SCUOLA/ Quel miglioramento che gli ispettori non possono aiutare

- Filomena Zamboli

La visita in una scuola da parte del Nev (Nucleo esterno di valutazione) spiega molte cose interessanti, ma anche perché il modello incide poco o nulla. FILOMENA ZAMBOLI

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La sede del ministero dell'Istruzione (LaPresse)

La visita in un’istituzione scolastica da parte del Nev (Nucleo esterno di valutazione) è un’esperienza davvero interessante per chi ha il compito di valutare e per la comunità scolastica che accoglie i valutatori. Sono necessari molti giorni di preparazione. Attraverso la pista di lavoro rappresentata da uno strumento denominato S1 ovvero Strumento “Prima della visita” si conosce la scuola attraverso i suoi documenti fondamentali: si tratta di una lettura ponderata del Ptof, del Rav, dei documenti contabili e organizzativi, del sito. 

Ma ciò che accade nei giorni della visita è “di più”. Accade, sempre, una reciproca simpatia umana e professionale  tra chi vuole raccontarsi e chi desidera ascoltare. E imparare a vedere oltre i dati, oltre i documenti, ciò che accade in una comunità chiamata scuola: una vita. L’incipit è guardingo (cosa vorranno veramente, cosa racconteranno davvero) e naturalmente si segue un protocollo di visita molto rigoroso che fa da supporto concreto per evitare che il racconto-incontro non proceda in maniera casuale. Occorre, infatti, scendere nel dettaglio dei percorsi organizzativi, didattici, relazionali e comunicativi della scuola, in maniera professionalmente accorta. Ma accade inevitabilmente che le interviste, le visite, gli incontri formalmente organizzati, si riempiano di volti, di storie, di piccoli e grandi protagonisti. E i documenti, di senso. Si “vede” una scuola all’opera, sempre. 

La pista di lavoro è serrata e i tempi non sono proprio distesi, eppure si tratta di un lavoro attento che, se condotto con la dovuta accuratezza e flessibilità, consente al nucleo di incrociare esigenze, azioni, contingenze di tutti i  protagonisti della comunità scolastica, cioè docenti, alunni, genitori, Ds, personale Ata, e suggerire miglioramenti. Chiedono sempre al Nucleo di tornare.  

Se il Dpr 80/2013 (e la successiva DM 11/2014)  non avesse finalmente dato avvio, anche in Italia, a una riflessione approfondita da parte delle scuole, secondo la modalità dell’autovalutazione e attraverso i percorsi del Rav, oggi non staremmo a discutere della necessità di “portare a sistema il Sistema”. E’ indubbio che ciò ha consentito alle comunità scolastiche di uscire dalla secca di un’auto-percezione del proprio operato, dopo anni di sperimentazione dell’autonomia, senza avere punti di riferimento. Ed è altrettanto vero che l’analisi del funzionamento degli istituti scolastici finalizzato al miglioramento ha riguardato, da ottobre 2016 a maggio 2017, solo 375 istituti e da ottobre a dicembre/gennaio 2018 altri 220. Un numero non ancora significativo se rapportato al dato che, oggi, gli istituti scolastici in Italia sono circa 8mila. Ciò vuol dire che un’analisi oggettiva della qualità reale delle singole istituzioni scolastiche, è stata condotta, nel primo step, solo per il 4,6 per cento del totale delle scuole e, nel secondo, per il 2,75 per cento. In questi giorni, infatti, l’attenzione si focalizza sul fatto che il campione delle scuole visitato è esiguo a causa dell’altrettanto esiguo numero dei dirigenti tecnici, terza gamba del Sistema, che non riesce a garantire, in ragione di ciò, una visita in loco al campione di scuole definito dalla norma. 

Il Sole 24 Ore afferma, infatti, che “a questi ritmi ogni istituto verrà ‘visitato’ dal nucleo esterno ogni 20/25 anni — le direttive ministeriali parlavano invece di un ‘check’ annuale che coinvolgesse fino al 10 per cento delle scuole, e un percorso valutativo ‘completo’ nell’arco di un triennio”. 

Ma non è questo il vero problema. Cioè, il punto non è garantire una visita, seppure significativa, a tutte le istituzioni scolastiche nell’arco di un triennio, ma innescare una modalità di accompagnamento al valore delle azioni messe in campo dalle scuole che richiede un supporto costante e continuativo. Insomma una visita e un momento successivo di restituzione non bastano, perché ciò significa limitarsi ad analizzare un’organizzazione complessa nel suo contesto, al fine di suggerire focalizzazioni meglio ponderate delle sue autovalutazioni, augurandosi che esse “producano” consapevolezze tali da innescare percorsi di miglioramento maggiormente efficaci. 

“La letteratura dimostra che non può essere dato per scontato che le scuole saranno capaci di sviluppare spontaneamente processi di valutazione funzionali al miglioramento. I modelli organizzativi delle scuole possono facilmente far cadere la valutazione nelle trappole dell’autoreferenzialità” (Paletta 2015). Conseguentemente ciò che si auspica possa accadere attraverso un significativo investimento sulle professionalità dei dirigenti tecnici — “un nuovo ispettorato” — è un vero cambiamento di sistema, l’affermarsi di una modalità “costante” di scambio e confronto sugli obiettivi di sistema codificati a livello centrale e di miglioramento definiti dalla singola scuola. E’ la possibilità di un rapporto continuativo fra dirigente scolastico e dirigente tecnico e tra quest’ultimo e la comunità scolastica, rapporto che oggi è “imposto”, solitamente, dall’urgenza di un evento emergenziale  oppure “a domanda”. L’esigenza è quella di rendere la relazione tra le figure professionali e quindi tra il dirigente tecnico e la scuola nel suo complesso, stabile e continua; di investire sulla “cordialità” di un rapporto efficiente, che si costruisce nel tempo, e che rende familiare lo scambio lavorativo. Esempi efficaci sono reperibili nella esperienza dell’Ontario (Canada). 

La professionalità del dirigente tecnico sarebbe maggiormente arricchita da due fattori: la costanza della relazione con la scuola nel tempo e la chiarezza, conseguente e condivisa, degli obiettivi di miglioramento cui essere di supporto. Per ogni decisione, e non solo per ogni problema, il Ds e la comunità scolastica sarebbero, così, in una relazione privilegiata con il supporto ispettivo. Se consideriamo che, dopo una lunghissima gestazione, il nostro Sistema nazionale di valutazione ha percorso, nel breve tempo di un triennio, un significativo pezzo di strada, dobbiamo augurarci che le policy prendano atto della necessità di implementare una prospettiva stabile di collaborazione e di supporto che le scuole desiderano. Sicuramente migliorabile ma, a leggere positivamente l’esperienza, necessaria.

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