SCUOLA/ Un prof: gli scioperi anti-Renzi? Ecco perché io non ci sarò

- Gianni Mereghetti

1° dicembre, sciopero della Cisl e dello Snals. 12 dicembre, sciopero della Cgil e della Uil. E’ la risposta dei sindacati alla Buona Scuola di Renzi. GIANNI MEREGHETTI

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Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil (Infophoto)

1° dicembre, sciopero della Cisl e dello Snals. 12 dicembre, sciopero della Cgil e della Uil. E’ la risposta della scuola alla Buona Scuola di Renzi? Lo pensano i sindacati, che sostengono che la Buona Scuola di Renzi sia da rifiutare perché “intende piegare l’istruzione agli interessi del mercato e delle imprese, cancella gli scatti di anzianità, sostituisce la cooperazione e l’idea di comunità delle scuole con la competizione individuale e risponde solo parzialmente alla necessità di stabilizzare il precariato”.

Sono scioperi che se da una parte evidenziano le contraddizioni del piano di Renzi — una coperta corta da cui rimane sempre fuori qualcosa, e che ora, dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea, dovrà lasciare scoperto tutto tranne il precariato —, dall’altra sono senza orizzonte, tranne quello di ridurre il futuro della scuola alla conservazione del sistema attuale.  

La Buona Scuola di Renzi ha avuto un pregio di cui si deve dar atto al premier, quello di portare la scuola al centro del dibattito del paese; in secondo luogo ha evidenziato una questione quanto mai seria, e cioè che la scuola non la si può costruire per decreto, ma ha bisogno di quello di cui anche Renzi si è reso conto: ha bisogno di chi ogni giorno la scuola la fa, insegnanti, studenti e genitori. Qui Renzi si è per ora arenato, incapace di dare respiro ad una vera libertà della scuola: perché è la libertà e non le riforme che cambieranno la scuola, è un sistema capace di puntare sulla libertà dei soggetti che la scuola la costruiscono. 

I sindacati a queste incoerenze che cosa oppongono? La richiesta di riordinare gli investimenti, di ridistribuire meglio la spesa per l’istruzione, ma in questa ridistribuzione dei pochi euro di cui il governo dispone non c’è il minimo accenno a potenziare chi nella scuola costruisce. Quello dei sindacati è nient’altro che un puro piano quinquennale, un residuo ideologico di sovietica memoria.

Io non sciopererò mai contro qualcuno, così non sciopererò mai unicamente per mantenere lo status quo, per una organizzazione migliore di quello che c’è. Questa è la debolezza di scioperi che oppongono ad un’incerta Buona Scuola la mera conservazione di una scuola costretta dentro un insabbiamento di regole burocratiche di stampo ottusamente centralistico.

Ciò di cui ha bisogno la scuola siamo noi che la facciamo: questo è il lavoro di cui vi è urgente necessità, che noi, insegnanti, studenti e genitori diventiamo ancor più consapevoli che la scuola può cambiare se ci siamo noi, se sappiamo stare all’altezza del desiderio di conoscere che incontriamo ogni giorno dentro le classi. 

Di fronte a questo non vi è Buona Scuola che tenga, non dipende né da Renzi né dai sindacati che stiamo di fronte alle domande di verità e di giustizia che incontriamo. Ci interessa starvi e lo facciamo per questo ed è questo e non altro che rende affascinante vivere dentro la scuola, affascinante e creativo. E’ a questo che Renzi & Sindacati devono guardare, a noi che ci impegniamo per rispondere alle domande che incontriamo ogni giorno. Senza questo sono inutili tanto le consultazioni online quanto gli scioperi!

Per questo occorre fare ciò che Renzi avrebbe dovuto e non ha fatto: guardare a ciò che di nuovo si sta costruendo dentro la scuola, valorizzarlo e rilanciarlo.

Mettiamo dunque da parte questi inutili scioperi, l’inganno di questo decadente gioco delle parti. C’è da fare molto di più, c’è da prendere in mano il destino della scuola. E’ un compito gravoso, ma quanto mai affascinante, un compito che urge per liberare le energie positive presenti dentro il mondo della scuola. Solo a questo io, personalmente, sono disponibile, a fare quello per cui già mi impegno, a fare della scuola la dimora di una vera libertà.

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