SCUOLA/ Realismo o criteri contabili nella scelta del personale?

- Gianni Mereghetti

Il Ministero dell’Istruzione, denuncia GIANNI MEREGHETTI, non tiene conto del bisogno attuale di docenti, ma stabilisce che essi devono corrispondere come numero a quelli dello scorso anno

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Foto: Imagoeconomica

“A decorrere dall’anno scolastico 2012/2013 le dotazioni organiche del personale docente, educativo ed ATA della scuola non devono superare la consistenza delle relative dotazioni organiche dello stesso personale determinata nell’anno scolastico 2011/2012 in applicazione dell’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133, assicurando in ogni caso, in ragione di anno, la quota delle economie lorde di spesa che devono derivare per il bilancio dello Stato, a decorrere dall’anno 2012, ai sensi del combinato disposto di cui ai commi 6 e 9 dell’articolo 64 citato”.
Questo si decide al Ministero dell’Istruzione, e questo evidenzia che il criterio di gestione del personale non è la realtà, ma è un puro criterio contabile. Non si va a guardare che tipo di esigenze vi siano, che tipo di richieste si determinino, quanti classi si formino e quindi di quanti docenti si abbia bisogno, ma si stabilisce che l’anno prossimo debba essere come quest’anno che si sta per aprire.
E’ questa scelta di gestione delle dotazioni organiche un’ulteriore chiusura di possibilità che il ministro Gelmini decide contro i giovani. La situazione si chiarisce purtroppo sempre di più, il ministro ha ceduto al potere sindacale assumendo 30308 docenti e 36000 Ata e poi ha chiuso i cancelli, tutti gli altri resteranno fuori!
Questo modo di procedere è assurdo, anche in tempo di crisi, e dimostra una incapacità a gestire le finanze dello stato. Si blocca lo sviluppo della scuola, si decide a priori che non debbano esserci nuove esigenze, si stabilisce che la scuola del domani si debba appiattire a quello che c’è oggi. Una scelta che semplicemente va contro la realtà!
Quanto deciso al Ministero della Pubblica Istruzione obbedisce ad un criterio statalista, lo stato centrale fa i conti e decide che la realtà non debba crescere, che non ci debbano essere nuove esigenze, di fatto si decide che non debba esserci sviluppo.
Non è detto che ci possano essere nuove esigenze di personale, potrebbe anche essere che l’anno prossimo ce ne siano di meno, ciò che preoccupa è che il ministro dell’istruzione stabilisca a priori come deve essere la realtà e lo faccia in funzione di una contabilità. Un ministro invece dovrebbe usare le risorse economiche per rispondere alle esigenze che emergono e non decidere che non ne debbano emergere di nuove.
    

Anche questa nota, una delle tante che sta producendo l’amministrazione in questo mese d’agosto, dimostra che il ministro Gelmini vuole chiudere le porte della scuola ai giovani. Un grave errore questo, e non perché meccanicamente i giovani siano il meglio per la scuola, ma semplicemente perché oggi vi sono tanti giovani che vorrebbero insegnare e lo vorrebbero fare per una scelta ideale. Questo è un dato interessante, infatti che ci siano giovani che per passione vogliano salire in cattedra è per il mondo della scuola una possibilità di novità eccezionale.
Un ministero dovrebbe guardare a questo dato in modo positivo e non come si sta facendo oggi impegnarsi a scoraggiare l’ingresso nella scuola. C’è da augurarsi che il ministro Gelmini faccia presto inversione di marcia, e che cominci a gestire le risorse che ha, pur limitate, per il bene della scuola, piegandosi alle sue esigenze, favorendo uno sviluppo.

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