IL CASO/ Dalla Cina al Sudafrica, le capitali dell’Aids che si nascondono

Nell’Ultimo G20 si è tornati a parlare di Aids, che sta aumentando ovunque nel mondo. Ma, a differenza di prima, l’attenzione è diminuita

16.12.2018 - Arturo Illia
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LaPresse

Di contorno al G20 di Buenos Aires, come da copione ogni volta che si tiene una riunione globale, ci sono stati degli incontri nei quali varie organizzazioni hanno potuto illustrare diversi temi che affliggono questo nostro mondo. Se non per tentare di risolverli, visto che la presenza di un solo voto contrario invalida qualunque decisione presa, almeno per prendere coscienza di una specifica situazione e vedere di diffonderne i contenuti mediaticamente, in modo di farla conoscere.

Il 1° dicembre si è celebrata la giornata mondiale di lotta contro l’Aids, malattia che dal 1981, anno della sua scoperta, ha ucciso più di 25 milioni di persone nel mondo e continua a farlo.

Penso che molti ricordino l’impatto sociale e mediatico che durante gli anni 80 e 90 investì il mondo intero per questo virus, collegato ai rapporti sessuali, alimentando versioni spesso di pura fantasia per quanto concerne la sua origine e provocando un immenso clamore al punto che le iniziative per combatterlo si moltiplicarono all’infinito e le donazioni per aiutare la ricerca raggiunsero cifre mai viste nel campo della medicina. Specie il mondo dello spettacolo, investito da diverse morti celebri, costituì una cassa di risonanza fenomenale, fino a quando, una volta trovata una cura basata su di un mix di medicinali che almeno ne diminuivano gli effetti mortali, si pensò di aver risolto il problema.

Invece la realtà, illustrata in una riunione organizzata a Buenos Aires dall’Aids Healthcare Fundation parla di una situazione molto diversa e sopratutto di uno sviluppo per nulla inatteso, almeno parzialmente, e che proprio in quest’assise mondiale ha rivelato particolari agghiaccianti.

L’Aids non solo non ha smesso di uccidere, estendendo la sua penetrazione a livello globale e investendo Paesi che fino ad ora non ne erano stati toccati, ma si è estesa pure generazionalmente, toccando anche persone anziane. Questo per due motivi: in primo luogo perché, non essendo più una malattia sostenuta da un adeguato supporto mediatico, sono diminuiti i controlli che possono stabilire la sieropositività. E poi perché, correlato a questo fatto, ed anche alla lentezza della degenerazione nello stato di salute della persona infetta, il virus si diffonde a macchia d’olio e ormai da lungo tempo può colpire davvero tutti, indipendentemente dalle proprie inclinazioni sessuali. Come illustrato da Loretta Wong, responsabile Ahf per la Cina, l’aumento della ricchezza nel Paese ha favorito un fenomeno di sfruttamento di donne, spesso giovanissime, da parte di anziani in cambio di un loro mantenimento e della loro fuga da situazioni di povertà e disperazione estreme; dei veri e propri “Daddy sponsor” che però molte volte rappresentano il veicolo attraverso il quale l’Hiv si diffonde.

La nazione in cui l’Aids è più diffuso è il Sudafrica, con 7,2 milioni di persone infette, seguito dall’India (2 milioni) dalla Russia (1,2 milioni) e dagli Stati Uniti con poco più di un milione. In questa classifica, basata sui Paesi del G20, l’Italia occupa l’undicesimo posto con 150mila infetti.

Sin dal 2012 però, le spese per lo sviluppo dell’assistenza ai malati di Aids sono state globalmente tagliate di 3 miliardi di dollari, rispetto alle cifre destinate in precedenza. Ci sono Paesi che, nonostante il virus abbia una diffusione critica, non spendono nemmeno un centesimo come il Brasile, l’Argentina, la Turchia, il Messico e l’Indonesia.

Come per altre malattie, quali le tubercolosi e la malaria che si pensavano debellate ma invece si stanno riproponendo, sta mancando pure la diffusione di una cultura della prevenzione, che aiuta notevolmente la diffusione dei virus.

Da segnalare inoltre che sono pochi al mondo i paesi che destinano più dell’8 per cento dei loro bilanci alla sanità: l’Italia supera di poco questo limite, suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, raggiungendo il 9 per cento. Giganti come India, Cina e Russia sono abbondantemente sotto questa percentuale mentre se prendiamo in considerazione le spese per armamenti e militari, la musica cambia e si sono raggiunti 1.231 triliardi di dollari, un altro record. E un’altra prova di come il benessere umano, la sua dignità e la sua salute siano argomenti destinati soprattutto a riempire di vuote promesse questi incontri globali.

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