SCUOLA/ Afam, perché il Miur si è “dimenticato” della proposta D’Onghia?

- Angela D'Onghia

Il Miur ha pubblicato un documento sull’Afam, “Chiamata alle Arti”, senza prendere in minima considerazione le proposte (operative) del sottosegretario ANGELA D’ONGHIA

conservatorio_scuola_violinoR439
Infophoto

Il settore dell’Alta formazione artistica e musicale, in breve Afam, è tra i più trascurati dell’istruzione superiore italiana: benché rilasci titoli in tutto e per tutto equipollenti alle lauree, e conti quasi 150 istituzioni, è in pratica non governata, perché dal dicembre del 1999 (avete letto bene: quindici anni) è in attesa di un regolamento, mai emanato,  che ne fissi i requisiti, inclusi quelli dei docenti. 

Recentemente, il ministero ha nominato un Cantiere di esperti che ha concluso il proprio lavoro emanando un documento, “Chiamata alle Arti” (titolo non originalissimo, visto che inserendolo in un motore di ricerca si trovano circa quattro milioni e mezzo di risultati), che contiene una serie di osservazioni condivisibili, ma in pratica nessuna proposta operativa. 

La sottosegretaria Angela D’Onghia, che ha nell’attuale ministero una delega alle Afam ed era uno dei membri del cantiere, ha elaborato e presentato un breve documento che ci ha autorizzato a pubblicare, e che ci pare avere quel carattere operativo e di immediato intervento di cui il settore avrebbe un enorme bisogno. Lo pubblichiamo di seguito per intero, chiedendoci sommessamente come mai di queste proposte, nel documento finale, vi sia solo una così esile traccia (ndr).

Documento della sottosegretaria Angela D’Onghia per il Cantiere Afam

Si condividono le ragioni di questa nuova attenzione per il settore della formazione artistica, dopo averla scandalosamente trascurata per 15 anni (lg. di riforma n. 508/99). Occorre una riflessione a tutto campo sul ruolo e la fisionomia dell’intero settore e del suo futuro. In stretta attinenza ai campi indicati nel “Mandato del Cantiere”, si presentano qui di seguito alcune considerazioni.

PROGRAMMAZIONE — Il numero delle istituzioni attualmente funzionanti è eccessivo. Tale dato emerge dal confronto con la Germania che pur avendo una popolazione doppia di quella dell’Italia ha un numero di istituzioni artistiche pari a poco più di un terzo, senza contare le numerose sezioni staccate localizzate in piccoli centri con una scarsissima utenza.

Il livello della formazione erogata e quindi dei titoli di studio è molto eterogeneo, ciò nonostante tutte le istituzioni indicate nell’art. 1 della lg. n. 508 sono divenute ope iuris “sedi primarie di alta formazione, di specializzazione e di ricerca nel settore artistico e musicale e svolgono correlate attività di produzione”. (art.1 comma 4 legge 508/99)

Il primo problema quindi è quello di cercare e di definire parametri e standard che legittimino la permanenza delle istituzioni  nel settore dell’alta formazione e che diventino i riferimenti certi per il miglioramento continuo delle istituzioni accademiche già accreditate oltre che soglia di accesso per i nuovi accreditamenti.

In tale direzione, la valorizzazione della componente della ricerca, con la istituzione di appositi corsi di dottorato e la internazionalizzazioneda intendersi non solo come accoglienza di alunni stranieri nelle nostre istituzioni, magari diversificandone la contribuzione rispetto agli studenti italiani, ma piuttosto come delocalizzazione in Paesi stranieri di corsi di eccellenza e di progetti pilota, possono effettivamente segnare la linea di demarcazione tra istituzioni di eccellenza e di livello ordinario.

In tale direzione, diventerebbe necessitata un’azione di riordino dei corsi funzionanti presso le Istituzioni Afam, rendendoli più rispondenti alla domanda formativa degli utenti piuttosto che alla presenza di docenti stabilizzati o da stabilizzare, ed evitando duplicazioni già presenti nei Dipartimenti di arte e musica delle Università.

Si condivide la necessità di una razionalizzazione anche quantitativa delle istituzioni funzionanti con una più equa distribuzione territoriale ed un accorpamento delle sedi staccate proliferate a dismisura, anche in assenza di effettive necessità, facendo ricorso a modelli organizzativi nuovi come i “Politecnici delle arti”, già presenti da qualche parte nella normativa, o “macrocentri di specializzazione artistica” più nuovi ma poco comprensibili. In tale ottica la statalizzazione degli Istituti musicali pareggiati, già prevista normativamente, andrebbe valutata caso per caso, potendosi altresì ipotizzare un accorpamento degli stessi con i Conservatori viciniori.

Per realizzare tale obiettivo occorre un database del sistema completo ed aggiornato (che censisca corsi attivi, studenti iscritti, diplomati e specializzati) che sia di aiuto anche al Nucleo dell’Anvur che dovrà enucleare dai dati oltre che dagli esiti del parziale lavoro di valutazione già attuato su alcune istituzioni Afam, quei parametri e quegli standard da considerare soglia di accesso nel sistema dell’alta formazione. Tale risultato consentirà di far confluire nel Cun le rappresentanze anche di queste istituzioni con la contestuale abrogazione del Cnam, con benefici economici e di semplificazione burocratica di tutta evidenza.

DIDATTICA — Il primo problema da affrontare è quello della rilevante platea degli studenti iscritti ai corsi preaccademici nei Conservatori.

Il raccordo con la formazione musicale di base (il c.d. preaccademico) va definito una volta per tutte, anche alla luce delle previste misure di implementazione dei curricola scolastici nell’istruzione di base (scuole primarie e scuole di istruzione secondaria di 1° grado). 

Anziché perseguire i modelli già in atto nelle scuole medie ad orientamento musicale, eccessivamente dispendiosi e preoccupati di rispondere alle richieste sindacali di pari trattamento tra i diversi strumenti musicali piuttosto che alle scelte degli studenti, si potrebbe  ipotizzare di affiancare alle scuole di base laboratori artistici per l’insegnamento della musica e delle arti, da affidare ai diplomati di 1° livello dei Conservatori e delle Accademie e gestiti da Consorzi tra Regioni, Comuni, Autonomie scolastiche, Associazioni famiglie studenti.

Non vanno trascurate al riguardo le interessanti opportunità di lavoro che si offrirebbero ai laureati dei Conservatori e delle Accademie.

Nell’istruzione secondaria superiore la domanda di formazione artistica dovrebbe essere soddisfatta nei Licei Artistici e Musicali oltre che negli Istituti professionali settore industria e artigianato, indirizzo produzioni industriali e artigianali, con articolazione artigianato e con doppia opzione: produzione artigianale del territorio e tessili sartoriali. Oltre a questa offerta formativa nazionale esistono anche corsi di formazione professionale che rilasciano qualifiche a valenza nazionale di operatore delle lavorazioni artistiche

Gli studenti, una volta diplomati, continueranno gli studi nei Conservatori ed Accademie. 

Ciò nondimeno va salvaguardato il diritto all’alta formazione a tutti i ragazzi che presentino particolari talenti sia musicali che artistici, consentendone l’accesso al Conservatorio e alle Accademie anche prima del conseguimento del diploma di istruzione secondaria di 2°grado, previo esame di ammissione che accerti per l’appunto la straordinarietà delle abilità dello studente. 

INTERVENTI PRIORITARI TUTTI DI PARI RILIEVO — La semplificazione della governance interna delle istituzioni, con l’eliminazione dei Presidenti ed un allungamento dei tempi di incarico del Direttore (da triennale a almeno quinquennale), attualmente sempre in campagna elettorale.

L’attenuazione del rapporto gerarchico con il Miur che blocca molti adempimenti funzionali delle Istituzioni, e semplificazione delle procedure. Ad esempio nomina dei direttori con decreti a firma del ministro, graduatorie nazionali per la selezione dei docenti sulla base di criteri fissati a livello ministeriale, ecc.

La costruzione di un sistema di valutazione di Istituto da parte dell’Anvur, e di misurazione delle performance individuali dei dirigenti e docenti da parte dei Nuclei di valutazione interni a ciascuna istituzione. Gli esiti della valutazione di Istituto dovrebbero confluire nei criteri di distribuzione del Ffo come per le università.

Un regolamento di reclutamento che ovviamente dispieghi i suoi effetti solo per le selezioni successive alla sua approvazione e che, oltre ad una disciplina di riordino dell’esistente, preveda per ciascuna istituzione una percentuale di organico relativa alle materie specialistiche a chiamata diretta e a forte mobilità, con uno specifico stato giuridico ed economico.

Revisione del sistema delle contribuzioni e delle borse di studio riservate solo ai cittadini italiani, in considerazione delle alte percentuali di studenti stranieri. Gli introiti aggiuntivi dovrebbero essere reinvestiti nelle istituzioni stesse per un miglioramento continuo della qualità dell’offerta formativa e dell’attrattività della Istituzione nei confronti dei Paesi stranieri.

PS. Potrebbe risultare utile analizzare i bilanci di alcune istituzioni-tipo per costruire un percorso di definizione di costi standard.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori