DAL KU KLUX KLAN A CRISTO/ Quel giovane che bruciava le croci ora è un sacerdote

- Paolo Vites

Sacerdote da più di trent’anni, un prete americano da giovane era un convinto razzista e membro del Ku Klux Klan. Ha fatto coming out lasciando la sua parrocchia

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Vecchia immagine di un membro del Ku Klux Klan

Dal bruciare le croci a indossare una croce. E’ il cammino di un ex membro del Ku Klux Klan, diventato poi sacerdote. Padre William Aitcheson lo ha raccontato lui stesso in una lettera aperta pubblicata da una rivista cattolica, scosso dai recenti avvenimenti di Charlotsville, dal ritorno dei suprematisti bianchi e dall’uccisione di una ragazza che manifestava contro di loro. Nessuno dei suoi parrocchiani ne sapeva niente, per tutti era un ottimo sacerdote che adesso, però, ha dato le dimissioni dalla sua parrocchia dicendo di aver bisogno di silenzio. Ovviamente sarebbe stato difficile continuare a fare il parroco dopo che ha raccontato di aver bruciato una croce nel giardino di una coppia di colore che nel 1977 aveva ardito trasferirsi in un quartiere a maggioranza bianca. Anni dopo la coppia ricevette la visita in segno di solidarietà dell’allora presidente Reagan, ma il giovane Aitcheson continuò a bruciare croci, a preparare ordigni esplosivi, frequentare un gruppo del Ku Klux Klan e a nutrirsi di odio. Stava addirittura progettando di assassinare la vedova di Martin Luther King.

“Le nostre azioni hanno conseguenze e benché sia fermamente convinto che Dio mi abbia perdonato – poiché perdona chinque si penta e chieda perdono – dimenticare quel che ho fatto sarebbe un errore. La realtà è che non possiamo dimenticare, non dovremmo dimenticare”, scrive ancora Aitcheson, aggiungendo “quando penso al passato, a quando bruciavo le croci, spedivo lettere di minaccia, è come se parlassi di qualcun altro. È difficile credere che fossi io” ha scritto. Poi William si allontana dal razzismo spietato di cui era protagonista, fino a essere ordinato prete nel 1993. Nella sua lettera il sacerdote manda un messaggio a coloro che sono ancora razzisti: “Non troverete realizzazione in questa ideologia. Il vostro odio non sarà soddisfatto e la vostra rabbia non si placherà mai”. e invoca pace e misericordia.

Lascia perplessi che questa rivelazione arrivi subito dopo che un giornalista si è ricordato di quel cognome, Aitcheston, relativo ai fatti degli anni 70, e abbia chiesto alla diocesi se si trattava della stessa persona. Sicuramente il prete di oggi è pentito di quel che aveva fatto, ma sarebbe stato meglio per tutti avesse raccontato anni fa la sua storia, invece che adesso, per evitare alla sua diocesi lo scandalo che ne fosse uscito se a rivelare il suo passato fossero stati i media.

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