Eitan Biran, Riesame respinge ricorso di nonno Peleg/ Confermata ordinanza di arresto

- Chiara Ferrara

Il Tribunale del Riesame di Milano respinge il ricorso di Shmuel Peleg, nonno di Eitan Biran, in merito all’ordinanza di arresto

eitan biran
Eitan Biran, sopravvissuto alla strage del Mottarone

Il Tribunale del Riesame di Milano ha respinto il ricorso presentato dai legali di Shmuel Peleg, il nonno di Eitan Biran, in merito all’ordinanza di arresto internazionale emessa dal gip di Pavia a seguito del rapimento del bambino. Lo scorso 11 settembre, infatti, il cinquantottenne, al termine di un incontro programmato con il piccolo, lo ha prelevato e condotto sino a Lugano in auto, da lì si è imbarcato su un volo privato diretto a Tel Aviv. È per questo motivo che è indagato per sequestro di persona aggravato dalla minore età.

La difesa di Shmuel Peleg, nelle scorse settimane, aveva richiesto la revoca dell’ordinanza cautelare che ha provocato il mandato di arresto europeo, sostenendo che non si trattasse di sequestro di persona in quanto il bambino di 6 anni non è mai stato affidato alla zia Aya Biran, con cui vive da quando i genitori ed il fratellino sono morti sulla funivia del Mottarone. La donna “non ha diritto di custodia, ma è solo un gestore patrimoniale”, avevano detto gli avvocati. La teoria, tuttavia, non ha convinto i giudici del Tribunale del Riesame di Milano.

Eitan Biran, Riesame respinge ricorso di nonno Peleg: la rabbia dei legali

I legali di Shmuel Peleg, nonno di Eitan Biran, hanno accolto con rabbia la decisione del Tribunale del Riesame di Milano di respingere il ricorso relativo all’ordinanza di arresto internazionale emessa dal gip di Pavia a seguito del rapimento del bambino.

“Dopo che il tribunale per i Minorenni aveva raccomandato riserbo agli avvocati, il procuratore dello stesso Tribunale è apparso da Bruno Vespa; il procuratore di Pavia addirittura ha emesso un comunicato stampa prima dell’esecuzione dell’ordinanza custodiale a carico di Peleg”. Lo ha detto, ai microfoni di Adnkronos, l’avvocato Paolo Sevesi. “La stessa ordinanza è stata diffusa in formato Word, con il file originale salvato dal giudice, lo stesso pomeriggio, cosa gravissima e mai accaduta prima”.



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