SCUOLA/ Il prof: il concorso e i sogni infranti su quel 34

- Marco Ferrari

E’ cominciato lunedì mattina, dopo 13 anni di assenza, il maxiconcorso per gli insegnanti indetto dal ministro Profumo. MARCO FERRARI non ce l’ha fatta per un soffio

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

CONCORSO. Me l’aveva detto: “Lascia perdere le domande d’inglese e informatica, ché continui a sbagliarle”. Da venerdì sera scorso questo ritornello tornava costantemente nel nostro salotto di casa. Per tre giorni mia moglie mi ha sostenuto con suggerimenti e consigli su come affrontare problemi di logica, insiemistica, serie numeriche, grammatica inglese e informatica. E dev’essersi divertita parecchio. Ma andiamo con ordine.

Come molti altri – colleghi insegnanti di scuola paritaria, precari di tutta Italia, aspiranti insegnanti di ogni ordine e grado – da almeno tre mesi attendevo con grandi aspettative questo test preselettivo per il concorso a cattedre, con in palio il miraggio del “posto fisso” nella scuola di Stato. Sapevo di far parte di un esercito di 320mila colleghi in lizza per una manciata di cattedre; aspirare allo stipendio della scuola statale, superiore a quello delle paritarie, aveva e ha dalla sua solide ragioni.

Per prima cosa ho fatto molta fatica a mettere insieme i documenti necessari – tra le mie scartoffie e  le numerose telefonate alla segreteria della mia vecchia università – e ancor più per gestire il modulo di iscrizione online, fatto di vecchi, nuovi e medi ordinamenti, tanto da pensare che già riuscire a iscriversi al concorsone si poteva considerare una vittoria.

Poi la cosa è caduta nel dimenticatoio, tra verifiche da correggere, lezioni da preparare, Open day della scuola, preoccupazioni quotidiane; tutto in sospeso, il concorsone, almeno fino all’altro ieri. Due colleghi premurosi a metà settimana mi avevano passato il pdf con le domande e le risposte giuste, ma io mi dicevo: “farò tutto nel week end, dai, andrà bene”.

Ed eccomi, ieri mattina, alle 8.30, davanti all’istituto De Amicis di Roma, con la mia carta d’identità in mano, teso e ansioso di tornare al tran tran di tutti i giorni. Prima di entrare due giornalisti del Sole 24 Ore mi chiedono cosa pensassi dei quiz: “18 quesiti di logica, altri 18 di serie numeriche e insiemistica, 7 di informatica e 7 di inglese, per un totale di 50 quesiti con risposta unica tra 4 alternative. Ogni errore vale -0,5! Passi solo se ne fai almeno 35 corrette. Che volete che vi dica, insegno storia e filosofia! Per me tutto questo ha il sapore di un illusione collettiva!”.

Entro nell’istituto, ci accolgono, rifanno l’appello anche all’interno: già in quattro su 21 non si sono presentati. Poi ci mettono a sedere ciascuno davanti al suo pc. Il mio funziona lento, e così mi spostano. Inserisco i miei dati e comincio la prova. I quesiti sono più difficili di quelli fatti a casa con il terribile “esercitatore” targato Profumo. Quelli che non mi vengono immediatamente li rimando alla fine, “tanto si può tornare a rivederli prima che finisca il tempo”. Alcuni mi sembrano facili, altri mi costringono a contare, a fare disegni e ricavare proporzioni, a ricontare le lettere dell’alfabeto e a leggere grafici mai visti prima… e intanto guardi il timer che scende. 

Mancano dieci minuti ed ho ancora dieci risposte lasciate indietro. “Dovrei farcela!” penso tra me e me, considerando che avevo già completato 40 quesiti. Corro a quelli di inglese: “as now o as far,suitable o adapted…?”. Alla fine compio il gravissimo errore e clicco qua e là nella speranza di aumentare il mio punteggio. Finisce il tempo. Arriva il tecnico di laboratorio che con la sua chiavetta chiude la mia prova e dopo pochi secondi ecco sullo schermo comparire il risultato: “Non ammesso. 37 risposte corrette, 7 senza risposta, 6 errori, totale 34…”. Su quel 34 si è infranto il sogno del posto fisso, dei recuperi e delle ore di supplenza pagate, e la mente è tornata subito alle verifiche da correggere, ai miei colleghi e ai miei alunni. Per loro vale la pena. 

Per i pochi che invece oggi hanno passato il test preselettivo rimane il dubbio, il dubbio atroce che tutte le prove superate con successo rimangano nei database informatici, visto che a nessuno è stato rilasciato un pezzo di carta; per loro rimane il dubbio e la fatica di uno scritto e di un orale da fare per una manciata di posti che il prossimo governo potrebbe anche cancellare. Ne vale la pena?

Se volete un consiglio, cari amici del concorsone, lasciate perdere le domande di inglese e di informatica!

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