SCUOLA/ Toccafondi: giovani e droga, senza le famiglie la battaglia è persa

“Da politico sono totalmente contrario alla legalizzazione. Il punto è che la droga fa male, gli adulti devono dire la verità ai giovani”. GABRIELE TOCCAFONDI, sottosegretario al Miur

19.02.2017 - int. Gabriele Toccafondi
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Giovani e mairjuana, foto LaPresse

“Da politico sono totalmente contrario alla legalizzazione. Parlando con i ragazzi emerge che tutto è iniziato da lì. Gli adulti devono dire la verità ai giovani, ovvero che la droga fa male, porta alla distruzione del fisico, della mente, delle famiglie e porta solo a morte e disperazione”. Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione, interviene sul tema dei giovani e del consumo di droga, dopo il suicidio del 16enne di Lavagna scoperto in possesso di hashish. “La scuola da sola non può vincere questa battaglia”.

Sottosegretario Toccafondi, il suicidio del ragazzo di Lavagna ha riacceso i riflettori sul tema della droga e dei giovani. 

Sì ha ragione, anche se i riflettori non li abbiamo mai spenti. Mi permetta però di dire una cosa non semplice, ma per me ancora più evidente dopo gli avvenimenti di Lavagna. Il tema non è tecnico, non è legale, non è di rapporti economici, non è neppure procedurale. Il tema è umano, è di rapporti umani, educativo. 

Cosa intende?

C’è una differenza evidente tra le parole di tanti commentatori che sembra abbiano sempre la risposta in tasca, e le parole della mamma dall’altare della chiesa: “In ognuno di voi sono presenti dei talenti che vi rendono unici e irripetibili e avete il dovere di farli emergere e di svilupparli. Là fuori c’è qualcuno che invece vuole soffocarli facendovi credere che sia normale fumare una canna, normale farlo fino a sballarsi, normale andare sempre oltre. Diventate piuttosto i veri protagonisti della vostra vita e cercate la straordinarietà (…). Le mie ultime parole sono per te figlio mio. Perdonami di non essere riuscita a colmare quel vuoto che ti portavi dentro da lontano”. Sono parole su cui riflettere in ogni classe. Occorre ripartire da qui.

Tra i giovani il problema esiste e le risposte della scuola sembrano lontane.

Dobbiamo iniziare dai numeri, perché fino a poco tempo fa non avevamo la consapevolezza che il problema dentro le scuole fosse di tale portata. Dai numeri emerge tutta la drammaticità del problema e dell’emergenza educativa che siamo chiamati ad affrontare. Da un recente studio dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) e Espad Italia emerge che circa 54mila studenti delle scuole medie superiori nel 2014 hanno assunto sostanze psicotrope senza sapere cosa fossero. Il 23 per cento di essi ha ripetuto l’esperienza più di 10 volte. Il 53 per cento di questi ha utilizzato un miscuglio di erbe sconosciute. Aggiungo che le proiezioni ci dicono che sono 600mila gli adolescenti che hanno consumato cannabis, 60mila cocaina, 27mila eroina e circa 60mila allucinogeni e stimolanti. Sono dati impressionanti che devono interrogare e muovere tutti i soggetti coinvolti nell’educazione dei giovani. 

La scuola è uno dei soggetti chiamati in causa in maniera diretta per affrontare il problema. 

Io sono convinto che la scuola debba essere il luogo della doppia azione, contrasto ed educazione. Stiamo lavorando ed intervenendo sul doppio binario, quello della legalità e quello educativo. La scuola è il luogo dove i ragazzi crescono, dove diventano uomini e cittadini, la presenza delle forze dell’ordine davanti alle scuole non deve essere vista come un sopruso, bensì come un aiuto a proteggere i nostri ragazzi. In parallelo è fondamentale che prevenzione ed educazione entrino nelle scuole. La scuola non si tira indietro ma da sola non riesce a rispondere all’emergenza educativa, non si può pensare che la scuola da sola abbia tutti gli strumenti necessari, ha bisogno del supporto e della collaborazione di tutti i soggetti, di esperti ma soprattutto del rapporto con i genitori. 

 

In pratica che cosa state facendo?

Non credo si possa e si debba applicare un modello prestabilito, non c’è e non sarebbe la risposta. Io sono convinto che far entrare nelle scuole, dentro le classi gli esperti delle associazioni che si occupano di recupero, i medici, gli operatori dei Sert sia molto utile. Come sono fermamente convinto che far raccontare a chi ha vissuto la dipendenza, a chi ci è passato e ne ha fatto esperienza diretta, sia uno strumento molto forte, che ha un impatto positivo sui nostri ragazzi. Far conoscere a cosa portano le dipendenze nella vita propria e dei propri cari, far aprire gli occhi. Perché alla fine resta la libertà dei ragazzi ed è fondamentale un percorso che gli dia gli strumenti per valutare sentendo negli adulti, insegnanti o genitori, dei punti di riferimento. La droga fa male e rovina la vita, questo messaggio deve passare e deve essere chiaro e può passare solo dall’educazione

 

Nel concreto? 

Sono moltissime le attività ed azioni educative che su tutto il territorio italiano vengono fatte, faccio alcuni esempi positivi. A Firenze ad esempio, attraverso l’associazione Villa Lorenzi, esperti e psicologi svolgono incontro con studenti, insegnanti e genitori. Sono incontri di sostegno ed aiuto alle situazioni di disagio e dipendenza. Solo negli ultimi due anni sono stati coinvolte più di 70 classi del territorio, quasi 2000 studenti, 500 genitori ed 80 insegnanti. Sempre a Firenze una scuola media ed un istituto tecnico, il Marco Polo, hanno svolto un progetto con il supporto della Cgil. Educatori, con cadenza bisettimanale, hanno condiviso le ricreazioni con gli studenti, ascoltandoli, osservandoli e coltivando relazioni. Sono inoltre avvenuti diversi incontri fra i due psicologi esperti ed i genitori, i ragazzi e gli insegnanti delle scuole con l’obiettivo di affrontare tematiche legate a problematiche personali, familiari o scolastiche. 

 

Altre realtà?

A Roma nell’istituto superiore Carlo Urbani, in collaborazione diretta con il Miur e con il Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, è partito il progetto S.O.N. Support. Fornisce informazioni su internet, che è diventato un mercato per la vendita di sostanze psicoattive legali ed illegali. Si vuole sensibilizzare ed aiutare i genitori, i docenti e gli esperti del settore nella loro funzione educativa e di prevenzione.

 

In che cosa consiste? 

Mediante la realizzazione di una App per smartphone e tablet mette a disposizione informazioni sul fenomeno della vendita online delle sostanze stupefacenti, consigli utili per la prevenzione e link ai siti delle principali istituzioni competenti in materia, per rispondere all’esigenza di tutelare la categoria dei minori, esposta al fenomeno della vendita online di sostanze illecite. Come vede la scuola c’è, sta affrontando il problema in maniera seria e decisa. Con attività diverse tra loro, ma con lo stesso obiettivo educativo. Tutti i progetti hanno un comune denominatore: l’aiuto e la partecipazione attiva di tutti gli attori che possono sostenere questa azione. Perché la scuola da sola non può vincere questa battaglia.

 

Saviano ha scritto e dichiarato che ”il suicidio del sedicenne di Lavagna trovato in possesso di 10 grammi di hashish ci obbliga a riflettere sulla necessità di legalizzare le droghe leggere. Sulla necessità di farlo subito e di farlo bene”. Cosa ne pensa?

Da padre ancor prima che da politico sono totalmente contrario alla legalizzazione. Visito le comunità di recupero e parlando con i ragazzi emerge che tutto è iniziato da lì. Non riesco a pensare che con la legalizzazione della cannabis si dia un colpo mortale alle mafie, purtroppo così daremo un colpo ai ragazzi e alle loro famiglieBasta parlare con un ragazzo che ha vissuto il dramma della droga per capire che legalizzarla porta solo all’incancrenirsi del problema. Gli adulti devono dire la verità ai giovani ovvero che la droga fa male, porta alla distruzione del fisico, della mente, delle famiglie e porta solo a morte e disperazione. Abbiamo il compito di sostenere i giovani di fronte alle sfide della vita e della realtà, non è con la legalizzazione che facciamo crescere i giovani, ma attraverso un percorso educativo che faccia emergere tutto il positivo ed il potenziale che hanno. Come ha detto la mamma al funerale di suo figlio: in ognuno di voi sono presenti talenti che vi rendono unici e irripetibili e avete il dovere di farli emergere e di svilupparli.

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