SCUOLA/ Cronaca di una prova Invalsi tra strategie, sabotaggi e protocolli

- Franco Tornaghi

Cosa può accadere in una scuola prima, durante e dopo le prove Invalsi? Adempimenti, rinvii, sorprese, proteste. Il commento di un responsabile della valutazione, FRANCO TORNAGHI

dati_numeri_graficoR400
Foto: Fotolia

Sono uno dei tanti “responsabili della valutazione” in una scuola secondaria di II grado. Ovviamente sono stato coinvolto – e lo sono tuttora – nella rilevazione Invalsi. Ogni esperienza è particolare, ma forse vale la pena, anche ai non addetti ai lavori, sapere cosa vuol dire affrontare una tale prova dal punto di vista “pratico”.

A novembre ho comunicato al Collegio docenti la data della rilevazione per le 15 seconde del nostro Istituto e l’ho fatto scrivere in una circolare: 8 maggio 2012. Lo scopo era evitare che nella stessa data si fissassero giornate sportive, impegni vari, verifiche. Non che un docente debba ricordarsi da novembre a maggio, ovviamente, ma almeno io posso rispondere, col sorriso, “guarda mi spiace, ma come dice la circolare, era già stato comunicato, quindi mi sa che devi spostare la data tu, non potendo chiedere io lo spostamento a livello nazionale…”). La strategia è perfetta. Peccato che un mesetto prima arriva dall’Invalsi il contrordine compagni: ci sono le amministrative, si sposta la prova al 15 maggio. Panico: sicuramente qualche seconda ha già qualche altro impegno. Provvedo a testare il terreno e sto per chiedere una nuova circolare. Per fortuna talvolta la lentezza organizzativa aiuta: infatti dopo pochi giorni arriva un altro messaggio dall’Invalsi: non il 15 maggio, ma il 16 maggio. Perché? Boh, ma adeguatevi. A me va molto bene: proprio nel precedente collegio avevamo spostato la Giornata sportiva del biennio, fissata da novembre, dal 15 al 23 maggio… A questo punto la Circolare blocca il 16 maggio per le prove Invalsi.

Giro allora per tutte le seconde, spiegando agli studenti cosa sono le prove e rispondendo alle loro domande. È importante creare un clima di corretta informazione e non rinuncio mai ad impegnare un 2-3 ore per questo lavoro.

Una delle consolazioni è che quest’anno non siamo scuola campione, quindi non dovremo gestire anche due osservatori esterni, con correzione obbligatoria pomeridiana e precettazione di due docenti di italiano e matematica per valutare la correttezza delle risposte aperte.

Contestazioni particolari da parte dei docenti non ne sentivo, anche se il clima era sempre di velata diffidenza, ma un mese prima del 16 maggio trovo nella Conference dei docenti dell’Istituto una mail con queste delicate affermazioni:

“…In Italia, approfittando della crisi e accampando la scusa delle richieste europee, sia il governo Berlusconi che il governo Monti hanno deciso di smantellare un sistema scolastico giudicato oneroso perché pensato per accogliere tutti e offrire a tutti i giovani opportunità di incontro e di crescita, e sancire l’espulsione dalla scuola di proletari, sottoproletari, immigrati, diversamente abili o di relegarli in strutture poco costose, deprivate di cure … Di questa operazione i test Invalsi sono il necessario compendio… Alcuni suggerimenti pratici, che possono essere adottati a tale scopo:  lavoratori:

Dichiararsi indisponibili alla somministrazione, alla correzione e alla gestione amministrativa delle prove: attività ordinaria non vuol dire necessariamente obbligatoria…

Durante la somministrazione delle prove comunicare agli studenti le risposte esatte, permettere che possano copiare oppure eseguire con loro le prove,

Durante la correzione fare in modo che per tutte le prove risulti la stessa valutazione;

genitori e studenti:

Rifiutare la compilazione della scheda con dati sensibili

Non andare/non mandare i figli a scuola il giorno delle prove”.

La firma era “Area programmatica – La Cgil che vogliamo nella Flc Milano”.

Mando una mail al responsabile Cgil della mia scuola – stravincitore alle recenti elezioni per l’Rsu − chiedendo lumi e risponde che la posizione della Cgil a livello nazionale non è quella. 

Moderatamente soddisfatto mi avvio a gestire la somministrazione di quest’anno. A una settimana dalla somministrazione mi giunge una telefonata dall’Usr “Vi hanno già avvisato, vero, che siete diventati scuola campione?” “No”. “A noi l’hanno già comunicato. Vi giro i nomi degli osservatori…”.

Risparmio altri particolari e le difficoltà di rispettare il protocollo (6 persone a incollare etichette in presidenza dalle 7.50 alle 9.00, per permettere di iniziare la somministrazione in modo da rispettare i tempi assegnati e prima che i ragazzi finissero la scuola), ma segnalo che tutto è andato bene e i ragazzi hanno risposto in gran parte seriamente.

Da mercoledì pomeriggio ad oggi ho utilizzato più di 100 ore per la tabulazione delle risposte, con una decina di docenti che si alternano a dettare e barrare quadratini. A casa probabilmente qualcuno proseguirà anche di notte con incubi popolati da stringhe composte da lunghe sequenze del tipo “A B B A 0 0 1 Sì No No Sì A Presente Non Presente B D D …”

Finita la tabulazione ho fotocopiato i fogli risposta. Spedirò tutto all’Invalsi e tirerò un respiro di sollievo: tutto è finito.

E invece spero di no. Proprio adesso bisognerebbe iniziare un lavoro approfondito. Io restituirò ai singoli docenti i fascicoli compilati dai propri alunni. Suggerirò loro di riguardarli subito, giacché si ricordino quanto fatto e di darne un primo giudizio. A settembre-ottobre ci sono stati promessi i risultati da parte dell’Invalsi. Quest’anno sono arrivati però nelle vacanze di Natale. Ma se davvero arrivassero a settembre, la loro presentazione sarebbe preziosa per ricalibrare i programmi preventivi, potendo tenere in considerazione come si situano le singole classi rispetto a vari riferimenti e, soprattutto, nei singoli “filoni” delle materie. Posso garantire che quando presento i risultati i miei colleghi sono tutti interessati a capire non solo come è andata la propria classe, ma, ad esempio, se si eccelle in geometria e si è sotto la media nazionale in statistica o viceversa.

So di altre scuole che hanno avuto problemi, ma non mi stupisco. Sono convinto che una corretta informazione potrebbe fugare i dubbi di molti in buona fede. Invece con le persone che ideologicamente si schierano “contro” c’è poco da fare: liberi loro di essere contrari, ma rispettino gli altri e propongano qualcosa di costruttivo e valido ai fini di rendere possibile una valutazione esterna che possa aiutare l’autovalutazione di ogni scuola.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori