SCUOLA/ Nel ddl la formazione professionale è una scatola vuota

- Gianni Bocchieri

Il testo del ddl Buona Scuola ora in discussione al Senato continua ad ignorare la necessità di valorizzare il sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). GIANNI BOCCHIERI

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Sebbene la riforma della cosiddetta “Buona Scuola” dichiari di voler integrare istruzione, formazione e lavoro, il testo del disegno di legge ora in discussione al Senato affida la realizzazione del sistema duale dell’apprendistato al decreto delegato del Jobs Act di riordino delle forme contrattuali e continua ad ignorare la necessità di valorizzare il sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP).

In effetti, il sistema della IeFP è il grande assente dell’intervento governativo e forse sarebbe stato meglio se lo fosse rimasto completamente. Invece, il Governo ha accolto un emendamento con cui pleonasticamente si prevede che anche le istituzioni formative accreditate dalle Regioni per la realizzazione di percorsi di istruzione e formazione professionale possano concorrere al potenziamento e alla valorizzazione delle conoscenze e delle competenze degli studenti del secondo ciclo. A questi fini, la loro offerta formativa dovrà essere valorizzata sulla base di piani di intervento, adottati dal ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ma soprattutto nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente e della dotazione organica dell’autonomia e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 

Insomma, si tratta di una norma che sicuramente non aiuta a risolvere i veri problemi della IeFP e che assolve solo la funzione di un suo ipocrita riconoscimento e di una sua vuota valorizzazione. 

Per quanto riguarda il contratto di apprendistato, il passaggio alla Camera ne ha abrogato le disallineate previsioni rispetto al concorrente provvedimento del Jobs Act del ministero del Lavoro, affidando a quest’ultimo la costruzione del sistema duale italiano. 

Ora, è però necessario che il testo del decreto delegato del Jobs Act accolga le modifiche richieste dalle Regioni al fine di costruire un coerente quadro regalotorio dello stesso sistema duale, sia con riferimento all’istruzione e formazione nazionale, che a quella regionale. 

Infatti, a differenza delle originarie ed abrogate previsioni della Buona Scuola, l’attuale Capo V dello schema di decreto delegato del Jobs Act esclude la possibilità per gli studenti dei licei di conseguire il diploma di istruzione secondaria in apprendistato e prevede la possibilità per gli studenti dell’istruzione tecnica e professionale statale di stipulare contratti di apprendistato a partire dal quarto anno, mentre per gli studenti della IeFP a partire dai 15 anni di età.

Inoltre, per gli studenti che hanno conseguito il diploma professionale ed il titolo della specializzazione professionale in apprendistato, il decreto delegato prevede la possibilità di accesso ai percorsi di formazione terziaria degli Its ed universitari solo attraverso l’apprendistato di alta formazione e ricerca.

Invece, coloro che non potessero contare sulla possibile attivazione di un contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca, per accedere ai percorsi universitari dovrebbero sostenere l’esame di Stato del sistema di istruzione, pur avendo conseguito in apprendistato anche il titolo Ifts, che non sostituirebbe il titolo di accesso per la formazione universitaria fuori dalla filiera verticale delle due tipologie di apprendistato.

Con una circolare di poche settimane fa, il ministero del Lavoro ha già precisato che l’attuale formulazione del decreto delegato del Jobs Act contiene la previsione di un regime transitorio, che consentirà l’attivazione di contratti di apprendistato con l’attuale normativa, finché non saranno approvati i provvedimenti attuativi previsti dalla nuova disciplina e non saranno conseguentemente adeguate le discipline regionali. 

Insomma, la costruzione del sistema duale avanza lentamente e tra molte incertezze, rimanendo ancora lontana da quel modello tedesco da tutti richiamato. 

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