SCUOLA/ E’ necessario il terremoto per ricominciare da capo?

- Rossella Garuti

ROSSELLA GARUTI descrive la situazione di inizio scuole in uno dei paesi più terremotati dell’Emilia Romagna: Novi di Modena. Come e perché è stato possibile ricominciare

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Infophoto

Un anno fa, su queste stesse pagine descrivevo la situazione di inizio scuole in uno dei paesi più terremotati dell’Emilia Romagna: Novi di Modena. Siamo all’inizio di un nuovo anno scolastico e sembra impossibile che sia davvero passato un anno con tutto quello che abbiamo fatto e che stiamo ancora cercando di fare.

A novembre 2013 abbiamo inaugurato le due scuole, anzi i 4 plessi (primaria e secondaria di primo grado) di Novi e Rovereto s/Secchia: 40 classi, quasi mille alunni. In ogni aula è presente una Lim (lavagna interattiva multimediale) collegata a internet che abbiamo acquistato con le donazioni. Nessuno, nemmeno i docenti, ha voluto indietro la vecchia lavagna di ardesia che per precauzione avevo accatastato in un magazzino. Mancano laboratori, aule speciali per gli alunni disabili, le sale insegnanti della primaria e secondaria sono in comune (magari è un bene), mancano gli uffici della segreteria, però che meraviglia poter ricominciare in una scuola vera. In tutta la zona del cratere alla fine di novembre le scuole erano state tutte ricostruite, non sempre sono edifici definitivi, ma sono scuole a tutti gli effetti e quel che più conta sono antisismiche.

Il 15 dicembre scorso la grande festa di ringraziamento per tutti i donatori e le persone che ci sono state vicine ha visto la presenza di quasi 1500 persone. Le donazioni sono uno degli aspetti che più ci ha colpito in questo anno difficile. Scorrere la tabella dei donatori è come intravedere uno spaccato di questo Paese, generoso, creativo, amorevole, molto meglio di quanto appaia dai giornali e dalle televisioni. Ci sono state scuole del paese che hanno organizzato feste di finanziamento per noi, pensionati che hanno messo in piedi iniziative culinarie e non, per finanziare nostri progetti. Un mondo di associazionismo e di volontariato di cui non avevo contezza e che ci ha dato la spinta per andare avanti. In qualche modo la solidarietà che da tante parti ci è stata data è stata una maniera per uscire dalle nostre preoccupazioni, poiché il nostro pensiero era: non li possiamo deludere. La tabella delle donazioni è stata pubblicata sul sito della scuola e mensilmente aggiornata. Molti dei donatori sono venuti a trovarci e per la fine di giugno abbiamo preparato un dvd di ringraziamento, ma anche di rendicontazione dei progetti avviati e degli acquisti fatti. Anche questa è stata una richiesta esplicita di molti dei donatori: sapere come spendevamo il denaro che ci veniva dato, condividere con noi alcune scelte.

Una scuola tuttavia non vive di sole cose: aule, banchi, Lim, materiale didattico, ma vive soprattutto di progettualità e noi ci siamo dovuti reinventare, perché nel frattempo i bisogni erano cambiati. Nelle due frazioni tutti i luoghi pubblici come la biblioteca, la palestra, il centro giovani, ecc. non erano più fruibili per questo abbiamo organizzato progetti in orario extracurricolare, di pomeriggio, in modo che i bambini e i ragazzi soprattutto avessero un luogo dove andare.

La scuola, che nel passato si stava richiudendo in se stessa per mancanza di fondi e di iniziativa, si è aperta alle esigenze degli studenti. Abbiamo organizzato corsi di teatro, di chitarra, il coro della scuola, corsi di ceramica, corsi di inglese con madrelingua, attività sportive che hanno fatto sì che la scuola fosse aperta quasi tutti i pomeriggi e diventasse così un punto di riferimento per i ragazzi del paese, come non lo era prima del terremoto. Per far questo abbiamo pensato a una specie di lista di nozze di progetti che abbiamo messo sul sito e chiesto ai donatori di adottare, in parte o in toto secondo le loro disponibilità. E la cosa ha funzionato e sta ancora funzionando, perché molti dei progetti potranno continuare anche quest’anno. Non solo diverse associazioni del territorio nate dal terremoto hanno adottato i nostri progetti e stanno cercando di portarli avanti con noi: una di queste ha lanciato una sottoscrizione per il futuro laboratorio scientifico e un’altra per la nuova biblioteca di scuola.

Un’emergenza che abbiamo affrontato e che non pensavamo fosse così cruciale  è stato il sostegno psicologico ad alunni, genitori e docenti. Il disagio psicologico, una vera e propria sindrome post-traumatica da stress, nei mesi successivi al terremoto si è manifestata in modo eclatante e molteplici sono state le azioni che abbiamo messo in campo insieme all’Asl, ai servizi sociali. Tanto per fare un esempio solo nella piccola frazione di Rovereto s/Secchia, meno di duemila abitanti, sono state fatte 500 ore di incontri individuali di sostegno alla genitorialità e di sostegno agli alunni. Diversi docenti hanno seguito corsi appositi, finanziati grazie alle donazioni, per imparare ad affrontare con i bambini e i ragazzi queste problematiche.

Era infatti a scuola che il disagio si manifestava, o forse a scuola veniva semplicemente ascoltato, in particolare da parte degli adolescenti. Molti nuclei familiari hanno dovuto e devono coabitare sotto lo stesso tetto e questo ha destabilizzato i rapporti. 

Non vorrei dare l’idea che a distanza di un anno è tutto a posto, perché i problemi che abbiamo di fronte sono ancora tanti: ad esempio molti alunni se ne sono andati, soprattutto a Rovereto dove la ricostruzione delle abitazioni civili non è ancora cominciata e il paese ha perso circa mille abitanti su 3500 residenti. Questo ha avuto conseguenze pesanti anche sulla scuola, che ha perso circa 100 alunni e di conseguenza si sono create situazioni difficili: a Rovereto classi poco numerose, mentre a Novi classi affollate, visto che l’organico del personale è di istituto. Abbiamo temuto di dover accorpare classi fino a 28 alunni per classe con presenza di disabili, di perdere parte dei collaboratori scolastici a fronte di una situazione ancora complicata con gli edifici. Invece a luglio la buona notizia. Grazie all’impegno congiunto dell’Ufficio scolastico regionale e dell’assessorato regionale all’Istruzione e del Miur le zone del cratere hanno avuto un incremento di organico per le esigenze post terremoto. Per noi vuol dire non accorpare le classi terminali, avere, ad esempio, una persona distaccata per un anno che si dovrà occupare di sistemare e rendere fruibile tutto il materiale informatico che ora abbiamo (Lim e cinque laboratori portatili con pc e tablet).

Siamo consapevoli che la strada è ancora lunga, per ottobre ci aspetta un altro trasloco, l’ennesimo della segreteria. Stanno infatti costruendo l’ampliamento e contiamo entro la fine di ottobre di avere le sale insegnanti, i laboratori, le aule speciali e gli uffici di segreteria. Sappiamo che la nostra scuola, i nostri paesi non potranno mai essere come prima, ma non è detto che il futuro sia peggiore.

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