Enrico Berlinguer/ Morto 35 anni fa, Zingaretti: “Da lui tre insegnamenti per il Pd”

- Dario D'Angelo

L’11 giugno 1984 moriva Enrico Berlinguer: l’emorragia cerebrale dopo l’ictus al comizio di Padova. Mattarella lo omaggia: “Ha unito gli italiani”

enrico berlinguer 2019 youtube
L'ultimo discorso di Enrico Berlinguer (foto Youtube)

Nel 35esimo anniversario della morte di Enrico Berlinguer, storico segretario del PCI, è Nicola Zingaretti, segretario di quel Partito Democratico che di quella tradizione politica si propone di essere l’erede e l’evoluzione, a fornire un ricordo sentito del leader sardo. In un articolo pubblicato sull’Huffington Post, Zingaretti ha indicato tre insegnamenti di Berlinguer di cui il Pd dovrebbe fare a suo avviso tesoro: primo, si deve “recuperare un patrimonio di serietà, di etica pubblica e privata e grandi obiettivi comuni su cui costruire un progetto politico aperto e plurale. Dobbiamo avere l’ossessione della partecipazione, dell’inclusione, di far contare soprattutto chi di potere e possibilità di rappresentanza ne ha meno, e per primi quindi i lavoratori e le masse escluse, proprio come indicava Berlinguer”; secondo, aggiunge Zingaretti, si deve “combattere con ogni nostra forza la battaglia del rigore e dell’intransigenza nella prassi della politica. È doloroso dirlo a trentotto anni dalla celebre intervista di Berlinguer a Scalfari sulla “questione morale”, ma la lotta senza quartiere alle bande, ai clan, agli egoismi e agli interessi particolari resta l’unico antidoto alla più resistente tra le malattie italiane, un virus che ha attaccato e infettato i nodi del potere e lo stesso campo della sinistra, impedendo decennio dopo decennio l’inverarsi di una forma veramente compiuta di democrazia”. Infine, precisa il segretario dem, “dobbiamo avere sempre in mente come stella polare l’obiettivo della qualità dello sviluppo, che è un grande tema che Berlinguer aveva intuito con incredibile lungimiranza”. (agg. di Dario D’Angelo)

ENRICO BERLINGUER, MORTO 35 ANNI FA

L’11 giugno 1984, esattamente 35 anni fa, moriva Enrico Berlinguer. Il leader del Partito Comunista Italiano venne colpito da ictus durante un comizio a Padova quattro giorni prima. Nonostante gli inviti della folla (“Basta Enrico!”) ad interrompere il comizio, il segretario del maggior partito di sinistra italiano – molto faticosamente – decise di portare a compimento il suo intervento. Quello sforzo gli costò probabilmente la vita: alla fine del comizio Berlinguer rientrò in albergo, dove entrò in coma. Dopo un consulto medico venne trasferito all’ospedale Giustinianeo e ricoverato in condizioni drammatiche. Morì a causa di un’emorragia cerebrale. Ai suoi funerali, il 13 giugno a Roma, parteciparono due milioni di persone. Sull’onda emotiva di quella morte alle successive elezioni europee il PCI per la prima e unica volta nella propria storia superò la DC, affermandosi come primo partito italiano (33,3% contro 33,0%).

ENRICO BERLINGUER, IL RICORDO DI MATTARELLA

Sono tanti i ricordi di Enrico Berlinguer forniti nel giorno del 35esimo anniversario della sua morte. Tra questi spicca quello di Sergio Mattarella, il Presidente della Repubblica che ha parlato dell’ex segretario del Partito Comunista Italiano come di “un leader politico stimato e popolare, protagonista di una stagione che ha accompagnato lo sviluppo del Paese nei diritti, nella partecipazione democratica”. Il capo dello Stato ha aggiunto:”A trentacinque anni di distanza, la sua drammatica scomparsa è ancora nel ricordo di tanti italiani e la sua figura di uomo di dialogo, riflessivo e rigoroso, di dirigente combattivo, capace di svolte importanti nell’affermazione dell’autonomia del movimento comunista italiano, continua a suscitare attenzione anche tra i giovani e rispetto anche da quanti non condividevano le sue idee”. Per Mattarella, “Berlinguer seppe definire ed esprimere l’originalità politica e culturale sviluppatasi, con la vita della Repubblica, nel comunismo italiano, assumendo la fedeltà alla Costituzione e la sua difesa come caratteristica del partito. Una consapevole scelta che contribuì alla unità del popolo italiano nei momenti più difficili e bui del terrorismo, degli attacchi eversivi, delle crisi che minacciavano profonde fratture sociali. Il suo confronto con Aldo Moro e gli altri leader politici ha caratterizzato passaggi importanti della storia italiana, collocandosi nell’ambito dell’unità delle forze democratiche e popolari e della loro capacità di incontrarsi o collaborare nelle emergenze, pur nelle distinzioni tra maggioranza e opposizione, che hanno salvaguardato, nei decenni, la vita democratica e il progresso del Paese”.



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