TARIFFE/ Bortolussi: così lo Stato contribuisce a farle aumentare

GIUSEPPE BORTOLUSSI: dalla tassa sulle tasse alle mancate liberalizzazioni. Ecco i motivi che hanno sancito il passaggio dai monopoli pubblici a quelli privati. Chi ci ha perso? Le famiglie

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In Italia le tariffe continuano ad aumentare? È normale, perché da noi alle privatizzazioni non hanno fatto seguito adeguati processi di effettiva liberalizzazione dei mercati. Pertanto, ai monopoli pubblici si sono sostituiti quelli privati. E in tutto questo lo Stato non ha mai abbassato il livello di tassazione. È semplice, ma non banale, la considerazione che Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, ha fatto a ilsussidiario.net a commento degli ultimi dati diffusi da Confesercenti sull’aumento delle tariffe per i rifiuti solidi urbani, il trasporto locale, l’elettricità, il gas e l’acqua potabile. Dati che, oltretutto, non fanno che confermare quelli che già l’associazione mestrina aveva diffuso a metà agosto. La Confesercenti, infatti, con uno studio, ha reso noto che dal 2007 al 2011 l’aumento delle tariffe è stato in media del 18% a fronte di un aumento dei prezzi al consumo del 10%. Motivo per cui ai consumi delle famiglie sarebbero stati sottratti 8,4 miliardi di euro dallo stato. La Cgia di Mestre, invece, aveva parlato di aumenti sulle tariffe più che doppi negli ultimi 10 anni. Ecco cosa ci ha detto Bortolussi.

La Confesercenti spiega che l’aumento delle tariffe, soprattutto quelle dell’energia elettrica e del gas, è in parte legato alle quotazioni petrolifere. Lei è d’accordo?

È vero, ci sono stati aumenti dei prezzi delle materie prime e in particolar modo del petrolio. E quando si parla di energia elettrica e gas è evidente che i rincari dipendano anche dall’aumento del petrolio. Però non sono le uniche tariffe ad essere aumentate. Prenda l’acqua, per esempio, che era la meno cara d’Europa e che ha ora registrato aumenti molto consistenti.

A cosa attribuite i rincari delle tariffe?

Una delle cose che noi abbiamo rilevato con il nostro studio è che c’è sì un discorso che riguarda gli aumenti delle materie prime. Ma se guardiamo i casi di benzina e gasolio non possiamo tacere il fatto che il 58% del costo alla pompa è dovuto a tasse. Non si possono sempre incolpare gli sceicchi. Se lo Stato italiano mette il 58% di tasse, c’è ben poco da fare. E poi da noi c’è anche la tassa sulle tasse.

Prego?

Sì, ha capito bene, da noi c’è la tassa sulle tasse. Sull’elettrica, così come sulla benzina e sul gas, in Italia non si paga soltanto l’accisa. Ma si paga persino l’Iva, oltre che sul costo industriale, anche sull’accisa. Una tassa, sulle tasse. E questa non è questione di materie prime. È lo Stato che l’ha deciso.

Niente male.

E poi dobbiamo riconoscere che in Italia le privatizzazioni sono servite a poco perché non sono state accompagnate da sufficienti liberalizzazioni. Dai monopoli pubblici si è così passati ai monopoli privati. Non è così che si riducono i costi.

Che fare dunque?

Ci vorrebbe più concorrenza,  più società messe in grado di competere tra di loro. Solo questo potrebbe far abbassare i costi. Ma se non si arriverà a un livello più alto di liberalizzazioni nulla cambierà. E lo Stato italiano dovrebbe smetterla di tassare tutti questi beni in questa maniera. L’Italia è il primo Paese in Europa per tassazione sulla benzina. Qualche volta ci supera la Grecia, ma siamo lì.

Come si ottiene più concorrenza su elettricità, acqua, trasporti locali e gas?

Abbassando le tasse. Perché nel momento in cui è la tassazione che “la fa da padrona” si restringe di molto la possibilità di concorrenza. I nostri prezzi dei consumi, alla fine, risultano troppo spropositati se si tiene conto dell’Iva. E l’energia elettrica in Italia è la più cara d’Europa: spendiamo in media il 35/40% in più del resto d’Europa, in particolare piccole imprese. E questo nonostante le privatizazioni abbiano consentito di calmierare un attimino i prezzi. I trasporti locali invece sono un disastro: non mi pare di conoscere posti dove funzionino. Ma questa è un’altra storia.

 

(Matteo Rigamonti)

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