SCUOLA/ Stellacci (Miur): il nuovo Regolamento premia l’autonomia delle scuole

Cosa rappresenta il nuovo Regolamento del Sistema nazionale di valutazione? Una grande occasione per la scuola dell’autonomia. Ma con alcune incognite. Il punto di LUCREZIA STELLACCI (Miur)

13.03.2013 - int. Lucrezia Stellacci
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Immagine di archivio

«Modifiche non sostanziali rispetto alla versione entrata in Consiglio dei ministri venerdì scorso. Con, in più, i prevedibili rilievi del Mef onde evitare che si possano forare o eccedere i budget previsti per l’istruzione». Così Lucrezia Stellacci, direttore generale del Miur per l’Istruzione, a proposito del nuovo Regolamento sul Sistema nazionale di valutazione. «La cosa importante è che ora la scuola ha finalmente a disposizione un timone per orientarsi».

Secondo lei dunque la versione definitiva non presenta differenze sostanziali.
Nella prima versione ci eravamo molto più dilungati nel rappresentare le funzioni dell’Indire e della conferenza nazionale dei tre organi preposti, Invalsi, Indire e contingente ispettivo. Il Consiglio di Stato ha di fatto suggerito di essere più essenziali nella definizione di questi compiti, che avrebbero potuto trovare uno svolgimento più compiuto in adempimenti successivi.

Sulla stampa il Regolamento ha avuto valutazioni discordanti. Colpo di mano da parte di un governo che dovrebbe limitarsi a gestire gli affari correnti? O punto d’arrivo di un processo?
Opto per la seconda ipotesi: è il coronamento di un lungo percorso iniziato ormai molti anni fa, con la legge 286/2004, quando si cercò di porre ordine nell’Invalsi e si cominciò a ipotizzare un vero e proprio sistema nazionale di valutazione. In quell’occasione si fece comprensibilmente solo un riordino delle funzioni dell’Invalsi, in ordine alla valutazione degli apprendimenti degli studenti. Fatto questo, all’autonomia manca ancora un pezzo.

Cioè?
Non è possibile parlare di autonomia scolastica e non dare alle scuole uno strumento per capire a che punto sono e dove possono arrivare. La scuola non può essere priva di un timone per programmarsi il futuro. Da questo punto di vista questo nuovo regolamento, facendo valere la delega al governo della legge 10/2011 (che convertiva in legge il dl 225/2010) raccoglie varie istanze le porta a compimento, mettendo capo ad un lungo processo di maturazione che è legittimo considerare unitariamente.

Il Regolamento dice che ogni tre anni il Miur dovrebbe indicare «le priorità strategiche della valutazione del sistema educativo di istruzione». Non è un’interferenza nella vita delle scuole?
Ma già esiste una direttiva in base alla quale, con periodicità almeno triennale (ma potrebbe essere anche annuale o biennale), il ministro stabilisce quali sono gli obiettivi ai quali vuole portare il sistema nazionale di istruzione e formazione. Ad esempio nella prossima direttiva, in presenza del nuovo Snv, il ministro potrebbe voler sapere quali sono le scuole che presentano gli indicatori di efficacia e di efficienza più bassi, e quelle invece che li hanno più alti. Oppure, in quali scuole gli studenti raggiungono determinati standard non solo nelle competenze dibase ma anche collaterali, come quelle linguistiche o informatiche.

Ebbene?

Noi oggi questo noi oggi non lo sappiamo: lo sappiamo per sentito dire, ma questo non basta per poter dire che una scuola è migliore di un’altra.

Secondo lei il grado attuale di autonomia delle scuole è rispondente agli scopi che si prefigge − o meglio, a quelli idealmente auspicati dal nuovo regolamento?
Secondo me sì. Tutti sparano sull’autonomia, dicono che non è mai partita, che è ingessata, che è sotto tutela, ma non non è così. Penso che l’autonomia di una scuola, ben intepretata, voglia dire la consapevolezza di inserirsi in un determinato territorio, la capacità di intercettare i suoi bisogni formativi e di progettare un’offerta formativa che possa rispondere a quei bisogni. Per me l’autonomia è questa. Ma senza valutazione ogni capacità progettuale è frustrata in partenza.

Capacità che sarà anche rendicontata.
Infatti, non dimentichiamolo. Ma la ratio del regolamento non è tanto quello di costringere le scuole a rendicontare; il fine essenziale è quello di mettere le scuole in condizione di conoscersi bene, di fare un identikit dei propri punti di criticità e di forza, e di poter progettare azioni di miglioramento. Un cruscotto di indicatori per poter essere consapevoli e responsabili.

Cosa può dirci della sperimentazione Vales in atto?
Non avremmo mai immaginato quanto le scuole stessero attendendo uno strumento come questo. Ci facciamo spesso bloccare da contrasti, dissensi, contestazioni dimenticando che gran parte delle scuole sa quali sono i problemi e vuole superarli. Io per prima ho potuto costatare la disponibilità e la volontà dei dirigenti scolastici e dei referenti della valutazione di conoscere gli strumenti offerti per iniziare un percorso di miglioramento.  È proprio vero che le scuole sono sempre più avanti di quello che l’amministrazione pensa. Vanno soltanto guidate con trasparenza, con chiarezza e certezza di tempi.

Le scuole della sperimentazione appartengono a tutto il territorio nazionale?
Sono 300 scuole del Vales − 200 del sud e 100 del nord −, alle quali si aggiungono le scuole che già stavano sperimentando il progetto Valorizza, altre messi in campo dall’ex ministro Gelmini e infine il grosso gruppo rappresentato dalle 850 scuole assegnate ai nuovi ds. Non ci sono le scuole della Lombardia perché i ds non sono stati ancora nominati a causa del blocco del concorso.

Uno dei componenti del progetto è il corpo ispettivo. Ma esiste un corpo di ispettori dedicato?
Questo effettivamente è un punto nero del quadro. Si sta espletando un concorso per dirigenti tecnici destinati a costituire il corpo ispettivo. Va avanti da cinque anni, siamo alle prove orali.

Un concorso?

Se n’è perduta la memoria perché è stato bandito addirittura sotto il ministro Fioroni, poi ci sono state modifiche della graduatoria  e della commissione, che ha cominciato ad operare dopo le prove preselettive nel 2008 e finalmente ora siamo alle battute finali. C’erano in palio 140 posti, hanno superato le prove scritte in un numero inferiore. Attendiamo di vedere quanti dirigenti tecnici riceveranno la nomina.

Quando è prevista la conclusione?
Credo che in questo mese si potranno finire le prove orali, poi ci sarà la valutazione dei titoli, le nomine, lo stop della Corte dei conti di un altro mese per le registrazioni. Senza dubbio entro maggio avremo il nuovo corpo ispettivo che andrà ad incrementare le file dei vecchi ispettori.

Cosa auspica?
Dispsiace che si parli di istruzione senza poter preventivare nemmeno un euro in più. È auspicabile che in futuro si possano gestire risorse così importanti con un po’ più di lungimiranza.



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