dell’oggetto e l’altezza del fluido, la velocità dell’oggetto stesso. A parità di fluido immesso, il contenitore più stretto si riempirà di più rispetto quello più largo, così, a parità di quantità di moto, il corpo meno massivo avrà una maggior velocità rispetto a quello più massivo”.

Un’ulteriore tematica che Fisica in Moto, ha voluto inserire nel programma della Summer School riguarda la capacità comunicativa. A trattare l’argomento è stato invitato Mario Alvisi, Manager di Progetto delle famiglie di motociclette Ducati Monster, Multistrada e Diavel. Alvisi ha tenuto un seminario dal titolo “La comunicazione efficace” in cui ha mostrato l’importanza della comunicazione di concetti e idee sia all’interno di un team di lavoro che nel rapporto con i possibili clienti. Considerazioni analoghe a quanto esposto da Alvisi possono essere fatte anche nella presentazione di un progetto di ricerca o in una comunicazione scientifica.

“Nel comunicare un’idea nuova – ha spiegato Mario Alvisi, Ducati Motor Holding – ci sono almeno due passaggi da fare: la fase emozionale, che deve colpire l’attenzione perché un primo passo verso la conoscenza è lo stupore. Poi il passaggio della Permission to belive: deve dare elementi concreti e rigorosi per far comprendere che ciò che si sostiene è vero. (…) Ci sono quattro punti fondamentali che bisogna tenere sempre presente quando si esegue un progetto, ma vale anche per la ricerca scientifica: chiarezza dello scopo (che cosa vogliamo fare?), punti forti del progetto (che cosa lo differenzia dagli altri progetti?), non partire da uno schema astratto ma da un’esigenza reale, chiedersi sempre se quello che si sta facendo è affascinante. Se non è affascinante per chi compie il lavoro, difficilmente lo sarà per gli altri. infine, Non partire ragionando su ciò che non si può fare, ma progettare a partire da ciò che si può fare”.

In seguito, Filippo Preziosi, Direttore Generale di Ducati Corse, ha tenuto uno degli incontri più attesi della Summer School, dal titolo “Perché è importante la fisica nella MotoGP”. In occasione dell’evento, in Fisica in Moto è giunta una troupe della Rai che ha eseguito delle riprese del Laboratorio, ha intervistato Preziosi e ha chiesto ad alcuni studenti della Summer School di rilasciare una breve intervista circa l’attività in corso presso Fisica in Moto.

“Alla base della nostra azienda – ha detto tra l’altro Filippo Preziosi nel suo intervento – ci sono le persone e la loro preparazione. Un’azienda mente se non dice che il reparto più importante è quello delle risorse umane. (…) Ero da poco arrivato in Ducati e ricordo una frase di Claudio Domenicali che mi colpì molto, riferendosi a quanto dicevo circa un problema su una motocicletta: ‘Ma lo sai o lo pensi?’ Questa domanda rappresenta il crinale che divide le chiacchiere da bar da ciò che è la fisica. (…) Ecco la metodologia vincente: serietà nel lavoro; lavoro di squadra: l’unica possibilità per andare avanti è farlo insieme, che è il contrario dell’individualismo; ordine mentale. (…) Meglio trovarsi dati del tutto inattesi che ti fanno porre delle domande, perché non sai come spiegarteli, piuttosto che vivere nell’ignoranza. (…) La matematica e la fisica sono due strumenti che ci permettono di fare un po’ di luce in un mondo oscuro, come quando tu accendi una fiammella che rende meno oscura una camera buia in cui ti trovi. Contrapporre teoria e pratica è da folli”.

Al termine dell’incontro con Preziosi, Giovanni Savino, Responsabile Sviluppo di Fisica in Moto, ha introdotto agli studenti l’attività di ricerca sperimentale da svolgere in team durante la Summer School. Ad ogni squadra, composta da 5 studenti, è stato assegnato un macchinario del Laboratorio Fisica in Moto, con l’obiettivo di studiarne il funzionamento dal punto di vista quantitativo e realizzarne un modello dinamico attraverso il software di modellizzazione Stella. Questi gli elementi fondamentali dell’attività richiesta: 1. lavoro in team. Gli studenti devono individuare assieme gli obiettivi, suddividersi le responsabilità, coordinare le attività, riportare al team difficoltà e scoperte, convergere ad un risultato comune. 2. La ricerca assegnata è aperta: non vi è obiettivo prestabilito a priori. La domanda di ricerca deve essere individuata dal team, traendo spunto dalle curiosità destate dal funzionamento del macchinario stesso. 3. La strumentazione fornita deve essere opportunamente tarata all’inizio del lavoro. 4. Il funzionamento del macchinario non deve essere studiato per stati singoli: il fenomeno oggetto dello studio deve essere analizzato come processo che evolve nel tempo. 5. Lo studio deve convergere alla creazione di un modello dinamico da implementare attraverso il software di modellizzazione Stella. 6. Il passo successivo alla creazione del modello deve essere il confronto tra il modello teorico e i dati sperimentali. 7. Infine l’attività deve essere esposta attraverso una presentazione di massimo 15 minuti.

Gli studenti, suddivisi in team, al termine dell’introduzione hanno ricevuto il proprio tema di ricerca ed hanno iniziato l’attività laboratoriale che è proseguita durante i giorni successivi, concludendosi con le presentazioni durante il workshop finale. Ad ogni team erano assegnati due tutor con il compito di mostrare la strumentazione a disposizione, dare supporto alle attività e favorire il lavoro di squadra.

La seconda giornata si è conclusa con il seminario di orientamento di matematica tenuto dal prof. Tommaso Ruggeri dell’Università di Bologna, dal titolo “Filosofia della natura e dei modelli matematici. Dal determinismo newtoniano alla teoria della complessità”. Di seguito, due citazioni fatte da Ruggeri durante il seminario.  “Lo studioso, mentre cerca con tutte le sue forze di esprimere le leggi fondamentali della natura in forma matematica, dovrebbe tendere massimamente all’eleganza. La semplicità dei concetti deve essere subordinata alla bellezza (…) e, in caso di conflitto, quest’ultima dovrebbe prevalere (Paul Dirac)”. “La Scienza è sempre imperfetta. Non risolve un problema senza crearne dieci nuovi (George Bernard Shaw)”.

 

14 luglio, terzo giorno – La giornata è iniziata con tre ore dedicate alle attività laboratoriali dei team. Durante la mattinata, si è svolta un’attività pratica di smontaggio motore presso l’aula didattica del Ducati Service, sotto la guida di Piero Paglialunga. L’attività, condotta a gruppi di 10 studenti, si è incentrata nello smontaggio di una frizione antisaltellamento, con lo scopo di comprendere l’utilità del meccanismo, studiare i componenti che lo costituiscono e i principi fisici alla base del suo funzionamento.

Al termine della mattinata, Marco Sairu, Responsabile Ducati del Managment Motore, ha tenuto un seminario dal titolo “La progettazione motore in Ducati”. Oggetto del seminario è stata l’organizzazione delle attività del team di sviluppo. Sairu ha inoltre proposto un focus sul sistema di comando valvole desmodromico, utile come esemplificazione dell’utilizzo dei metodi e degli strumenti di ricerca necessari per passare dall’idea al prodotto finale. “Ci sono quattro fattori chiave – ha detto Marco Sairu – da tenere presente quando si inizia un progetto: performance: in altre parole ciò che si vuole ottenere; tempi di sviluppo; qualità: deve essere massimizzata, pur rispettando gli altri fattori; budget: sfruttare al meglio le risorse disponibili. (…) È importante perciò: chiarire quali sono le priorità; riuscire a coinvolgere ogni membro del team e fare in modo che ognuno abbia chiaro a cosa deve lavorare; tenere conto del tempo a disposizione”.

La trattazione della fisica all’interno del Laboratorio Fisica in Moto si concentra sulla meccanica e non affronta nella visita ordinaria gli aspetti energetici legati alle trasformazioni che coinvolgono fenomeni termici, anche se il concetto di energia è di fondamentale importanza quando si vuole trattare il funzionamento del motore.

Giovanni Ferrara, docente dei corsi sui motori a combustione interna presso l’Università di Firenze,  ha avuto il compito di  introdurre il concetto di energia legato all’efficienza del motore, ed  ha condotto un seminario dal titolo: “Dare gas per consumare meno – L’utilizzo efficiente del motore a combustione interna”. Attraverso una trattazione divulgativa e coinvolgente ma rigorosa nel metodo, ha confrontato i consumi di diversi veicoli in varie condizioni di funzionamento, è riuscito a fare entrare i ragazzi velocemente in un tema di grande complessità. “Bisogna sempre distinguere – ha spiegato Ferrara – tra efficacia (che cosa noi vogliamo ottenere) ed efficienza (quanto noi spendiamo per ottenere quella determinata cosa)”.

L’attività è proseguita con la visita al Museo Ducati, guidata da Livio Lodi, che ne è il curatore, seguita da un tour all’interno della Fabbrica Ducati, guidata da Gianfranco Zappoli, capo tecnico del Laboratorio Fisica in Moto, pensionato, con più di trent’anni di esperienza all’interno dei reparti produttivi di Ducati. “È impressionante – ha detto tra l’altro Gianfranco Zappoli – quanto l’aspetto umano sia decisivo nello sviluppo di Ducati”.

 

15 luglio, quarto ed ultimo giorno – L’ultimo giorno di Summer School è stato dedicato al lavoro in team e alle presentazioni delle attività di ricerca.

Tutti i team sono stati in grado di completare l’attività entro i tempi concessi. Al termine stabilito, ciascun gruppo ha consegnato un documento di presentazione e a  dare inizio al workshop, una sorta di simulazione di conferenza scientifica. La commissione esaminatrice alla quale è stato dato il compito di valutare le presentazioni e di indicare il miglior team di ricerca era costituita dai seguenti docenti universitari: prof. Carlo M. Bertoni, Università di Modena e Reggio Emilia e Piano Nazionale Lauree Scientifiche; prof. Attilio Forino, Università di Bologna; prof.ssa Marisa Michelini, Università di Udine; prof. Paolo Pascolo, Università di Udine.

Ciascun team ha potuto presentare la propria attività in 15 minuti, dopodiché la commissione ha avuto a disposizione 10 minuti per i commenti e le domande a ciascun gruppo. La commissione si è complimentata con ciascuno dei team per il buon livello di analisi raggiunto nel breve tempo a disposizione. Nonostante gli apprezzamenti espressi, i commenti della commissione nei confronti delle ricerche svolte sono stati severi e le domande rivolte ai team complesse ed insidiose. Tuttavia gli studenti non si sono lasciati intimorire ed hanno risposto ad ogni obiezione con lucidità ed intelligenza.

Al termine delle presentazioni e delle discussioni la commissione si è potuta riunire per deliberare i giudizi, riportati di seguito.

Gruppo 1 – Urti alla postazione dei martelli. Molto buone le domande di ricerca. Qualche incertezza terminologica. Apprezzate l’attenzione alla taratura degli strumenti e la ricerca di leggi che governano il sistema. Accurata la presentazione dei dati e buona attenzione alla teoria di riferimento.

Gruppo 2 – Urti tra carrelli su guida a basso attrito. Domanda generale affrontata da diversi punti di vista. Effettuata taratura degli strumenti con discussione degli esiti. Apprezzato utilizzo di diversi metodi. Confronto tra teoria/modello e risultati. Buona discussione dei dati. Ottima presentazione in team.

Gruppo 3 – Moto dei carrelli alla postazione Macchina di Fletcher. Molto precisa la domanda di ricerca che poi si è spostata verso l’analisi della legge di forza. Apprezzata la graduale estensione dell’analisi dal caso di due carrelli al caso di più carrelli. Buona analisi dati da approfondire nel confronto con la teoria. Interessante confronto con pendoli di Newton. Buona presentazione.

Gruppo 4 – postazione della Giostra del Momento Angolare. Domanda generale con obiettivo importante: mettere in relazione esperimento e teoria. Apprezzata coerenza dell’analisi in termini di flusso del momento della quantità di moto. Semplicità dei metodi con originale attenzione ad aspetti non ovvi. Qualità presentazione dati. Impegno nell’interpretazione con qualche incertezza nel merito. Ottima presentazione in team.

Gruppo 5 – Il volano della postazione X-Moto. Buona domanda di ricerca. Metodo di lavoro principalmente orientato allo studio degli aspetti dissipativi nel moto del volano. Qualche incertezza nell’interpretazione e presentazione dei risultati. Apprezzata analisi sperimentale. Tentativi di modellizzare il fenomeno. Risultati sperimentali.

La commissione ha proclamato vincitore del Trofeo Fisica in Moto per Miglior Team Sperimentale il gruppo che ha lavorato agli urti con i martelli composto da Arianna Cocco e Marco D’Andrea, entrambi della provincia di Vicenza, da Enrico Falsetti della provincia di Roma, Enrico Mazza della provincia di Treviso e Giorgio Valsecchi della provincia di Lucca. Visto l’elevato livello di tutti i lavori, la commissione ha anche deciso di aggiungere un premio come menzione speciale per il team che ha lavorato sui carrelli alla postazione Macchina di Fletcher.

Cosa rimane dopo la Summer School? Si capisce da alcune mail spedite dagli studenti dopo il ritorno a casa.

Innanzitutto una ragazza: Francesca Basso. “Devo dire che sono stata davvero entusiasta di questa esperienza, che ha superato di gran lunga le mie aspettative. Infatti, se speravo di venire a conoscere la fisica attraverso le sue applicazioni pratiche, anche sulla motocicletta, non avrei mai neanche lontanamente immaginato di dovermi mettere alla prova nell’attività di sperimentazione in team, né di approfondire in laboratorio i concetti di quantità di moto e di momento angolare che a scuola sono stati trattati superficialmente e solo in teoria. Ho trovato molto interessante questo approccio sperimentale alla Fisica, per me del tutto nuovo. Anche per questo, credo, ho apprezzato moltissimo l’intervento del prof. Fuchs e la presentazione della modellizzazione e del software Stella. Se a scuola la fisica ci viene insegnata come una serie di formule e di tipologie di problemi da imparare a memoria, alla Summer School questa disciplina è stata trattata in maniera, credo, comprensibile a tutti. Non solo, ma l’attività sperimentale, costringendomi a mettermi in gioco, mi ha fatto capire come la fisica non sia solo un’elucubrazione teorica, ma ci aiuti a capire meglio la realtà che ci sta intorno. Ne è emerso quindi, a mio parere, un enorme distacco tra la scuola, che tende sempre più a ridurre il sapere a schemi rigidi da memorizzare, e la realtà, che ci richiede di usare la testa, di applicarci, di fare esperimenti e metterci in gioco per conoscerla, pur non arrivando sempre a risultati certi. Sono stata molto contenta dei seminari e delle lezioni cui ho assistito, non solo di quelli concernenti la fisica, ma anche di quelli più tecnici sul motore e sulla motocicletta, di cui sinceramente non mi ero mai interessata e che mi hanno alquanto incuriosita”.

Luca Del Greco. “Sono partito da casa con una domanda ‘Cosa ci sto a fare su questo mondo? Qual è il mio ruolo? In che modo posso servire al meglio il mondo con i miei talenti? Quali sono i talenti che Dio mi ha dato?’, inizialmente non pensavo che un’iniziativa come una Summer School (organizzata da un’azienda come la Ducati) potesse rispondere alle mie domande, ero convinto che ci volesse dietro un lavoro ben più difficile, ma alla fine di questa esperienza sono tornato a casa con delle certezze su di me, mi ero messo in gioco con tutto me stesso ed avevo capito un sacco di cose, non solo della fisica (che a quel punto passava in secondo piano) ma di me stesso (di cosa il Signore volesse fare della mia vita, dell’opportunità che mi aveva dato per scoprirlo).Tornando a casa ripensavo ad alcune persone del gruppo organizzatore della Summer School, a come avevano affrontato la Summer School e pensavo ‘Questi sono proprio dei grandi! Sarebbe stupendo lavorare così!’”.

Infine Andrea Amerio. “Certamente mi aspettavo dalla Summer School uno studio approfondito della moto, delle sue componenti, della sua fase di progettazione e l’apprendimento dei concetti basilari che permettono di comprendere il comportamento dinamico della moto; tuttavia la Summer School non ci ha offerto solo questo, ma molto altro. Innanzitutto, il metodo di apprendimento teorico è stato molto diverso da quello che caratterizza la scuola: non è stato solo importante imparare delle formule ma capire semmai, in modo anche intuitivo, i concetti che stanno dietro ad un fenomeno fisico. In questo modo non solo è stato un metodo più interessante, ma anche più efficace. In secondo luogo, l’aver incontrato personalità eccellenti nei loro ambiti (e anche appassionate), ha permesso di venire a stretto contatto con un tipo di mentalità che difficilmente si può incontrare nella scuola superiore. Una mentalità ‘vincente’ che sicuramente mi potrà essere utile in futuro e che abbina alla passione e alle proprie competenze, la serietà. Altro elemento interessante è stato proprio constatare la serietà di un ambiente lavorativo quale può essere un’azienda come Ducati. È stato quindi un primo incontro con un ambiente del genere e anche questo mi sarà sicuramente utile nel mio futuro lavorativo. Altra scelta a mio avviso giusta, è stata quella di aver proposto un lavoro di gruppo e di essere giudicati da docenti universitari. Il lavoro di gruppo è sempre più importante nel mondo del lavoro e quindi anche questa attività mi ha permesso di entrare in una nuova ottica che non si riscontra nella scuola superiore di secondo grado. Inoltre abbiamo avuto l’opportunità di utilizzare un programma di modellizzazione come Stella, cosa del tutto sconosciuta all’ambiente della scuola superiore. In conclusione, se la Summer School voleva essere un ponte tra scuola ed impresa, l’obiettivo è stato raggiunto”.

Se la collaborazione fra impresa e mondo della ricerca, almeno a certi livelli come quello di Ducati, è già in atto e dà i suoi frutti, un’altra cosa è certa dopo questa esperienza: il mondo della scuola, dell’impresa e dell’università non possono più fare vita separata. È troppo grande l’arricchimento che viene dalla loro collaborazione, ma soprattutto è troppo importante il bene che ne viene per l’educazione dei giovani e delle future generazioni.

 

Federico Corni, docente di Didattica e storia della fisica, Università di Modena e Reggio Emilia

Giovanni Savino, Università di Firenze

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