Preti obbligati a violare segreto confessionale/ Australia, Chiesa si oppone: “Preferiamo andare in carcere”

- Paolo Vites

I sacerdoti australiani annunciano che andranno in prigione piuttosto che obbedire alla legge che vuole che denuncino chi durante la confessione si dichiari pedofilo

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Immagine dal web

Lo stato del Galles del sud, dove si trova la capitale australiana Canberra, ha approvato una legge che obbliga i sacerdoti a riferire alla polizia se una persona, confessandosi, ha ammesso atti di pedofilia (clicca qui per il nostro approfondimento). Come ha osservato il capo dei vescovi dello stato, si tratta di una legge pensata solo per mettere in difficoltà la Chiesa: chi mai andrà più a confessare un tale peccato se sa che verrà denunciato? Adesso anche lo stato della Australia del Sud dove la capitale è Adelaide, ha fatto sapere che intende adeguarsi a questa legislazione, cosa che prima o poi faranno i restanti stati dove il dibattito è in corso. Ovviamente la cosa ha scatenato le veementi protesta di tutta la Chiesa australiana che si oppone all’intrusione dello stato in argomenti che riguardano la vita della Chiesa. Sacerdoti e vescovi hanno detto che mai romperanno il segreto della confessione e che l’intromissione dello stato nell’argomento è la prova della mancata conoscenza approfondita della religione cristiana, perché il sacramento della confessione non è da reputarsi il colloquio tra due uomini, il penitente e il confessore, ma tra l’uomo e Dio direttamente.

AUSTRALIA, PRETI OBBLIGATI A VIOLARE SEGRETO CONFESSIONALE

Come riporta il sito Abc, molti sacerdoti hanno dichiarato che andranno in prigione, disubbedendo alla legge, piuttosto che rivelare i contenuti della confessione. Così ha detto ad esempio padre Whelan, parroco della chiesa di St Patrick Hill a Sydney: “Lo stato vuole che commettiamo quello che è il crimine più grande per la nostra religione, e io non lo farò”. Lo stato del New South Wales ha intanto fatto sapere che deciderà entro la fine del mese se i sacerdoti devono riferire di abusi sessuali sentiti durante la confessione. Per padre Whelan, non si tratta d dimostrare che la Chiesa è al di sopra delle leggi civili e può fare quello che vuole, ma se lo stato cerca di intervenire nella nostra libertà religiosa, decidendo cosa significa essere cristiani, noi ci opporremo”. Esiste però una alternativa, ha detto il sacerdote e cioè quando dovesse sentire una persona confessare crimini di pedofilia, fermarlo immediatamente e dirgli: vieni con me adesso alla centrale di polizia a dimostrare che sei pentito”. E’ una ottima soluzione, la più coerente, perché comunque la copertura che per secoli la Chiesa ha dato ai sacerdoti pedofili deve comunque cessare.



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