SCUOLA/ Qual è la (vera) differenza tra un bambino e uno scienziato?

- Federico Corni

Come avviene nei bambini la scoperta del mondo e, con esso, l’approccio alla scienza? E come va realmente letta la nota analogia tra il bambio e lo scienziato? FEDERICO CORNI

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Come possiamo aiutare i bambini nella loro avventura alla scoperta del mondo? Come incoraggiarli ad usare e a sviluppare le loro potenzialità nel dare senso all’esperienza? In questo articolo vorrei accennare a un possibile approccio all’educazione scientifica rispettoso e stimolante per il pensiero del bambino, nell’ottica di un’educazione globale. 

Prima di tutto una domanda: come concepiamo la scienza?

Semplificando grossolanamente, le risposte possono essere di due tipi.

La scienza è un insieme di verità alla portata di poche persone particolarmente portate e formate: l’educazione consiste nell’accompagnare il bambino nel passaggio dalla concretezza all’astrazione. Anche solo dalla sua formulazione, questa concezione rivela i suoi lati negativi: si parla di verità e non di modelli; inoltre le scienze non sarebbero alla portata di tutti, tantomeno dei bambini che, per accedere alle scienze, dovrebbero smettere di essere bambini. Lo strumento da affinare sarebbe una ragione rigorosa, logica, astratta.

Una concezione alternativa potrebbe essere formulata così: la scienza è una rappresentazione a partire delle capacità umane dell’esperienza del mondo. Qui non scomodiamo la verità, ma parliamo di rappresentazioni e di modelli; ma, soprattutto, parliamo di un’attività che è alla portata di tutti. L’educazione scientifica consiste nell’aiutare i bambini a prendere coscienza di ciò che è già nella loro mente e di favorirne e svilupparne l’utilizzo per comprendere il mondo. Il percorso è inverso rispetto a quello della precedente concezione: dalle idee originali, dai concetti elementari, al concreto, all’applicazione nei contesti. Lo strumento da affinare è una ragione creativa, fantasiosa.

Se la scienza è frutto di questo incontro, quali sono i punti in comune e le differenze sostanziali fra un bambino e uno scienziato?

Innanzitutto i punti in comune. Da molti anni ormai, diversi studi di linguistica, psicologia, neuroscienze e altre discipline cognitive riconoscono che il modo di ragionare umano si basa su dei concetti fondamentali, indipendenti dalla cultura e dall’età, che deriviamo dall’esperienza elementare, da quella motoria a quella sensoriale, e che si sviluppano molto precocemente. La linguistica cognitiva, ad esempio, mette in evidenza alcuni concetti quali quelli di polarità (pesante/leggero, caldo/freddo, alto/basso ecc.), di contenitore, di percorso, di collegamento, di sostanza, di agente, di parte/tutto, di forza/causa, che usiamo come chiave di lettura dell’esperienza (per saperne di più vedi autori quali G. Lakoff e M. Johnson). 

Questi concetti elementari non sono solo rinvenibili nel linguaggio comune, ma anche nel linguaggio scientifico in cui sono presenti ben differenziati e correlati, anche nelle espressioni più formalizzate. Ecco allora i punti in comune fra bambini e scienziati: questi concetti fondamentali. Se li individuiamo, diventano più chiari gli obiettivi didattici che ci poniamo e diventiamo più consapevoli della funzione delle varie attività che proponiamo ai bambini o che loro preferiscono.

Se le basi del pensiero sono comuni, la differenza sostanziale fra un bambino e uno scienziato consiste nell’essere consapevoli di questi strumenti concettuali e nell’usarli in un numero sempre più grande di occasioni e di contesti, nel differenziarli bene fra loro e nell’individuare loro mutue relazioni, nell’usarli (metaforicamente) nel linguaggio per dare significato all’esperienza, nell’esprimerli con linguaggi formali.

Con i bambini di scuola dell’infanzia e dei primi anni di scuola primaria, quali possono essere i concetti elementari da tener presente per aiutare i bambini a preparare le fondamenta per lo sviluppo del loro pensiero sul mondo?

Dalla storia del pensiero e delle civiltà ci viene suggerito il primo passo: quello delle polarità. Per gli egiziani all’inizio tutto era uguale e il mondo nacque quando fu creato l’alto e il basso, la luce e il buio, il secco e l’umido, quando il cielo fu separato dalla terra. I bambini di questa età provano le sensazioni, sia fisiche che emozionali, e le identificano in riferimento a due opposti e a una scala di intensità. Il mondo è l’avventura delle polarità.

Una volta focalizzata una polarità, siamo portati ad individuare la sostanza o l’agente la cui quantità è all’origine del cambiamento di intensità. Allora con i bambini si scopre lo zucchero come agente della scala fra dolce e amaro, il sale di quella fra salato e insipido, l’acqua fra umido e secco, la luce fra luminoso e buio, ecc. È il mondo delle cose e delle sostanze, con le loro differenti qualità e quantità.

Poi saranno i bambini stessi a suggerire i passi successivi. Andranno verso l’idea di contenitore, come il bicchiere che contiene l’acqua il cui livello diventa più o meno alto, o l’acqua che contiene lo zucchero e diventa più o meno dolce, o la terra che contiene l’acqua e diventa più o meno umida, ecc. Oppure andranno verso il concetto di parte/tutto, riconoscendo che le cose sono fatte di parti, che ogni parte ha una sua forma e una sua funzione, che le sostanze si possono suddividere in pezzetti o in porzioni, che si possono mescolare, separare e riunire.

Niente di nuovo forse rispetto a quello che tanti bravi insegnanti fanno già. La consapevolezza dei concetti fondamentali, però, può aiutarli nella riflessione sull’esperienza, momento fondamentale dell’educazione in cui gli insegnanti possono sentirsi impreparati. I bambini raccontano la loro esperienza, la descrivono, la spiegano, ne discutono: l’insegnante deve saper riconoscere i segni e gli elementi della concettualizzazione, per orientare le discussioni o le attività, per valorizzare e incoraggiare il pensiero dei bambini. Un insegnante che non sente opposizione o estraneità fra linguaggio dei bambini e linguaggio scientifico.

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