DALLA GRECIA/ Le nuove “utopie” di Tsipras

- Sergio Coggiola

L’estate riporta in evidenza in Grecia la diffusione dell’evasione fiscale. Il Paese nel frattempo fa i conti ancora con le “illusioni” di Tsipras. Il punto di SERGIO COGGIOLA

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Alexis Tsipras (Infophoto)

Beati i “ricchi”! Su un’isola delle Cicladi una villa di 200 mq con relativo terreno che la circonda, del valore commerciale di 300.000 euro paga 250 euro di tassa sulla casa (generalmente la seconda), con la giustificazione che è stata costruita su “terreno agricolo”. La stessa regola vale per tutte le ville poste sui crinali, in maniera sparsa, delle montagne delle isole elleniche. Buona parte sono state costruite senza alcun permesso. Ma questo fatto non ha ormai più importanza. Il punto è che il “ricco” con seconda casa su un’isola paga l’equivalente di un buco ateniese in periferia. 

In effetti, alla Grecia manca un catasto. Poi sulle isole mancano servizi sanitari e stanno arrivando, meno dell’anno scorso nello stesso periodo, i turisti. Sempre sulla stessa isola, andando verso nord, a sinistra sulla litoranea è situata la discarica dei rifiuti. A cielo aperto. Quando la fossa si riempie, si appicca il fuoco. Problema risolto: le spiagge frequentate sono nel sud dell’isola. Qualcuno aveva suggerito ai “syrizei” dell’isola di premere per la costruzione di un inceneritore che avrebbe smaltito tutta la spazzatura delle Cicladi. Tempo tre anni e il costo si sarebbe ammortizzato. Niente da fare. 

La situazione di quest’isola è simile a tutte le altre. Anche nella cronica evasione estiva – “cosa vuoi che se ne faccia uno straniero dello scontrino!”. Controlli della finanza? Si fanno, ma come una catena di Sant’Antonio c’è il passaparola tra i commercialisti delle varie isole. Approdano i controllori? Per tre giorni tutto in regola. Salgono sulla nave? Si ritorna alla “normalità”, ovviamente dopo aver avvertito i commercialisti dell’isola che stanno raggiungendo i controllori. Si calcola che quest’anno l’evasione toccherà i 17 miliardi, ma non sembra che il governo abbia gli strumenti per frenare questa abitudine. Manca il personale. Così come non ha gli strumenti – giuridici o amministrativi – per raccogliere almeno le briciole degli 82 miliardi che i privati devono alla Stato. Il fenomeno più aberrante è questo: 50 partite Iva devono alle casse statali qualcosa come 53 miliardi. Perseguirli? È possibile, peccato che i tribunali non funzionino a casa della “assenza” degli avvocati. Comunque il governo ha promesso loro la gogna mediatica: verranno pubblicati i loro nomi. 

In questo stato confusionale, con la macchina amministrativa che non funziona, il governo è pronto a rilanciare la sua politica “parallela” alla Troika, almeno fino a settembre, quando dovrà affrontare la seconda valutazione (review) in cui si dovrà discutere del mercato del lavoro e della funzione dei sindacati. Dunque in questi due mesi di vacanza, Tsipras ha fatto votare la legge sul “giusto sviluppo”, in cui si prevede che nel 2021 la disoccupazione sarà del 10%. Immaginifico il contenuto. Il primo ministro l’ha presentata usando come sfondo l’Acropoli, ha illustrato il “cosa” il suo governo deve fare, ma non ha specificato il “come”. Nessuno ha comunque dato risalto a questo nuovo fuoco fatuo del governo, la cui azione è rivolta soprattutto alla “comunicazione aziendale” e al compattamento dei suoi “syrizei”, sempre più dubbiosi ma “allineati e coperti”.

Lo si è notato lo scorso fine settimana, durante la riunione della Commissione Centrale di Syriza, la quale, all’unanimità, ha approvato la proposta che il governo presenti in Parlamento la nuova legge elettorale che prevede il proporzionale (con soglia al 3%) e il voto ai diciassettenni. Per inciso, va ricordato che dal 1974 a oggi la legge elettorale è stata modificata ben sette volte. Questa sarebbe l’ottava, qualora questa nuova proposta raccogliesse i 200 voti che permetterebbero alla nuova legge di entrare in vigore già alle prossime elezioni. Per tradizione, la legge è stata modificata dal governo ogni volta che questi era sicuro che le successive elezioni le avrebbe perse. Caso perverso nel 1989, quando Andreas Papandreou varò una legge che premiava il secondo partito a scapito del primo. Difficile comunque per Tsipras trovare i 200 voti, a meno che non accetti anche quelli dei neo-nazisti. 

Le ragioni di questa scelta? Syriza si è sempre dichiarato a favore del proporzionale, di conseguenza questa scelta sarà un ottimo collante per i “compagni”. Il presidente di un piccolo partito ha sostenuto che “Tsipras vuole che la Grecia venga governata da alleanze politiche”. Eppure ai governi “multicolore” il Paese è sempre stata allergico. Parecchi analisti, invece, sostengono che, dati i sondaggi, Syriza, che sarebbe in calo, non ha alcuna intenzione di uscire dalle stanze del potere. 

Un’ovazione ha raccolto la proposta di Tsipras alla Commissione Centrale, la quale, nel documento finale scrive “che il Memorandum che applica il governo non è una ‘proprietà’ di Syriza”. Dal palco, il primo ministro, a proposito di Brexit, si è scagliato contro la Germania, la politica dell’austerità e i leader europei che hanno indotto la crisi europea. Dimenticandosi comunque che soltanto un anno fa fu lui a mettere in crisi l’Europa. Nei corridoi dell’albergo, comunque, nessun ministro si è azzardato a fare previsioni sulle conseguenze del voto inglese. Questa “lezione” servirà ad allentare la pressione sulla Grecia, oppure, superato lo scoglio, Atene resta un problema che deve essere risolto: in che modo? Applicando alla lettera i diktat della Troika. Che poi è quanto hanno ribadito i suoi rappresentanti durante un convegno. Di più: il presidente dell’Esm, Klaus Regling, ha affermato che i sei mesi di Varoufakis sono costati alla Grecia 100 miliardi, cioè a dire 10.000 euro a cranio.

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