SCUOLA/ Biondi (Miur): una “sigla” cambierà la scuola

- La Redazione

Dopo Valorizza e VSQ, ora è la volta di VALeS, il nuovo progetto del Miur di valutazione esterna di scuole e dirigenti. Parla GIOVANNI BIONDI, capo dipartimento programmazione del Miur

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Foto Imagoeconomica

È stata l’Europa, nel periodo più buio della crisi di governo dello scorso dicembre, a spingere l’acceleratore sul tema della valutazione di docenti e scuole. Così ieri, durante il question time alla Camera, il ministro Profumo è tornato a ribadire l’impegno del governo a riformare la valutazione del sistema scolastico. L’ultima novità si chiama VALeS, valutazione e sviluppo scuola, un progetto che prevede la valutazione esterna delle scuole e, per la prima volta, dei dirigenti. Che la valutazione di una scuola – e della sua dirigenza – venga fatta dall’esterno, mediante nuclei di valutazione abilitati e introducendo criteri di valutazione del merito basati su standard misurabili, è per la scuola italiana certamente un elemento di novità. Il progetto sperimentale, di durata triennale, viene dopo che il progetto Valorizza sembra aver imboccato un binario morto e dopo che l’altro tentativo di premiare la qualità introducendo meccanismi di premio – il progetto VSQ, valutazione per lo sviluppo della qualità delle scuole, che resta formalmente aperto – ha dato al Miur elementi ulteriori per affinare la mira. Sarà la volta buona? Di VALeS, IlSussidiario.net ha parlato con Giovanni Biondi, direttore del dipartimento programmazione e gestione delle risorse umane del Miur.

Giovanni Biondi, dopo il progetto di valutazione VSQ ora è la volta di VALeS.

VALeS intende raccogliere tutte le indicazioni che sono emerse nella prima parte di sperimentazione di VSQ, fatta con oltre 77 scuole di tre regioni italiane, e ne rappresenta in un certo qual modo una evoluzione ulteriore. I dati di VSQ sono serviti per mettere a punto il nuovo progetto.

Quali sarebbero i punti contatto tra VSQ e VALeS?

Il primo elemento è la convinzione che non possiamo valutare le scuole senza valutare i presidi. Il secondo segna una discontinuità rispetto a VSQ: là si prevedeva una premialità per le scuole che ottenevano i risultati migliori, ma questo sì è rivelato un elemento di turbolenza, nel senso che ha finito per generare più rumore che vantaggi e per questo lo abbiamo abbandonato, inserendo un tipo di finanziamento inverso rispetto alla difficoltà delle scuole: quelle che hanno maggiori difficoltà saranno aiutate di più. Il terzo elemento non è legato a VSQ ma fa perno sul progetto Scuola in Chiaro. Poiché questo intende essere anche uno strumento dell’accountability della scuola, i risultati delle scuole che parteciperanno a VALeS andranno su Scuola in Chiaro.

Vediamo più da vicino la filosofia di VALeS. Ha due pilastri, scuole e dirigenti. Dove sta la peculiarità di questa scelta?

La valutazione delle scuole è esterna, operata mediante una serie di indicatori complessi che hanno lo scopo di restituirne una «radiografia» della singola scuola da diversi punti di vista. La convinzione è che la scuola non è solo apprendimento – i cui risultati naturalmente sono imprescindibili e fondamentali –, ma anche ambiente di lavoro, innovazione, didattica. Avendo a che fare con una realtà complessa, il modo per sbagliare di meno è quello di moltiplicare i punti di vista.

E per quanto riguarda i dirigenti scolastici?

Quando ad un preside viene affidata una scuola dal dirigente regionale, con essa gli sono congiuntamente affidati anche determinati obiettivi da raggiungere, strettamente collegati alla scuola dove il dirigente andrà ad operare. Di conseguenza la valutazione del dirigente può esser fatta solo «in situazione», non sulla base di criteri astratti. A regime dunque, quando il direttore scolastico darà al preside un incarico, gli affiderà una scuola di cui si conoscono in profondità le caratteristiche, i punti deboli, i punti di forza, e gli obiettivi che il preside può (deve) raggiungere in base al carattere originale di quella scuola.

Quando si parla di valutazione ci sono sempre due elementi essenziali: criteri e valutatori. Per quanto riguarda questi ultimi?

Ogni commissione di valutazione dovrebbe essere costituita da una équipe di valutazione guidata da un ispettore. Il problema, come è noto, è che in questo momento gli ispettori scarseggiano. Ne sono rimasti davvero pochi e occorrerà senz’altro procedere ad un reclutamento per far fronte agli impegni del progetto. L’équipe di valutazione prevede, accanto all’ispettore, altre due persone. Un esperto di scuola, indipendente – perché il preside della scuola accanto a quella da valutare, per ovvie ragioni, non può fare il suo valutatore; e un esterno, esperto in valutazione di sistemi complessi, eventualmente anche di tipo aziendale. Per garantire al meglio il risultato, i valutatori dovranno essere personale abilitato e certificato. La nostra idea è che sia l’Invalsi a gestire l’albo del valutatori.

A proposito di Invalsi. Che parte giocheranno i dati delle rilevazioni?

Forniranno il valore aggiunto contestualizzato per la valutazione degli apprendimenti. Però questo, nell’economia del progetto, dà solo un 30 per cento della valutazione. Innanzitutto, in questo momento disponiamo solo dei dati di italiano e matematica, mancano quelli di altre discipline importanti ma inesplorate, come lingue straniere e scienze. Questi dati non possono però essere tutto, perché la scuola è un sistema sociale in cui giocano l’organizzazione del lavoro, il rapporto con in genitori, la formazione del personale. Solo questo mosaico può costituire il punto di partenza per un realistico piano di miglioramento della singola scuola.

L’Ocse avrà un ruolo?

Con l’Ocse stiamo firmando un protocollo di intesa che prevede in qualche modo una validazione, da parte dell’istituto di Parigi, dei processi che stiamo mettendo in piedi.

Ma quale sarà l’uso di tutti dati raccolti?

Quello che ora ci interessa, più che i dati, sono le metodologie, gli strumenti, i protocolli da impiegare – per esempio – nelle visite valutative. Protocolli che devono essere testati in modo rigoroso se vogliamo che funzionino in modo efficace.

La scuola non è fatta solo di dirigenti, ma anche di docenti. Anzi, alle famiglie interessano assai più questi ultimi che non il preside. I docenti chi li valuta?

In questo momento la valutazione dei docenti è delegata al progetto sperimentale Valorizza che però è fermo, perché si sta discutendo come portarlo avanti. È chiaro che la carriera di un docente non può essere collettiva, può attenere solo la sfera strettamente individuale…

Appunto. Quel progetto, però, è in stand-by. Non può dirci nulla sulle sue sorti?

Si prevedeva una premialità rappresentata da una mensilità aggiuntiva, ma per poter dare questa mensilità occorre la firma di un accordo tecnico con i sindacati che ancora non è stato raggiunto. In mancanza di questo, non possiamo procedere. Con VALeS però tutte le sigle sindacali si sono dimostrate disponibili e più di 80 scuole hanno già aderito al progetto.

Altre difficoltà?

Fare i conti con le risorse e col fatto che non abbiamo in Italia valutatori formati – o almeno non ne abbiamo in numero tale da poter affrontare grandi quantità di scuole da esaminare. Se consideriamo l’ipotesi che una équipe seguirà in media cinque scuole, e prendiamo le 300 scuole del progetto, abbiamo un’idea più chiara delle difficoltà. Siamo però convinti di aver iniziato un lavoro di alto potenziale in termini di sviluppi futuri.



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