SCUOLA/ Cosa si nasconde dietro al cheating dei prof di Eton?

- Silvia Ballabio

Cosa si nasconde dietro al cheating di docenti di Eton, Charterhouse e Winchester che hanno anticipato alcuni quesiti degli A-levels ai loro studenti? SILVIA BALLABIO

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Carlo di Inghilterra con alcuni studenti a Eton nel 2015 (LaPresse)

Cosa si nasconde dietro al cheating di docenti di Eton, Charterhouse e Winchester — istituzioni la cui retta va dai più “economici” 30mila ai 42mila euro — che hanno recentemente anticipato alcuni quesiti degli A-levels ai loro studenti? Una mancanza di fair play, una debolezza morale in alcuni che hanno abusato del proprio duplice ruolo di docenti ed esaminatori, e a cui si dovrebbe porre un argine attraverso la pubblicazione sui siti delle scuole di quali insegnanti siano coinvolti con enti esaminatori, secondo il parere di Robert Halfon, ex ministro e attualmente a capo del comitato del Parlamento che sorveglia il sistema scolastico britannico. Chris King, capo dell’HMC, associazione di presidi, ha ammesso che lo scandalo potrebbe riguardare non solo i casi già segnalati, e puntato il dito contro gli exam boards.

Un bel film, Catch me if you can, adattamento della biografia di Frank Abigale, illustra bene una espressione inglese, il poacher turned to keeper, vale a dire quanto una persona abbandona, come nel caso del falsario Abigale che diventò consulente bancario, una professione “socialmente inaccettabile”, per intraprenderne una “socialmente rispettabile” e che sia l’opposto della precedente. Nel caso specifico, il cammino è ironicamente inverso, da keeper (membro dell’exam board) a poacher (“contrabbandiere” di informazioni riservate), e facile da percorrere, in quanto sono proprio i docenti dal curriculum più significativo o persino prestigioso, molti proprio dalle scuole private top rank, a preparare le prove del Cie, il Cambridge International Exams board. I docenti coinvolti al momento nel “cheating scandal” (e già o allontanati o dimissionari, con 13 studenti con esami annullati e promossi in base alle risultanze dell’anno) sono figure di rilievo all’interno sia di Eton che di Winchester, rispettivamente vicepreside e capo del dipartimento di Arts. Avrebbero ceduto alla tentazione di anticipare alcuni quesiti a loro studenti per, appunto, debolezza morale? Oppure corruzione?

L’elevatissima competizione e la natura fortemente oligarchica del sistema britannico inglese sono in realtà l’unica spiegazione dello scandalo di chi ha reinterpretato il proprio ruolo di keeper in poacher; avere tre persone ammesse a Cambridge o Oxford invece di una, oppure nessuna, è, per certe scuole, vitale. Triste a dirsi, ma vero, commenta un mio studente attualmente frequentante l’università di Cambridge, dopo essersi sudato admission e scholarship.

Il sistema scolastico italiano, ancora insofferente ad Ocse-Pisa ed Invalsi, non cadrà tanto presto vittima del cheating scandal, anche se non è mancato chi si è scandalizzato della mancanza di fair play inglese. Ma qui, unico possibile commento è che “Whoever is without sin among you, let him be the first to cast a stone at them” — Chi è senza colpa scagli (loro) la prima pietra. 

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