SCUOLA/ Di Menna (Uil): la vera “partita” dei prof è quella del contratto

Contratti, anzianità, ruolo dei sindacati. L’impiegatizzazione? Nasce dall’abbassamento delle retribuzioni. MASSIMO DI MENNA (Uil) risponde alla lettera aperta di Fabrizio Foschi (Diesse)

08.11.2012 - Massimo Di Menna
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Precari scuola (Infophoto2)

L’intervento del Governo sulla scuola ha determinato non solo la protesta sindacale, ma una vera sollevazione da parte degli insegnanti che si sono sentiti offesi per come il Governo stesso considera una professione così importante e delicata. Le modalità della protesta sono state tante e varie, ma tutte con un filo comune: affermare l’orgoglio di un impegno utile al nostro Paese che non vive certo un momento eticamente e politicamente positivo.

No, il Governo e in particolare il ministro dell’Istruzione non dovevano portare alla scuola anche questo vulnus. Chi paga i danni in termini di effetti sulla scuola, determinati da tanti giorni di proteste? A noi, al sindacato compete il compito di rappresentare tale disagio e di fare tutto il possibile per trovare concretamente le soluzioni. In questo ambito va letta la mobilitazione che abbiamo promosso, di cui lo sciopero è una parte. Non stiamo semplicemente preparando uno sciopero, ma stiamo con il fiato sul collo sulle forze politiche, in particolare Pd, Pdl, Udc, perché in parlamento cambino la legge, eliminando la norma sulla scuola.

Al momento tutti ci danno ragione, perchè nessuno di buon senso può dire che l’Italia si può permettere gli insegnanti con lo stipendio più basso ed il numero di ore di insegnamento più alto tra i Paesi europei. Le dichiarazioni non sono sufficienti. Si è ingenerato un eccessivo ottimismo; la questione ad oggi non è risolta. La commissione Cultura della Camera ha espresso un parere non risolutivo perché il Governo continua a porre un problema di copertura finanziaria. Tale copertura riguarda i 180 milioni di euro previsti dalla “spending” e quindi già votati dal Parlamento.

Il ministro Profumo avrebbe dovuto impegnarsi su questo anziché inventarsi una sorta di tesoretto di 700 milioni di euro per il 2014 da coprire con i risparmi previsti dai minori stipendi da pagare con l’obbligatorietà di passare da 18 a 24 ore di insegnamento senza retribuzione. Un bel pasticcio da cui si deve uscire riportando il tutto alla copertura dei 180 milioni di euro, senza toccare contratto e retribuzione, nonché spese di funzionamento. La commissione Bilancio, con cui stiamo interloquendo, deve presentare il nuovo testo in aula, con il parere favorevole del Governo, la settimana prossima. La questione si deve risolvere in questi giorni. Per questo continua la nostra mobilitazione. Non stiamo affatto tranquilli.

Analogamente il Governo deve mantenere l’impegno preso dal ministro Profumo a giugno sull’atto di indirizzo all’Aran per risolvere la questione scatti di anzianità. Su questo non stiamo chiedendo altri soldi perché opereremo con quelli già disponibili, quindi non riusciamo a comprendere le ragioni del ritardo.

In merito ad una nuova stagione che punti ad un vero riconoscimento dell’impegno, della professionalità, della qualità del lavoro, della valutazione anche in riferimento agli standard dei livelli di apprendimento, è proprio quello che vorremmo. Purtroppo ormai assistiamo ad una serie di interventi che di fatto riducono una questione vitale per la qualità della nostra scuola a questione convegnistica di cui gli insegnanti prima di noi sono stufi. Il governo continua a bloccare contratto e retribuzione. Risorse finanziarie per sostenere la professionalità non vengono neanche ipotizzate. Quindi semplicemente la questione non è al momento all’ordine del giorno. Servirebbe un Governo e una politica economica che puntino sulla qualificazione della spesa pubblica, spostando risorse da sprechi e prebende ormai fuori del tempo e dell’Europa a favore della istruzione: occorrerebbe rispondere alle domande poste dalla Commissione europea al momento in cui nasceva il Governo tecnico. Ciò che non è stato fatto e che ormai toccherà al Governo che uscirà dalle elezioni. 

Se ci saranno queste condizioni la Uil Scuola si presenterà preparata, perché dopo 12 anni di scuola dell’autonomia tante scuole e tanti insegnanti hanno di fatto praticato esperienze molto significative di articolazione della funzione docente, dalla ricerca didattica, al tutoraggio, alla formazione in servizio, al coordinamento dei processi innovativi. La scuola reale è molto avanti; sarebbe sufficiente una forte scossa di sburocratizzazione. In questo ambito, a livello di reti di scuola, si possono prevedere attività che rappresentino una vera carriera che non prefiguri il far altro dall’insegnamento, ma al contrario l’esaltazione della specificità che risiede nella didattica e nel partecipare al processo educativo, essenza della funzione docente. Tutto ciò si può realizzare al meglio per via contrattuale, perché rappresenta uno strumento flessibile. 

Su questo non vedo cosa c’entri la separazione della aree contrattuali tra docenti e Ata. Già oggi il contratto è impostato su due distinte aree perché profondamente diversi sono i profili professionali. Si possono maggiormente distinguere le aree, ma un intreccio di rappresentanza contrattuale può favorire la soluzione di problemi che attengono al buon funzionamento della scuola. Su questo aspetto si è fatta molta confusione e troppa propaganda. Non è qui che nasce la così detta impiegatizzazione, ma nell’abbassamento delle retribuzioni. Chi impedisce di destinare risorse specifiche per l’area docente finalizzate al riconoscimento e alla valorizzazione professionale? Lo dico per convinzione ed esperienza, la soluzione è in capo a come il governo vuole riconoscere tale funzione.

Anche la questione anzianità va certo affrontata, ma in modo laico. Senza pregiudizi; le differenze retributive con altri Paesi europei addirittura con il tempo si allargano. Insomma, c’è materia di cui discutere, ma francamente vorrei discuterne per contribuire a soluzioni concrete che gli insegnanti italiani meritano, non in modo convegnistico in quanto la scelta attuale del Governo è semplice: blocco del contratto e delle retribuzioni.



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