SCIENZA&STORIA/ Galileo Ferraris. Portare Energia nella casa della gente.

Galileo Ferraris ha dato un contribuito significativo ai grandi cambiamenti nel modo di vivere del secolo scorso con i suoi studi sul trasporto e la distribuzione dell’energia elettrica.

21.04.2005 - Sigfrido Leschiutta
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Galileo Ferraris

Personalità capace di coniugare le ricerche teoriche con le applicazioni tecnologiche, Galileo Ferraris ha dato un contribuito significativo ai grandi cambiamenti nel modo di vivere del secolo scorso con i suoi studi sul trasporto e la distribuzione dell’energia elettrica. L’autore, accanto alla figura di studioso e inventore, ne tratteggia l’impegno civile che lo vide fortemente coinvolto nelle vicende politiche e sociali del suo tempo.

Emblematico della tensione che animava Galileo Ferraris, fin dagli anni della sua formazione tecnico-scientifica, verso il proposito di «portare energia e un piccolo motore nella casa della gente» è questo sillogismo: il lavoro della donna è necessario alla società, ma la fabbrica distrugge la famiglia, quindi facciamo in modo che la donna possa restare a casa, ma anche rendersi economicamente utile, per esempio installando un piccolo motore, per muovere un telaio o la macchina da cucire.
La soluzione finale del trasporto dell’energia, quella che pratichiamo tutti i giorni e che si chiama trasmissione in alternata, mediante un concetto e due oggetti, trasformatore e motore con induzione, è invero molto diversa da quella ipotizzata dal giovane ingegnere nella sua tesi di laurea(1), ma il concetto e i due oggetti, sui quali si basa nel mondo la nostra società contemporanea, sono tutti e tre, per un verso o l’altro, basati su idee, realizzazioni, iniziative o teorie del giovane ingegnere torinese.
Scopo di questa nota è appunto il ricordare questi contributi essenziali al nostro modo di vivere con il trasportare a distanza, mediante fili, energia elettrica ottenuta da energia meccanica e il trasformarla nuovamente in luce o energia meccanica in ogni casa. [Immagine a sinistra: Galileo Ferraris]
Di oggetti derivati direttamente dalle idee del Ferraris, ne abbiamo almeno dieci-venti in ogni appartamento(2), per aiutarci nelle piccole esigenze della vita quotidiana, oltre agli innumeri motori usati nell’industria. Una ragionevole stima vuole che in ogni città ci siano molti più motori con induzione che cittadini.
Una valutazione analoga vale per il numero dei trasformatori.(3)
È comunque opportuno, prima ancora di descrivere gli oggetti che con la loro carica eversiva spiazzarono le concezioni e la prassi prevalente del momento e costrinsero gli scienziati a formulare nuove rappresentazioni e teorie, considerare brevemente alcuni aspetti dell’uomo e le vicende salienti di una vita intensissima, che non arrivò a cinquant’anni. A tal fine i prossimi tre paragrafi di questo testo, sono dedicati a cenni biografici e alle attività di cittadino e accademiche.
Una delle caratteristiche notevoli di Galileo Ferraris è la simbiosi in lui tra il fisico, il matematico e l’ingegnere; inoltre, la sua austera concezione della missione del dotto, fu temperata da una completa immersione nei problemi tecnici dell’epoca. La sua partecipazione alle vicende scientifiche e tecniche è notevole: l’attiva presenza a congressi ed esposizioni, il lavoro in commissioni di ogni tipo, gli incarichi professionali e infine l’abbinamento della teoria alla pratica. Non minore la sua partecipazione alla vita della società: non visse astratto in un suo mondo segreto, ma partecipò attivamente alla vita e della Città e della Nazione, sino a essere chiamato al Senato del Regno, pochi mesi prima di morire.
Non è comunque fuor di luogo ricordare sin da ora, per dare un’idea della carica innovativa della sua azione, che ha letteralmente trasformato il suo e il nostro secolo, che la vicenda tecnologica da lui innescata si concluse su scala globale, tecnicamente e industrialmente, in meno di vent’anni, cioè in un tempo brevissimo. Solitamente, infatti, i meccanismi di sostituzione delle fonti di energia – fieno, legno, carbone, petrolio, gas naturale, atomo, energia di fusione, eccetera – si estendono su molte decine di anni. Nel nostro caso gli estremi dell’arco temporale richiesto dall’energia elettrica sono rappresentati dai primi impianti di distribuzione in continua nel 1881 e dalla definitiva adozione, al giro del secolo, della distribuzione con corrente alternata trifase, preconizzata dall’esperimento di Torino del 1884. I suoi contributi tecnici e scientifici sono descritti nelle pagine seguenti.
Verranno indicati e confrontati i cinque metodi di trasmissione dell’energia che vennero sperimentati negli Stati Uniti e in Europa in quel ventennio considerando, con un certo dettaglio, la situazione adottata a Parigi. Verrà poi descritto l’esperimento del settembre 1884, durante il quale, alla presenza di una commissione internazionale, fu effettuato da Torino a Lanzo il primo trasporto di energia elettrica alternata, e si accennerà all’altro grande intervento del Ferraris (1885), con un motore in alternata che si avvia da solo, può girare a scelta nei due versi e può essere costruito e sempre con elevati rendimenti, sia per motori minuscoli sia per quelli immani usati per i laminatoi delle acciaierie.

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Sigfrido Leschiutta
(Ordinario di Misure Elettroniche presso il Politecnico di Torino dove insegna dal 1962. È membro del Consiglio d’amministrazione dell’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris (IEN), vice presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino e membro del Comitato Internazionale dei Pesi e delle Misure.

Note

  1. Un lungo filo metallico, mosso da una ruota idraulica e che girava per la città, entrando nelle case.
  2. Tre motori con induzione nella lavapanni e altri tre nel lavastoviglie (agitatore, pompa per vuotare la vasca, timer per regolare le varie attività), e uno in ventilatori, aspiratori, macina-caffè, aspirapolvere, contatore di energia, eccetera.
  3. Ogni apparato di «intrattenimento», come ricevitore radio, televisore, giradischi, registratore ha almeno due trasformatori e così il calcolatore)

© Pubblicato sul n° 23 di Emmeciquadro




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