SCUOLA/ Perché scrivere bene un testo manda i ragazzi nel “pallone”?

- Alberto Sobrero

“Competenze testuali per la scuola” di Daniela Notarbartolo affronta il problema di cosa fare per insegnare e imparare a organizzare un testo. Il metodo è nuovo. ALBERTO SOBRERO

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Leonardo Da Vinci, Uomo vitruviano, particolare (1490)

L’ultimo lavoro di Daniela Notarbartolo (Competenze testuali per la scuola, Carocci, 2014) è un “manuale operativo” per l’insegnante, ma non solo. Un manuale dice che cosa fare, e come procedere, per ottenere un certo risultato; questo libro spiega anche quali sono i meccanismi che si attivano o non si attivano nella testa dei ragazzi, a seconda delle operazioni mentali che fanno o non fanno. Non si pone solo il problema di come insegnare le regole della grammatica per produrre un testo corretto, ma anche — e soprattutto — quello di accompagnare e sostenere il processo naturale di maturazione intellettuale del ragazzo con un lavoro consapevole, intenzionale, sistematico.

Un obiettivo ambizioso, che mi pare pienamente raggiunto. Il titolo indica la prospettiva privilegiata: la competenza testuale. Già questo cambio di passo rispetto all’ordo naturalis della grammatica tradizionale (morfologia–sintassi–lessico e semantica; infine, se c’è tempo, testualità) denuncia un approccio “diverso”: si affronta la lingua non in modo analitico e classificatorio, come nella grammatica tradizionale — quel modo di sezionare le strutture superficiali del messaggio che richiama tanto le tavole di anatomia dell’Ottocento — ma con un approccio sintetico-strutturale, lo stesso che caratterizza la percezione e la rappresentazione mentale della realtà da parte del cervello. Un “metodo-natura”, insomma. I processi “naturali” di apprendimento e uso della lingua, come sappiamo, non passano attraverso l’identificazione e l’etichettatura dei complementi né attraverso lo studio a memoria del trapassato remoto: hanno come faro l’efficienza comunicativa e come unità fondamentale non la frase o la parola, cioè le dimensioni sulle quali da sempre l’insegnante lavora nelle ore di grammatica, ma il testo, e come preoccupazione principale il significato.

E’ la rivoluzione copernicana, iniziata con un ormai lontano e apparentemente innocuo cambio di etichetta: a partire dagli anni Settanta del secolo scorso — ricordate? — si cominciò a sostituire “grammatica” con “educazione linguistica. Ancora oggi molti credono che siano sinonimi, e invece questo libro dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che sono quanto meno complementari. La grammatica osserva e descrive le strutture superficiali della lingua, la riflessione sulla lingua allarga l’orizzonte al rapporto con i processi cognitivi, l’organizzazione semantica, il mondo rappresentato, gli usi e i cambiamenti della lingua. All’interno di questo quadro, Competenze testuali per la scuola tratta principalmente di scrittura, ponendo al centro della scena la trattazione della caratteristica fondamentale che ci aspettiamo dai testi che producono i nostri ragazzi, e che sempre più raramente troviamo: la coerenza testuale.

La struttura del libro dipende da questa centralità. La coerenza consiste nell’organizzazione del significato del testo: un succedersi di frasi è un testo se il contenuto semantico delle frasi è ben organizzato su diversi piani secondo principi, appunto, di coerenza che legano ogni “pezzo” del testo a quello che viene prima, o dopo, o in un “mondo” parallelo compatibile, secondo una logica.  

Il ruolo centrale, in questo processo, è giocato dai meccanismi che consentono di collegare i “pezzi” del significato istituendo relazioni fra i segmenti del testo (frasi, periodi, e nella scrittura capoversi, paragrafi ecc.). Per questo motivo semantica e sintassi — interpretati in chiave testuale — sono i livelli della lingua sui quali più si sofferma il libro, che ha come punti di forza temi come: parole piene e parole vuote, capacità di organizzare il periodo e crescita cognitiva, ordine lineare e significato, connettivi e relazioni logiche, contenuto semantico delle congiunzioni, nessi logici, movimenti testuali, tema-rema e progressione tematica, tipi di focalizzazione.

Tutti i temi, insomma, della triplice cerniera sintassi-semantica-testualità. Gli altri livelli di lingua — non solo la morfologia ma anche la punteggiatura — sono interpretati e descritti in chiave testuale, come strumenti posti a livelli diversi di organizzazione del testo.

Meritano una citazione speciale gli esempi: tanti, tantissimi, tutti autentici e quasi tutti di prima mano (compiti di alunni di varie classi, soprattutto delle superiori): il lettore insegnante percepisce immediatamente l’esperienza di una collega che lavora in prima linea sul fronte della scuola ma che vuol collegare strettamente didattica e ricerca, prima linea e salmeria di un esercito apparentemente disunito, scollato. Ogni ragionamento teorico si conclude con indicazioni operative — dirette o indirette — che attingono tanto alla teoria didattica quanto all’esperienza scolastica quotidiana. In fondo, è questo che si attende un lettore in lotta con mille difficoltà ma in cerca di strumenti non banali che affianchino il suo impegno ad accompagnare la crescita portando alla luce e valorizzando le potenzialità dei suoi ragazzi. Questo libro è proprio uno di questi strumenti, forse il primo.

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