SCUOLA/ Le nuove indicazioni nazionali? Un copia-incolla mal riuscito

- Giuliana Sandrone

Il passaggio dalle Indicazioni Moratti (20004) alle Indicazioni Fioroni (2007) e all’ultima bozza, annovera imbarazzanti peggioramenti sui concetti più importanti. GIULIANA SANDRONE

fioroni_grigioR400
Giuseppe Fioroni

Nel 2009, nelle intenzioni dell’allora ministro Gelmini, l’operazione che ha ora prodotto le Bozze di Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione del 30 maggio 2012 avrebbe dovuto essere “l’armonizzazione” di due precedenti norme: le Indicazioni Moratti (59/04) e le Indicazioni Fioroni (DM 31.07.07).

Impegnativa, ma sfidante, la prospettiva di una sintesi positiva tra due norme così diverse. Se si fosse avuta ben chiara e precisa la memoria delle specificità culturali e pedagogiche di entrambe le precedenti versioni e, soprattutto, non si fosse confusa la semplificazione dei problemi con il loro riduzionismo occasionale, non era operazione difficile. Invece. 

1. Il decreto legislativo 59/04 immaginava un primo ciclo collocato all’interno di un sistema di istruzione e formazione interamente ripensato dal combinato disposto dal nuovo Titolo V della Costituzione e dalla legge delega 53/03: la persona dello studente al centro dell’azione educativa che le scuole autonome avrebbero progettato per lui, nel rispetto delle norme generali dettate dallo Stato, coinvolgendo famiglie, territorio, istituzioni, mondo produttivo, … in una parola la Repubblica. Lo scopo istituzionale della scuola si realizzava, dunque, nella libertà e nella responsabilità di concretizzare, sulla base del Pof, piani di studio personalizzati che superassero la  logica uniformizzante del curricolo da seconda metà del novecento e che avrebbero utilizzato come mezzo insostituibile per costituirsi il sapere disciplinare e il suo insegnamento. Il fine restava sempre quello di favorire lo sviluppo delle diverse potenzialità (cognitive, manuali, creative, fisiche, …) di ciascun allievo e la loro trasformazione in quelle competenze personali che lo Stato avrebbe dovuto definire per il termine del primo ciclo. Un costruendo sistema di valutazione esterno avrebbe chiesto precisa rendicontazione dell’autonoma organizzazione di ciascuna scuola e dei risultati raggiunti. Che si trattasse di un’ipotesi troppo ardita e precoce rispetto al “sentire” comune, abbiamo visto tutti e poco ci confortano i tardivi rimpianti di molti. La realtà è stata quella che conosciamo e, si spera, ricordiamo. 

2. Le Indicazioni emanate dal ministro Fioroni nel 2007 assumevano il non esplicito ma evidente compito di coniugare alcuni aspetti del decreto legislativo 59/04, ritenuti “possibili” e non troppo destabilizzanti, con le parole d’ordine che alcune forze politiche, sindacati e burocrati avevano invece imposto a custodia dell’esistente: uniformità dei percorsi di insegnamento (via opzionalità e piani di studio personalizzati), assenza di qualsiasi sviluppo professionale dei docenti (via il docente tutor), ridimensionamento della valutazione esterna di sistema. Esse, tuttavia, mantennero saldamente al centro del processo educativo la persona dell’allievo. Collocandola, però, all’interno di un processo pervasivo di cambiamenti culturali e sociali la cui cifra identitaria erano le categorie della complessità e della globalizzazione, e temendo la frammentazione dei percorsi educativi, rilanciarono in modo nuovo la teoria e la pratica del curricolo. Ma si guardarono bene dal solo far sospettare che la persona fosse per il curricolo: doveva essere il contrario. Anche per questo mantennero come centrale la categoria della competenza.

Le Bozze del 30 maggio 2012, purtroppo, sembrano redatte senza adeguata memoria dei problemi posti nelle due versioni precedenti. Niente di male per la versione del 2004. Troppo lontana per i tempi amnestici e le reazioni televisive di oggi. Ma anche la versione del 2007 è stata sottoposta ad amputazioni ed elementarizzazioni dei problemi a cui non sarebbe male, per la stessa dignità del documento finale che bisognerà redigere, porre mano. 

Come si può, ad esempio, dare l’illusione di recuperare il concetto di Profilo educativo, culturale e professionale del 2004 proponendo un anoressico Profilo dello studente che, dopo poche righe, diventa incautamente e senza imbarazzi il Profilo delle competenze scolastiche? 

Come si può, d’altra parte, fare un tutt’uno tra l’idea di competenza del 2004, quella del 2007 e quella delle competenze chiave europee, come si trattasse dello stesso concetto e fossero tutte allo stesso livello funzionale, epistemologico e metodologico? 

Come poi riproporre nel 2012, dopo le Indicazioni del 2004 e del 2007, un concetto di curricolo che evoca senza obliquità l’antico imbuto di Norimberga, contenitore che i ragazzi devono accogliere solo perché redatto dalla scuola o, meglio, dai docenti in nome della loro autonomia (e quella dei ragazzi, delle famiglie, del territorio)? 

Come si può aver impoverito in maniera così visibile la qualità epistemologica, culturale e anche pedagogica delle Indicazioni disciplinari del 2007? 

Alcune osservazioni finali. a) È imbarazzante il silenzio che le Bozze del 30 maggio 2012 calano, nella prima parte, sulla parola “persona”. L’espressione resta solo nella seconda parte, di fatto un residuo del taglia e incolla condotto sulle Indicazioni di Fioroni. b) Non meno imbarazzante è l’affermazione sulla “centralità del soggetto che apprende”, dove, però, è chiarissimo il complemento oggetto della frase: cioè il curricolo predisposto dall’istituzione scolastica. Ma il curricolo è un mezzo o un fine? c) Non meno imbarazzante è l’identità, candidamente affermata,  del curricolo di Istituto con l’“espressione della libertà di insegnamento”, quasi che questo tema per noi così storico si coniugi oggi solo sul collettivo formalizzato (il curricolo di scuola, appunto), non anche o più sugli spazi di libertà culturale, pedagogica e metodologica personali che poi diventano anche istituzionali; d) C’è, infine, da aspettarsi che chi criticava negli anni scorsi le Indicazioni perché non sottolineavano a sufficienza temi come quelli dell’evoluzionismo, del problema di genere, della letteratura giovanile, della educazione civica nelle forme trasversali e singolari che doveva assumere nei processi educativi, dell’educazione ambientale, alimentare, per la sicurezza ecc. adesso rimoltiplichi le proprie critiche; o forse tutti questi critici militanti si sono stancati e sono passati nelle retrovie, rassegnati a tutto quanto passa, oggi, il convento. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori