SCIENZA&STORIA/ Nicolò Stenone. Un modello di Ricercatore

- Francesco Abbona

Il primo sviluppo della scienza moderna è determinato da veri «esploratori della natura» come Stenone la cui concezione dell’indagine scientifica è la conoscenza del vero senza preconcetti.

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Nicolò Stenone

Il primo sviluppo della scienza moderna, dopo la fondazione metodologica di Galileo, vede la presenza di veri «esploratori della natura» che non sono ancora «specialisti», ma che, piuttosto, applicano il metodo scientifico a vari ambiti del reale. Particolarmente interessante in questo clima la vicenda scientifica e umana di Stenone. Attraverso la biografia qui delineata emerge una concezione dello scopo dell’indagine scientifica che ne determina l’impostazione: la conoscenza del vero perseguita su dati verificati a prescindere da idee preconcette. Ancora oggi una sfida per ogni ricercatore.

Niccolò Stenone fa parte di quella schiera di scienziati secenteschi che partiti dalla matematica come interesse primario approdano allo studio della natura. La massima parte dirige le ricerche verso gli organismi viventi, mentre Stenone le estende anche al mondo inorganico. Risultato di questa viva curiositas intellettuale è un eccezionale progresso nella conoscenza della natura, cui lo Stenone perviene grazie certo alla sua genialità, ma anche con una metodologia appropriata e proponendo modelli interpretativi della realtà studiata.
Si può affermare senza tema di esagerazione che egli realizza il prototipo dello studioso ideale, il quale si avvicina allo studio della natura senza pregiudizi, con i soli strumenti della ragione e dell’intuizione. [Immagine a sinistra: Ritratto di Stenone, Galleria degli Uffizi, Firenze (autore ignoto)]
Questa attitudine non gli evita però per certi aspetti di essere figlio del suo tempo, tuttavia quello che conta sono la sua impostazione di fondo e il suo metodo, esemplari e tuttora validi. Non va dimenticato che siamo nel 1600, agli albori dello sviluppo della scienza e del pensiero scientifico. Galileo (1564-1642) aveva aperto con determinazione la strada e Cartesio (1596-1650) aveva teorizzato con acutezza e spregiudicatezza il metodo.
Ora tutto era da fare ed inventare, la natura era lì, libro immenso e affascinante da guardare e avvicinare in modo nuovo, ma occorreva tenere in conto i pesanti condizionamenti culturali dell’ambiente e la difficoltà di saper discernere ciò che della tradizione era perituro e ciò che era valido.
In questo compito immane e ricco di promesse che l’uomo occidentale si era dato e che avrebbe rivoluzionato il mondo e dato l’avvio alla modernità, un posto di primo piano spetta a Niccolò Stenone.
Il suo nome è decisamente meno noto di quello di altri suoi contemporanei, come Newton, Leibniz, Huyghens, Pascal e ovviamente Galileo e Cartesio, eppure il suo contributo è non meno decisivo, al punto da essere considerato il fondatore di più discipline, per giunta diverse tra loro, come paleontologia, geologia e cristallografia, cui vanno aggiunti apporti geniali e decisamente innovativi in anatomia.
Quali sono dunque le sue benemerenze scientifiche?
Come le ha conseguite? Cosa lo ha portato allo studio della natura?
Come in ogni biografia, le ragioni della vita matura sono da ricercare negli anni giovanili, dove si forma il carattere e si fanno le scelte decisive. Diamo dunque uno sguardo ai primi vent’anni di Stenone.

La giovinezza

Niccolò Stenone, in danese Niels Steensen, nasce il primo gennaio 1638 (calendario giuliano) in una famiglia che annoverava tra i suoi avi predicatori luterani – la Danimarca aveva adottato il luteranesimo nel 1536 -, ma il padre aveva preferito il lavoro dell’orafo, e figlia di orafi era anche la madre.
I tempi erano duri, la Danimarca era coinvolta nella infausta Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) da cui sarebbe uscita stremata come molti altri paesi. La peste del 1654 e lo stato di belligeranza con la Svezia (1657-1660) avrebbero peggiorato la situazione. Il piccolo Niels, debole di salute, passa l’infanzia in compagnia degli adulti, dai discorsi gravi e impegnati. A sei anni perde il padre e la madre tosto si risposa con un altro orafo. A dieci anni viene iscritto alla scuola di Nostra Signora (Vor Frue Skole) a indirizzo umanistico-religioso. Qui ha validi insegnanti, tra cui J. Ejlersen, matematico, e Olaf Borch, tanto appassionato di latino quanto di scienze naturali, abile sperimentatore di chimica ed esperto botanico.
Niels diventa amico del figlio di Simon Paulli, professore di anatomia e medico di corte, ne frequenta l’abitazione, dove campeggiano 24 scritte variamente ammonitrici, indici di un ambiente austero: «O uomo, ricordati dell’eternità. L’occhio di Dio si è posato su di te!», «Una ricca cucina è madre di malattie». [Immagine a destra: Il primo edificio dell’Università di Copenhagen fu la Domus anatomica con relativo anfiteatro, completato nel 1644]
Frequenta il laboratorio della casa paterna e impara l’uso di strumenti, la misura di volumi, le proprietà dei metalli e delle gemme. Nel 1654, durante la peste che portò via circa un terzo degli abitanti di Copenhagen, Niels ha modo di mettere in pratica le virtù cristiane, collaborando alla sepoltura dei compagni colpiti a morte.
Nel 1656, all’età di diciotto anni, si iscrive all’Università di Copenhagen optando per Medicina a causa delle «angustie familiari», anche se la sua passione è la matematica, la disciplina della certezza. Oltre la medicina, studia le scienze naturali, la matematica e le lingue classiche. [Immagine a sinistra: Dispositivo a ruota per la lettura, in uso nella biblioteca dell’Università di Copenhagen dal 1653]
Tra i professori primeggiano i fratelli Thomas e Rasmus Bartholin, celebre anatomista il primo, allievo di Cartesio il secondo. Questi, appassionato paladino della matematica, introduce la geometria analitica all’università e affascina Stenone, il quale tuttavia sceglie come proprio tutore il fratello medico, Thomas.
La tranquillità degli studi viene bruscamente interrotta nell’agosto del 1658, quando il re svedese Carlo X Gustavo pone l’assedio a Copenhagen. L’università è chiusa, il giovane Niels è arruolato nella difesa e approfitta dei momenti liberi per frequentare la biblioteca regia e quelle private. Nel mese di febbraio del 1659 l’attacco svedese viene respinto. Rimanendo ancor chiusa l’università, nel mese di marzo del 1659 Niels inizia un diario che termina ai primi di luglio.
Il manoscritto, che egli intitola Chaos e che viene scoperto solo nel 1946, è una fonte preziosissima per comprendere la personalità dello Stenone. È una raccolta non sistematica di citazioni, pensieri, riflessioni, progetti di lavoro, proposte e risultati di esperimenti, giudizi.
Veniamo a sapere che Niels ha letto opere di un’ottantina di autori diversi, tra cui gli studiosi più famosi dell’epoca: Keplero, Galileo, Cartesio; conosce le più recenti acquisizioni scientifiche, parteggia per Copernico e spesso cita, lui luterano, il testo di pietà di un gesuita tedesco, Jeremias Drexel. Non mancano preghiere e invocazioni – il diario porta sopra il titolo il motto In nomine Iesu. In questo diario troviamo enunciate l’ispirazione profonda della sua vita e le motivazioni delle sue scelte, in particolar modo le ragioni delle sue indagini naturalistiche.

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Francesco Abbona
(Ordinario di Mineralogia, Università degli Studi di Torino)

Indicazioni Bibliografiche

  1. D.M. Manni, Vita del letteratissimo Nicolò Stenone di Danimarca, Vescovo di Titiopoli e Vicario Apostolico, Firenze 1775
  2. Niccolò Stenone. Prodromo di una dissertazione sui corpi naturalmente inclusi in altri corpi solidi, Trad. di G. Montalenti, Leonardo da Vinci, Roma 1928.
  3. R. Cioni, Niccolò Stenone Scienziato e Vescovo, Le Monnier, Firenze 1953.
  4. Comitato Stenoniano, Niccolò Stenone, Tip. Rinaldi, Firenze 1960.
  5. G. Scherz, Niccolò Stenone, Ediz. Paoline, Roma 1965.
  6. N. Morello, La Nascita della Paleontologia nel Seicento, F. Angeli, Milano 1979.
  7. L. Casella (a cura di), Niccolò Stenone. Opere scientifiche. vol. I, II, Cassa di Risparmi e Depositi di Prato.Nuova Europa editrice, Firenze 1986.
  8. N. Quattrin, Nicola Stenone scienziato e santo (1638-1686). Nel III centenario di sua morte, Accademia Olimpica, Vicenza 1987.
  9. L. Negri, Il contributo di Niccolò Stenone al progresso delle scienze anatomiche, “Il futuro dell’uomo”, XIV, pp. 53-65, 1987.
  10. Niccolò Stenone (1638-1686). Atti delle giornate di studio: Firenze, 17-18 novembre 1986, Olschki, Firenze 1988.
  11. G. Scherz, Niccolò Stenone, La Civiltà Cattolica, Roma, senza data (dopo il 1988).
  12. R. Angeli, Niels Stensen: il beato Niccolò Stenone, uomo di scienza innamorato del vangelo e dell’Italia. A cura di L. Negri, 2° ed. Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 1996.
  13. A. Mottana (a cura di), Niccolò Stenone. Su un corpo solido contenuto naturalmente entro un altro solido. Prodromo a una dissertazione, Supplemento al N.1 di Teknos. Ed. fuori commercio. Edizioni Teknos, Roma 1995.

© Pubblicato sul n° 21 di Emmeciquadro




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