SCUOLA/ Metti insieme la storia, la ceramica, un preside-manager e tutto è possibile

C’è una scuola nel Bosco di Capodimonte, a Napoli, che eccelle da tutti i punti di vista: qui scuola e lavoro vanno a braccetto, in modo virtuoso

05.01.2019 - Antonio Napoli
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Studenti (LaPresse)

C’è una scuola nel Bosco di Capodimonte, proprio a pochi passi dalla grande Reggia fatta costruire dai Borbone, che merita di essere citata nel panorama nazione delle buone esperienze scolastiche.

Si tratta del Caselli-De Santis, istituto professionale per la ceramica, da pochi mesi riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione “istituto raro”. La scuola è situata negli stessi edifici che furono la sede della Real Fabbrica di Capodimonte, fondata nel 1743 da Carlo di Borbone e che con la sua produzione ha arricchito le case delle famiglie reali di mezza Europa per due secoli.

In passato la scuola ha vissuto momenti difficili, e pochi anni fa si è pensato ad una sua chiusura. Fino all’arrivo l’anno scorso di un nuovo dirigente scolastico, che ha abbracciato con slancio le sorti dell’istituto.

Valter Luca de Bartolomeis è arrivato al Caselli grazie all’impegno di quelle forze attive nel quartiere che non si sono mai rassegnate al declino della scuola. Architetto e designer con la passione per l’insegnamento, de Bartolomeis sta affrontando la prova con piglio manageriale, facendo tesoro della propria esperienza professionale e ripartendo quasi da zero, come se dovesse lanciare una startup.

Si è mosso partendo da pochi ma chiari obiettivi: sistemare gli edifici ereditati, aprire la scuola ad un confronto con il mondo contemporaneo dell’arte e del design, ricominciare a produrre porcellana riattivando la vecchia fabbrica.

Avete capito bene. L’obiettivo principale è proprio riaprire la Real Fabbrica, di cui per altro la scuola possiede il marchio e tutti i diritti di riproduzione. Grazie ai soldi del provvedimento della “Buona Scuola”, ma soprattutto al fatto che a dirigere i lavori c’era una persona competente come de Bartolomeis, la ristrutturazione in pochi mesi ha restituito una scuola in perfetto ordine, pulita, accogliente, funzionante. Grazie ad una decisione della Regione Campania ratificata dal ministero, il riconoscimento di “istituto raro” consente di funzionare anche con un numero di allievi inferiore a quello minimo prefissato e di muoversi più speditamente verso l’obiettivo di tornare ad essere un luogo vero e proprio di produzione.

Con un investimento di circa 650mila euro, la scuola ha acquistato nuove attrezzature: una stampante 3D di ultima generazione, destinata tra l’altro anche alla ricostruzione degli antichi stampi andati perduti, nuovi torni, forni più moderni e capienti.

Già da qualche mese la scuola ha iniziato ad ospitare nella sua foresteria insegnanti ed artisti provenienti da tutto il mondo. I risultati sono davvero straordinari. Proprio nei giorni scorsi si è tenuta a Milano, presso il Diurno di piazza Oberdan, la mostra di Alì Kazma, un artista turco che ha esposto opere realizzate con la collaborazione del Caselli e di alcuni suoi allievi. Mentre l’altro giorno a Napoli è stato presentato il primo manufatto interamente prodotto dalla scuola, un “porta-babà” realizzato su disegno dello stesso de Bartolomeis che ha preso spunto da un aneddoto su Re Ferdinando, che si dice fosse golosissimo della “bagna” del babà e che la bevesse direttamente dal piattino del dolce, in modo così rozzo da scandalizzare l’intera corte.

“Il nostro obiettivo – dichiara il dirigente scolastico – è di mantenere i tratti tradizionali della produzione, ma aggiornarne le forme secondo i canoni del design contemporaneo, per renderli più vendibili sul mercato”.

Se solo si pensa all’enorme patrimonio di “pezzi” realizzati dalla Real Fabbrica e visibili ai milioni di visitatori del Museo di Capodimonte, della Reggia di Caserta e presto anche in un museo dedicato, ci si rende facilmente conto del potenziale business che si cela dietro l’idea di rimettere in piedi la vecchia fabbrica.

“L’esperienza del Caselli – dice l’assessore regionale all’Istruzione, Lucia Fortini – è per noi un vero è proprio ‘caso di scuola’ a cui abbiamo dedicato molte energie in questi anni e a cui vorremmo continuare a dare massimo sostegno”. Intanto la Regione ha individuato altri due istituti a cui riconoscere la qualifica di “istituto raro”, trattasi dell’istituto d’arte per il corallo Francesco Degni di Torre de Greco, e il Francesco Grandi di Sorrento per la tarsia lignea e la tessitura.

“Il modello di affiancare alla scuola una propria autonoma struttura produttiva – aggiunge l’assessore Fortini – è pienamente sostenuto dalla Regione, che tra l’altro sta mettendo a disposizione anche importanti immobili nel centro di Napoli per la successiva commercializzazione dei prodotti così come finanziamenti ad hoc per l’acquisto di impianti più moderni”.

Resta ora da vedere se si troveranno come per il Caselli dirigenti scolastici altrettanto capaci e soprattutto che se anche ad essi verranno dati tempo e risorse per realizzare i loro progetti.

Alcune considerazioni generali trovano spunto da questa storia.

Un primo gruppo riguarda la rivalutazione degli istituti professionali, la qualità della preparazione dei nostri artigiani e il rapporto scuola-lavoro. La scuola professionale in questi anni non è stata vista come un’opportunità di lavoro neanche dai giovani dei quartieri più poveri, e al massimo è stata considerata un luogo di “parcheggio” per ragazzi a cui si riconoscevano a stento competenze manuali. Invece bisogna ripartire da qui, offrendo ai giovani creativi e di talento una doppia opportunità: di studio, ma anche di valorizzazione delle loro inclinazioni.

Disporre di una fabbrica all’interno della scuola significa effettivamente offrire agli studenti un diverso e più concreto approccio al tema studio-lavoro. Ma significa anche procurare opportunità di lavoro, senza contare che dà alla scuola un “potere” anche economico che la rende un interlocutore credibile, uno status che le istituzioni scolastiche hanno perso nella percezione degli studenti.

La seconda osservazione invece riguarda la scuola a Napoli, che come sappiamo ha raggiunto punte di abbandono che non si toccavano dagli anni 60. Nel capoluogo campano i dati su disaffezione e dispersione scolastica, che colpisce duramente già negli anni della scuola dell’obbligo, sono impressionanti. Senza contare lo stato dell’edilizia scolastica, l’inesistenza del tempo pieno e di un accettabile servizio mense, la chiusura pomeridiana delle palestre e la mancanza di servizi di supporto. Anche da questo punto di vista il Caselli è un caso da prendere ad esempio. Ci domandiamo spesso cosa fare e non diamo il giusto risalto a ciò che già si è fatto di positivo. Non è banale vedere in una città come Napoli una scuola ben tenuta, con gli intonaci in condizioni perfette, i cortili puliti, con le piante e il prato curati. Tutto ciò rende chiaro cosa dovrebbe essere la scuola al Sud: la casa del sapere, un luogo civile sempre aperto per i giovani che vogliono migliorarsi, rispettato dalle famiglie. 

La terza e ultima considerazione riguarda la figura del dirigente scolastico-manager. Il ruolo che de Bartolomeis riveste nell’esperienza del Caselli dimostra chiaramente l’importanza di disporre di dirigenti scolastici in grado di coniugare attenzione ai contenuti didattici e competenze manageriali, e che ci possono essere – e saranno anche tanti – dirigenti scolastici di carriera con queste caratteristiche, ma vanno collocati al posto giusto, in modo tale da imprimere ad ogni scuola un profilo autonomo e capacità di attrarre. Ma se queste competenze non sono presenti è necessario reperirle, inserendo forze nuove provenienti dall’esterno, attingendo nell’ambito del mercato della consulenza. A condizione che tutti concordiamo su una certa idea di scuola che sia capace di ritornare centrale nella vita dei nostri giovani.

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