SCIENZAinATTO/ Trasformazioni ambientali in diretta: biodiversità e cambiamenti climatici nel Mediterraneo

- Giorgio Bavestrello

Lo studio delle trasformazioni zoologiche può essere un’avventura entusiasmante che l’autore documenta descrivendo con passione i cambiamenti climatici nel Mar Mediterraneo.

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Colonie di corallo rosso (Corallium rubrum) sulla falesia rocciosa del Promontorio di Portofino

Come dice l’autore, «per la prima volta le circostanze consentono di realizzare il sogno di ogni paleoecologo: poter studiare in diretta l’ambiente durante un periodo di cambiamento delle condizioni climatiche».
Ma lo studio delle trasformazioni zoologiche può essere un’avventura entusiasmante non solo per i biologi che fanno ricerca di base o per i subacquei che guardano i fondali marini con occhi attenti, ma anche per insegnanti e studenti che si accostano al mondo animale in termini non solo staticamente descrittivi.
Un’ampia documentazione delle trasformazioni che si stanno compiendo nel Mar Mediterraneo in tempi compatibili con la scala della vita umana, comunicata lasciando trasparire la passione per il mondo vivente che ci circonda.

Cosa c’è di più consueto, nel nostro immaginario, del mare attorno al quale si è evoluta la storia dell’umanità? Eppure questo quieto lago che da tempo immemorabile assiste indi!erente al sorgere e allo scomparire di millenarie civiltà ha avuto una storia incredibilmente travagliata che ha in”uito in modo radicale sulla composizione degli organismi che lo hanno progressivamente popolato.

La storia del Mediterraneo

La storia del Mediterraneo è storia alternata di comunicazione e di separazione a partire da molti milioni di anni fa quando il mare nostrum era parte della Tetide, l’oceano tropicale che si estendeva, seguendo i paralleli tra i due supercontinenti della Laurasia e della Gondwana. Alcune interessanti storie biologiche affondano le loro radici in quel lontano passato.
Forse la più affascinante riguarda una specie animale che può essere considerata l’emblema stesso del Mediterraneo: il corallo rosso (Corallium rubrum), sostanza magica, afrodisiaca, apotropaica, risorsa preziosa che ha alternativamente vivificato l’economia di antiche città marinare come Genova, Trapani, Alghero e Torre del Greco.
La natura della straordinaria sostanza conosciuta sin dal neolitico e pescata attivamente da greci e romani con ingegnosi attrezzi il cui uso, oggi considerato distruttivo, è stato abolito con recentissimi atti legislativi, è rimasta avvolta nel mistero per millenni fino a quando, in piena età dei lumi le osservazioni di un gruppo di visionari pionieri l’hanno con certezza attribuita al regno animale.
Ma il mitico organismo non ha così svelato completamente i suoi misteri, primo fra tutti quello della sua inusuale distribuzione geografica con specie estremamente simili, appartenenti allo stesso genere Corallium, presenti sia in Mediterraneo che nel Pacifico senza nessuna popolazione intermedia.
Oggi è chiarito che questa caratteristica geografica del corallo va ricercata nella distribuzione di un antenato comune alle specie attuali diffuso senza soluzione di continuità nella Tetide, le cui popolazioni sono rimaste isolate dalla chiusura dell’antico bacino (Bayer, 1964). Queste popolazioni, separate da almeno 15 milioni di anni, hanno dato origine a specie diverse, oggi identificabili, benché ancora assai simili.
Recentemente è stato scoperto che alcune specie di spugne che vivono come parassiti, perforando lo scheletro delle specie dei coralli preziosi, hanno esattamente la stessa distribuzione del loro ospite chiaramente indicando che questo particolarissimo tipo di relazione interspecifica è sorto, mantenendosi inalterato da lunghi milioni di anni e condizionando la distribuzione dei due partners (Calcinai et al., 2004).

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Giorgio Bavestrello
(Ordinario di Zoologia presso il Dipartimento di Scienze del Mare dell’Università Politecnica delle Marche ad Ancona)

© Pubblicato sul n° 33 di Emmeciquadro

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