SCUOLA/ Se non insegna nemmeno a vendere un’auto usata

- Franco Labella

Perché a scuola non si studia il diritto? Intanto che si cerca una risposta, si può però sapere cosa succede quando non lo si conosce. Ecco un fatto illuminante. FRANCO LABELLA

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Infophoto

Questa è una storia vera.

Io ne sono uno dei protagonisti mentre l’altro resterà nascosto dietro un nome di fantasia per ovvie ragioni di privacy.

Tutto il resto (località, situazione, spezzoni di conversazione ed sm) è assolutamente autentico e non mimetizzato.

Chi ha avuto la ventura di leggere quello che vado scrivendo, ormai da un decennio, relativamente alla necessità prima di non eliminarlo e poi, dopo il riordino Gelmini, di reinserire nelle scuole superiori lo studio del diritto potrebbe pensare all’ennesimo dei sin qui infruttuosi tentativi di “inventarmene” un’altra per la nobile causa. Eppure dove non è arrivato il video di “Tornami in mente” è arrivata la realtà.

Ahimè, la fatica di inventare mi è stata risparmiata e la vicenda si è conclusa il 1° novembre 2015 a Venosa (Potenza) dopo quasi 12 ore di “dialogo” (tra sordi) prima de visu e poi attraverso sms.

Io ho necessità di comprare un’auto usata per rottamare la mia gloriosa Palio di 15 anni e 270mila km. Sono in caccia da tempo ed ho utilizzato i potenti mezzi di Internet per entrare in contatto col potenziale venditore, lo chiamerò “Arcangelo”, che mi dice di essere un  giovane operaio di una multinazionale presente in Basilicata. Arcangelo vive a Venosa, per il lavoro che fa non è un “analfabeta” ed utilizza benissimo tutto l’armamentario internettiano, da Facebook ad Autoscout24. Ha usato nell’annuncio la parola “permuta” ed io immaginavo, solo per quello, che poiché la multinazionale ha assunto ultimamente addirittura laureati da impiegare nelle isole di produzione (la vecchia catena di montaggio di chapliniana memoria) la trattativa avrebbe avuto come unico scoglio il prezzo. Usa la parola “team leader” e non caporeparto quando mi fa presente che per rivederci deve spostare un turno di lavoro e chiederà l’autorizzazione.

Non avevo considerato, però, Renzi e avevo dimenticato Gelmini. Cosa c’entrino loro sarà più chiaro proseguendo nella lettura.

Dunque il prezzo: ci siamo accordati in tempi rapidi per 8.000 euro. Il seguito, invece, è stata una tragedia, oserei dire una tragedia culturale. Concordato il prezzo ora ci dobbiamo accordare sulle modalità di conclusione del contratto.

Alla parola “notaio”, Arcangelo va già in tilt.

— Notaio? E mica dobbiamo vendere una casa.

Aiuto, possibile che l’ipertecnologico operaio specializzato nella costruzione di “case” con quattro ruote non sappia che quelle e le altre, quelle senza ruote, sono beni per cui bisogna andare da un notaio?

Eppure la nozione è nota ai pochi studenti che mi sono rimasti, questa cosa la imparano in prima superiore. Optiamo allora per un più neutro “sportello dell’automobilista” dove, però, Arcangelo ignora che valgono le stesse regole. Siccome la firma dell’atto non è possibile nei miei desiderati tempi rapidi la dilazioniamo epperò devo versare un anticipo.

Nessun problema mio, ma altra crisi allergica di Arcangelo alla parola assegno.

— Assegno? Nooo ma per l’anticipo servono i contanti… l’assegno potrebbe essere scoperto…

Ahi ahi, prevedo dolori. Metto a frutto tutte le sapienti arti del divulgatore giuridico, butto a mare parolacce del tipo “caparra penitenziale”, “preliminare di vendita” e mi produco in un — Ma guarda che se l’assegno risultasse scoperto al momento non perdi niente: hai il mio assegno con l’anticipo ma l’autovettura è ancora tua e se non ci sono i soldi a copertura dell’assegno te la tieni. 

Il tarlo, però, mi rode ed allora prendo il gatto per la coda.

— Scusa Arcangelo, ma se hai dubbi già sull’anticipo come la mettiamo col saldo?

— Ma tanto tu mi paghi in contanti.

— Contanti? —. Arcangelo sa che vivo a Napoli, ma vuoi vedere che ha già ragione Renzi e a Venosa (amena cittadina a 20 km dal mio paese natale, quindi non sono in terra incognita) girano con i pacchi dei soldi? Sempre i miei studenti di prima però sanno che all’estero il contante non lo si utilizza più da anni, manco per il caffè o le medicine.

— Arcangelo, scusa ma a parte che se girassi con tutto il contante chiamano la neuro, hai idea che non si può fare?

— Come non si può fare? Ma allora tu la macchina non la vuoi?

— Semplicemente ti pago con un assegno…

— Ancora cu ‘sti assegni? A un amico mio l’hanno ntufat (ad un amico hanno dato un assegno a vuoto, nda).

— Arcangelo, lo so, tu non mi conosci e puoi aver dei dubbi, ma ora ti chiarisco chi sono e perché non posso pagarti con assegni a vuoto. Se vai su Internet (è la Bibbia per i miei giovani studenti e lo sarà anche per Arcangelo) e digiti il mio nome e cognome ci trovi foto, generalità ed il fatto che sono un professore di diritto.

— Embè? Sarai pure un professore di diritto ma se non mi paghi prima la macchina non te lo do. 

— Come pagarti prima? Il giorno in cui andiamo a firmare l’atto io ti firmo l’assegno e (mi scappa) contestualmente tu firmi il passaggio.

— Noooooooooo. Che è stu contestualmente… tu mi devi dare i soldi se no niente macchina.

— Arcangelo anche se impazzissi e portassi 8mila euro in contanti quando andiamo a stipulare l’atto e dichiariamo un pagamento in contanti oltre 999 euro non ci arrestano ma fanno la segnalazione.

— Ma quala segnalazione… io se non mi paghi prima la macchina non te la vendo. 

— Ma se ti pago prima e tu poi cambi idea ti regalo 8mila euro.

Lascio perdere la tentazione di spiegargli le prestazioni corrispettive e tutto il resto…

— Io nun voglio assegn a vuot!

— Scusa Arcangelo, hai idea che emettere assegni a vuoto è un reato? Se lo facessi mi licenziano come professore… è la garanzia migliore e poi ci sono i documenti di identità…mica scappo.

— None. 

Per superare l’impasse gli propongo una tregua (è quasi sera) e gli dico che ci risentiamo domani con le idee più chiare. Riparto da Venosa verso Rionero, il paese dove sono nato, con la speranza che la notte porti consiglio. Manco il tempo di arrivare a casa di mio fratello e mi squilla il cellulare.

— Franco – mi dice Arcangelo — ho risolto: allora tu mi dai l’assegno, io l’incasso e fra una settimana facciamo il passaggio.

Devo prender la palla al balzo: — Arcangelo facciamo così, io ti firmo un assegno per l’anticipo, firmiamo un contratto preliminare, il giorno del passaggio andiamo in banca, tu ti fai dare un “benefondi”, firmiamo il passaggio e contestualmente ti consegno l’assegno a quel punto verificato.

— None, fidati, tu mi dai l’assegno, io l’incasso e poi io firmo.

La trattativa rischia lo stallo e mi si illumina la mente.

— Arcangelo, se il problema è il rischio dell’assegno scoperto possiamo risolvere con un assegno circolare.

— E che iè mo’ st’assegn circolare?

— L’assegno circolare sono soldi, possibile che non lo conosci?

— Franco, gli assegni possono essere nvcant (a vuoto, nda).

— Il circolare proprio no, ti spiego come funziona: io vado in banca e verso i soldi o li prendo dal conto e con quello chiedo l’emissione di un  assegno circolare intestato a tuo nome. Non ci sono rischi. D’accordo?

— None, io incasso l’assegno e dopo firmo.

— Arcangelo, tu vuoi garanzie e va bene, ma così che garanzie ho io?

— Franco, fidati, non sono un malfattore.

Questo non fa parte del dialogo ma è la mia considerazione mentale immediata. No, Arcangelo, non sei un malfattore, sei solo il prototipo dello studente medio italiano, che non ha manco competenze di cittadinanza minime e vive in una realtà che non conosce e, perciò, non capisce. Il marziano per Arcangelo sono io. E’ tardi e chiudiamo la conversazione dicendoci che l’affare non è fatto. La mattina seguente, dopo averci pensato tutta la notte, gli mando questo sms: “Arcangelo mi pare assurdo che dopo aver trovato l’accordo sul prezzo non riusciamo a concludere. Ti faccio una proposta: vediamoci verso le 18 a Rionero per un caffè. Ti fai accompagnare da un amico o da una persona di cui ti fidi ed esperto di questioni legali e vediamo di risolvere”.

La sua risposta. “Franco, tu non hai capito, io non ho bisogno di vendere prima mi dai i soldi e poi firmo altrimenti nn (scrive proprio così anche negli altri messaggi, le abbreviazioni del linguaggio degli sms è pure oggetto di studio) fa niente”. 

Ora mi sto innervosendo ma non gli posso certo propinare un pistolotto sulla buona fede precontrattuale perché Arcangelo “team leader” e “permuta” li usa ma l’abc delle conoscenze giuridiche non lo possiede.

“Scusa Arcangelo ma se non vuoi vendere perché metti un annuncio e mi fai spendere soldi facendomi venire da Napoli? Se pensi di vendere facendoti pagare prima l’auto usata  nessuno la compra come è già successo con le 6 persone che mi hanno preceduto. La puoi solo dare in permuta ad una concessionaria ma in quel caso gli 8.000 euro che chiedi li vedi col binocolo”.

La capirà Arcangelo la differenza tra vendere ad un privato e vendere ad una concessionaria che l’auto la rivende? Chissà se il suo “team leader” sta cosa glie l’ha mai spiegata…

Ora è Arcangelo che si incazza  e meno male che da troglodita prof non possiedo uno smartphone e non ricevo messaggi su Whatsapp ma banali sms in modalità solo testo: “Franco ma tu non capisci, se non mi dai i soldi io la macchina non la vendo. Stop.”.  Ha ragione Arcangelo, non lo capisco…

Come finisce la storia vera di “Arcangelo” mancato venditore di auto usate? Sto tornando a Napoli con la Palio e ho il timore che sarà così per lungo tempo fino alla rottamazione.

Renzi preferisce gli Arcangeli così come la Gelmini. E pensare che in America la metafora del comprare un’auto usata la usano per selezionare i candidati alla presidenza. In Italia la possiamo utilizzare per capire a chi interessa lasciare i nostri studenti senza diritto. E me senza un’automobile.

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