SALVINI VUOLE IL GREMBIULE A SCUOLA/ Così i bambini sono tutti uguali

Matteo Salvini torna a proporre l’uso del grembiule a scuola. Dal suo punto di vista, in questo modo i bambini sarebbero tutti uguali

16.03.2019 - Bruno Zampetti
matteo salvini
Matteo Salvini (Lapresse)

SALVINI RILANCIA SUL GREMBIULE A SCUOLA

Matteo Salvini torna a proporre l’uso del grembiule a scuola. Dal suo punto di vista, in questo modo i bambini sarebbero tutti uguali. Non è la prima volta che il vicepremier parla di questo tema e stavolta ha ritirato fuori l’argomento durante il suo tour elettorale in Basilicata. Come spiega Repubblica, a Lauria ha detto: “A scuola per me metti lo stesso grembiule a tutti, così non ci sono belli e ricchi, ma sono tutti uguali”. “Alle elementari e alle medie avevamo il grembiule uguale per tutti e non c’era chi aveva la felpa firmata. Si tratta di una questione di educazione e convivenza civile”, ha poi aggiunto rifacendosi quindi al proprio passato. Il leader leghista, nel suo tour elettorale in Basilicata, ha parlato anche in altre occasioni di scuola, criticando quei genitori che aggrediscono gli insegnanti, dicendo che in certe occasioni gli schiaffoni andrebbero dati ai genitori e non ai loro figli.

IL RITORNO DELL’EDUCAZIONE CIVICA

Salvini ha anche rilanciato la proposta di reintrodurre il servizio militare obbligatorio o comunque di far dedicare ai giovani un anno al Servizio civile per il volontariato. Inoltre, ha salutato con favore il ritorno dell’obbligatorietà a scuola dell’insegnamento di educazione civica, cosa che può consentire di imparare anche il rispetto e aver presente che oltre ai diritti esistono anche dei doveri nella società. Resta ora da capire se il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, anch’egli appartenente alla Lega, recepirà la richiesta di Salvini, che se non fino alle medie vorrebbe che il grembiule fosse obbligatorio quanto meno alle elementari. Quando a gennaio Salvini aveva già parlato dei grembiuli a scuola, Mario Rusconi, Presidente dell’Associazione nazionale dei presidi del Lazio, aveva detto che sarebbe meglio evitare una legge sul tema, lasciando libertà agli istituti sulla scelta in merito.



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