MARIA MONTESSORI/ Formazione e influenze culturali della fautrice del moderno metodo educativo

- Rossella Pastore

A quasi 150 anni dalla nascita di Maria Montessori, proponiamo di seguito alcuni dei fondamenti del suo metodo educativo. Ma non prendeteli alla lettera: la parola d’ordine è “sperimentare”.

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Storia di Maria Montessori

 

FORMAZIONE E CULTURA

La vocazione di Maria Montessori era tutta per le materie scientifiche. Tale circostanza contribuirà ad alimentare i contrasti col padre, che per lei avrebbe preferito la carriera da insegnante. Montessori si diplomò in un istituto tecnico: ciò la ostacolò ulteriormente all’atto d’iscrizione all’università. Inizialmente, infatti, non poté accedere a Medicina per mancanza del diploma di maturità classica. È per questo che ricorse a un diversivo, frequentando per due anni la facoltà di Scienze per poi trasferirsi a La Sapienza. In questa difficile transizione, fu indirettamente sostenuta da Leone XIII: “Tra tutte le professioni, la più adatta a una donna è proprio quella di medico”. Montessori era fermamente convinta che la diffusione di alcune malattie (es., malaria e tubercolosi) fosse dovuta a carenze politiche e sociali. Più che alla scienza medica, dunque, gli ammalati avrebbero dovuto far ricorso alle istituzioni. Negli anni a venire, Montessori si fece mediatrice di questo scambio. [agg. di Rossella Pastore]

LA FAMIGLIA

Figlia di Alessandro Montessori, emiliano, e di Renilde Stoppani, marchigiana, Maria nacque a Chiaravalle, paesino a pochi chilometri da Ancona. I genitori erano persone istruite e sensibili, oltre che spiccatamente religiose. Quanto alla politica, i Montessori simpatizzavano per gli ideali di stampo garibaldino. Maria era nipote di Antonio Stoppani, abate e naturalista, oltre che celebre autore de Il Bel Paese. Lo Stoppani era una figura preminente del cattolicesimo rosminiano, che vide il suo acme nella prima metà del 1800. Gli appartenenti all’ordine entrarono in polemica con socialisti e comunisti, difendendo a spada tratta l’inalienabilità dei diritti naturali (vd. proprietà privata). Più tolleranza nei confronti della scienza, di cui egli stesso era un esponente. La giovane Montessori ebbe nell’abate un punto di riferimento, e nella madre un costante sostegno nelle sue scelte di vita. Più conservatore l’atteggiamento del padre, che difficilmente accettò la sua spregiudicatezza. [agg. di Rossella Pastore]

 

ALCUNI CAPISALDI

Maria Montessori è l’educatrice italiana più nota al mondo, capace di dare una incredibile svolta nei metodi educativi dei bambini. Metodi fondati su alcuni capisaldi che a circa 65 anni dalla sua scomparsa, sembrano essere più attuali che mai. Tra i principi più importanti sui cui si basa il pensiero della Montessori, spicca la necessità di essere, per i genitori e più in generale per gli educatori, il miglior esempio per i figli in quanto è insito in loro la capacità di assimilare gli atteggiamenti e farli propri. Inoltre, la Montessori riteneva controproducente criticarli sempre in quanto questo rischia di creare degli adulti frustati portati spesso e volentieri a criticare gli altri. Inoltre, il cosiddetto metodo Montessori richiedevano la capacità di elogiare i figli quando fanno cose buone e soprattutto è fondamentale evitare di litigare in loro presenza giacché questo li porterà in futuro ad essere persone che tenderanno a litigare con una certa frequenza.

L’IMPORTANZA DI UN’EDUCAZIONE CATTOLICA

Quella di Maria Montessori è forse la più alta forma di educazione di impronta cattolica, ancorché decisamente laica. “Lasciate che i bambini vengano a me”. Questo l’invito sommesso di Gesù ai discepoli in Mc 10, 13-16. Un’apprensione ante litteram, che interessa gli apostoli in quanto gerarchi di una nuova civiltà. Le convenzioni dell’epoca volevano i piccoli relegati a un ruolo di margine, a maggior ragione in caso di eventi pubblici. Era allora che i genitori si raccomandavano: niente sgarri incresciosi, per evitare di incorrere nell’imbarazzo. Gli stessi Maria e Giuseppe furono protagonisti di un episodio del genere: a Gerusalemme, quando Gesù non aveva che dodici anni. Ma questa è un’altra storia. Similmente, Don Bosco e Maria Montessori si fecero portavoci di una forma educativa nuova, che inizialmente destò stupore e anche qualche critica. Entrambi erano uomini di fede: Maria Montessori non rinnegò mai la sua appartenenza al credo cattolico, ma questo non impedì la diffusione di una “leggenda nera” che la voleva laicista, naturalista, anti-cristiana e teosofa. Una fama ingiustificata, se non per la parte più “moderna” delle teorie che mettevano in crisi una Chiesa ancora passatista.

DUE PENSIERI COMPLEMENTARI

Il metodo Montessori riscosse particolare successo proprio nei “moderni” Stati Uniti. Ancor oggi, libertà e sviluppo naturale figurano tra i punti-chiave dei regolamenti scolastici, perché “il più grande segno di successo per un insegnante è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi“. Ovvio che non si debba sfociare nella trasgressione. Integra Don Bosco: “I ragazzi, se non li occupiamo noi, si occuperanno da soli e certamente in idee e cose non buone”. Quel che conta è indirizzarli. “La cultura si deve lasciar prendere attraverso l’attività, con l’aiuto di materiali che permettano al bambino di acquistarla da solo, spinto dalla natura della sua mente che cerca, e diretto dalle leggi del suo sviluppo”.

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