ATOMICA IRAN/ Khoury (Daily Star): accuse infondate dei servizi segreti israeliani

“Le informazioni dell’Aiea sull’atomica iraniana provengono dai servizi segreti israeliani e non sono basate su alcuna prova”. Ad affermarlo è RAMI KHOURI, giornalista arabo cristiano

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Immagine d'archivio

“Le informazioni su cui si basa il rapporto dell’Aiea, da cui risulta che l’Iran starebbe costruendo una bomba atomica, provengono in larga parte dai servizi segreti israeliani. L’agenzia dell’Onu è probabilmente in buona fede, ma finora non è stata in grado di esibire una sola prova certa del fatto che Ahmadinejad punti a creare degli ordigni nucleari”. Ad affermarlo è Rami George Khouri, giornalista arabo cristiano, firma di punta del quotidiano Daily Star con sede a Beirut, e con doppia cittadinanza tra cui quella degli Stati Uniti. Il sussidiario.net ha intervistato l’analista sul documento dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, da cui risulta che “l’Iran ha condotto attività rilevanti al fine di sviluppare un ordigno esplosivo nucleare”. Un rapporto in seguito al quale Israele ha fatto sapere: “Possiamo attaccare Teheran anche senza il via libera degli Stati Uniti”, i quali a loro volta non escluderebbero un’offensiva militare.

Fino a che punto è reale il rischio che l’Iran si doti della bomba atomica?

La maggior parte delle accuse dell’Aiea si basano quantomeno discutibili. Ovviamente, non so che cosa passi per la testa di Mahmoud Ahmadinejad, e quindi quanto sia effettivamente serio. Ma posso affermare con certezza che la politica seguita dall’Iran nel corso degli anni è stata quella di collaborare strettamente con l’Aiea e in alcuni casi di non limitarsi ai protocolli richiesti dall’agenzia dell’Onu. Mi riferisco in particolar modo alle visite degli ispettori e al fatto che l’Iran ha sospeso per due anni l’arricchimento dell’uranio. Teheran quindi ha dei precedenti accettabili per quanto riguarda la collaborazione con le ispezioni dell’Aiea, e prevedo che continuerà su questa strada. Ma ciò che gli iraniani non intendono fare è dover subire le sanzioni dei governi occidentali e di tutte le organizzazioni internazionali, sulla base di prove che non sono completamente confermate.

Che cosa ne pensa della posizione di Israele e Stati Uniti nei confronti dell’Iran?

Israele e Stati Uniti sono i due principali accusatori di Ahmadinejad, ma queste accuse come del resto anche altre non sono completamente convincenti né documentate. La mia opinione quindi è che si debba ritenere l’Iran innocente, fino a quando avremo le prove per affermare che è colpevole. Prima di allora, né gli Usa né altri Paesi hanno diritto di adottare sanzioni basate esclusivamente su congetture. Da moltissimi anni, nessuna delle ispezioni dell’Aiea è riuscita a esibire alcuna prova del fatto che l’Iran starebbe costruendo armi nucleari. E lo stesso vale anche per i servizi segreti americani. Quindi quelle dell’Aiea sono soltanto accuse, e la loro credibilità dipende dalla forza di prove che per ora sono tutt’altro che chiare.

Da dove provengono le informazioni su cui si basa il rapporto dell’Aiea?

Israele è una delle principali forze trainanti dell’asse contro l’Iran, e ha accusato ripetutamente il regime di Ahmadinejad. Il rapporto dell’Aiea contro Teheran quindi è stato completamente influenzato da quella che da anni è la posizione di Israele.

 

Quindi l’Aiea è in mala fede?

 

Non sto dicendo questo. L’Agenzia Onu per il nucleare ha formulato delle dichiarazioni e delle accuse che probabilmente ritiene siano veritiere. Ma la vera questione è da dove provengano le sue informazioni e come abbia fatto a ricavare le presunte prove dell’atomica iraniana. Possono averle ottenute dagli Stati Uniti, dai Paesi europei, dai loro stessi ispettori. Non conosciamo tutti i dettagli, ma chiaramente Israele ha una certa influenza in questo processo: lo Stato ebraico infatti è il principale Paese ad avere richiesto delle azioni nei confronti di Teheran minacciando di attaccare il regime iraniano.

 

Per Israele, Ahmadinejad è il pericolo numero uno per l’intero Medio Oriente. Lei non la pensa così?

 

I principali pericoli per il Medio Oriente sono Israele e il governo degli Stati Uniti, molto di più di Ahmadinejad o dello stesso presidente siriano Bashar Assad. Questi ultimi sono persone che compiono azioni condannabili, e da cui possono nascere dei problemi. Ma Israele, gli Stati Uniti e alcuni dei governi europei che appoggiano la politica israeliana e americana ci stanno causando dei problemi molto più numerosi e più grandi. Molte persone nel Medio Oriente sono iper-critiche nei confronti di Ahmadinejad e dell’Iran, e hanno tutti le loro ragioni. Ma ciò che rischia di destabilizzare il Medio Oriente sono le azioni di Israele contro la Palestina. E se guardiamo alla politica degli ultimi 20-30 anni, gli Stati Uniti non sono stati da meno.

 

Alla fine Israele attaccherà veramente Ahmadinejad?

Ritengo che Israele non voglia veramente attaccare l’Iran, ma soltanto assicurarsi che non abbia delle armi nucleari. La decisione che dovrà prendere sarà se ottenere questo risultato attraverso un attacco militare o per vie diplomatiche.

 

Ma il vero timore di Israele sono le armi nucleari, o l’influenza politica dell’Iran?

 

Sono le armi nucleari. Ovviamente, Israele non è favorevole al fatto che l’Iran diventi troppo forte nel Medio Oriente, ma la questione delle testate atomiche è la principale motivazione per cui Israele tiene Teheran sotto pressione.

 

Lo sceicco egiziano Aala Mazi Abulazaem ha dichiarato che i suoi seguaci sono pronti a combattere per difendere l’Iran. Eventuali sanzioni contro l’Iran potrebbero scatenare l’Islam fondamentalista?

 

Il fondamentalismo islamico è un termine che include molti tipi differenti di gruppi. Hezbollah per esempio è la mano dell’Iran, e quindi ovviamente potrebbe reagire con degli attentati alle sanzioni contro Teheran. Ma ci sono altri dei principali gruppi fondamentalisti o militanti, come Al Qaeda, che non sono legati all’Iran in nessun modo. Il fatto quindi che ci sia un gruppo pronto a difendere Ahmadinejad, non vuole dire che tutti lo faranno. E’ una generalizzazione, un po’ come dire che se un europeo ha una posizione, tutti gli abitanti del Vecchio Continente la pensano allo stesso modo.

 

(Pietro Vernizzi)

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