Asia Bibi, 500 imam si schierano con lei/ “Nessuno è infedele”: svolta in Pakistan contro violenza religiosa

- Paolo Vites

Asia Bibi, 500 imam si schierano con lei: “Nessuno è infedele”. Svolta in Pakistan contro violenza religiosa e terrorismo

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Asia Bibi

La sorte di Asia Bibi, come si sa, è tutto tranne che risolta. Nonostante la clamorosa assoluzione dopo quasi dieci anni di detenzione nelle braccia della morte del carcere pachistano, Asia Bibi si troverebbe ancora in prigione dove ha passato anche questo Natale, anche se in condizioni più umane, e la possibilità di andare all’estero vietata. Gran parte del popolo pachistano infatti ha dichiarato nei suoi confronti un’altra condanna a morte, quella popolare. Intanto però si è compiuto un gesto illuminante, che porta sullo scenario fondamentalista del paese indiano un aspetto del tutto nuovo. Domenica 6 gennaio più di 500 imam musulmani pachistani hanno firmato un documento, la Dichiarazione di Islamabad, “contro il terrorismo islamico, le violenze compiute in nome della religione e le “fatwa” (editti come l’accusa di blasfemia) emanate in maniera indiscriminata dagli ulema radicali”. Secondo quanto riporta l’agenzia AsiaNews “Il documento contiene anche un riferimento eccezionale su Asia Masih, meglio conosciuta come Asia Bibi, la madre cristiana condannata a morte e assolta dall’accusa di blasfemia dopo nove anni passati in prigione: il suo caso, per il quale i radicali hanno ottenuto una revisione, deve essere ascoltato con assoluta priorità”.

LA SVOLTA ISLAMICA

In tutto si tratta di sette punti in cui la libertà religiosa viene messa in grande aspetto. C’è infatti la condanna per ogni omicidio compiuto con il pretesto della religione “che è contro gli insegnamenti dell’islam”: “nessun musulmano o non musulmano può essere dichiarato “meritevole” di essere ucciso tramite sentenze pronunciate al di fuori dei tribunali e i fedeli di ogni religione o setta hanno il diritto costituzionale di vivere nel Paese in base alle proprie norme culturali e dottrinali”. Divieto totale, poi, di pubblicare materiale che “inciti all’odio religioso”. Soprattutto il documento contiene la dichiarazione che riconosce il Pakistan un paese multi etnico e multi religioso; di conseguenza il governo deve difendere anche la vita e le proprietà dei non musulmani. Infine l’impegno “a sradicare il terrorismo, l’estremismo e la violenza settaria” entro il 2019.



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