UOMO SENZA MANI E DELFINO SEPOLTI UNO ACCANTO ALL’ALTRO/ Il mistero dell’isola di Guernsey

Uomo senza mani e delfino sepolti uno accanto all’altro: il mistero dell’isola di Guernsey. I resti di uno scheletro con cranio danneggiato: era un monaco?

04.01.2019 - Dario D'Angelo
Lo scheletro dell'uomo senza mani sepolto accanto al delfino (foto da Twitter)

C’è un mistero lungo cinque secoli, almeno, che ha a che fare con lo scheletro di un uomo senza mani sepolto a Chapelle Dom Hue, luogo isolato e difficile da raggiungere nell’isola di Guernsey, nel Canale della Manica. A rendere intricata questa vicenda che sembra nata per essere riportata in un romanzo, c’è un ritrovamento che definire particolare è riduttivo: quello di un delfino, seppellito a pochissima distanza dall’uomo senza mani, venuto alla luce durante una recente campagna di scavi guidata dall’archeologico Paul de Jersey nella costa ovest di Guernsey. Ma andiamo a definire i protagonisti di questa storia: lo scheletro umano è quello di un uomo alto circa 1 metro e 50, sepolto a gambe larghe, senza mani e con il cranio danneggiato. Il luogo in cui è stato rinvenuto è poco lontano da un sito di sepolture che risalente al Paleolitico. Alcuni bottoni in rame e in osso, però, fanno risalire la sepoltura al XVI o al massimo il XVII secolo. Chi era quest’uomo?

IL MISTERO DELL’ISOLA DI GUERNSEY?

Le ipotesi degli studiosi sono le più disparate riguardo all’identità dello scheletro rinvenuto sull’isola di Guernsey. Tra le piste più credibili quella che descrive l’uomo come un monaco di un vicino monastero benedettino che cercava un posto isolato per vivere da eremita. Resta però il quesito che subito balza alla vista: perché le mani tagliate? Che soffrisse di lebbra e per questo gli fossero state amputate? Difficile, dal momento che all’epoca la lebbra era praticamente scomparsa dall’Europa e i piedi sono invece in buone condizioni. Un’altra ipotesi è quella per cui l’uomo sarebbe un marinaio naufragato, che avrebbe perso le mani nell’ambito di un incidente, danneggiandosi il cranio negli urti con gli scogli. Sì, ma arriva adesso il dilemma più grande: la presenza ad una decina di metri di distanza dei resti di un delfino, scoperti in una precedente campagna di scavi, nel 2007. L’animale è stato fatto risalire al XIV secolo, quindi 100-200 anni prima dello scheletro umano. Testimonianze storiche confermano che in all’epoca i delfini venivano mangiati e conservati sotto sale. Il delfino, riporta Il Corriere della Sera, aveva anche un significato religioso per i primi cristiani. Ma a dare la dimensione del giallo è l’archeologo che ha ritrovato i resti dello scheletro umano sull’isola di Guernsey, perché va bene tutto ma “in 35 anni di carriera però non ho mai trovato un delfino sepolto intenzionalmente”.



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