“Emergenza non sostituisca normalità”/ Irti (giurista): “Ha ragione Cacciari…”

- Alessandro Nidi

Il giurista Natalino Irti ha commentato la situazione politica e sociale in Italia con la pandemia, parlando di “meditata e accorta trepidazione”

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Palazzo Chigi (LaPresse)

Natalino Irti, giurista, professore emerito dell’università “La Sapienza” di Roma e socio nazionale dell’accademia dei Lincei, ha rilasciato un’intervista ai microfoni del quotidiano “La Verità”, analizzando la situazione collegata alla democrazia nel nostro Paese: “L’emergenza tecnico-economica, disegnando o promuovendo un’Italia diversa, ha in sé un sicuro grado di energia innovatrice, alla quale potrebbe congiungersi un’altra forma di democrazia”.

Sulle idee espresse da Massimo Cacciari in questi mesi, Irti ha parlato di “meditata e accorta trepidazione. La continuità temporale dell’emergenza è un fenomeno che desta gravi interrogativi. Il limite estremo si fa sempre più vicino”. Le regole del Green Pass hanno ricordato una volta di più che, nonostante la nostra nazione faccia parte dell’Unione Europea, “il singolo Stato rimane signore del trattato: esso continua ad avere il monopolio dell’uso della forza. Qui non c’è da fare del banale nichilismo, ma soltanto da rammentare le mutevoli e inattese vicende della storia umana”.

NATALINO IRTI E LA SITUAZIONE DELLA POLONIA

In materia di Pnrr, Natalino Irti sul quotidiano “La Verità” ha esternato una riflessione personale: “Alla classe politica spetta, o spetterebbe, la competenza sui fini comuni, e ai tecnici di approntare gli strumenti necessari per conseguirli. Quando il tecnico, sollevandosi dalla posizione strumentale, impone alla comunità i fini del proprio specialismo, egli si fa politico ed è esposto, come tale, al giudizio politico”.

Un esempio utile in tal senso giunge dal caso della Polonia e della sua diatriba con l’Ue: “Oggi lo sguardo vede, in linea di massima, organi politici che usano tecno-strutture e dunque rimangono politici. Domani potrà accadere che altre potenze, di carattere tecnico ed economico, siano capaci di sovrastare regole e istituti democratici, o di sopprimerli o di ridurli a riti passivi e periferici. Di qui la necessaria attenzione ai movimenti, labili ed effimeri che possano apparirci. Ciò che si muove giunge dal sottosuolo sociale: questo è il tempo dell’attesa, che esige lo sguardo penetrante e una sorta di talento diagnostico”.



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