Basha, “in Albania sistema marcio”/ Opposizione vs Rama “nessuno fermerà il popolo”

- Bruno Zampetti

Caos in Albania, assaltata sede del Governo: Berisha e Basha (Partito Democratico) vs Rama, “Il premier rischia di morire, lasci subito”

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Tirana, l'assalto al palazzo del Governo

Dopo l’ex premier Berisha è il leader dell’opposizione (ed ex sindaco di Tirana), Lulzim Basha ad avvertire allarmato i vertici Ue sulla situazione di caos e guerra civile che si sta scatenando in Albania in questi ultimi giorni: in una intervista al Corriere della Sera, l’attuale capo del Partito Democratico spiega «Nessuno potrà fermare la rivolta popolare, andremo avanti fino a quando non avremo scardinato questo sistema marcio, corrotto, composto da persone legate alla criminalità organizzata». Dopo le contraccuse lanciate dal Premier Rama («è Basha ad essere corrotto»), il leader dell’opposizione ricorda come già le elezioni del 2017 sono state falsate nonostante la comunità internazionale le abbia “bollate” come normali, al netto di qualche problematica registrata: «Le intercettazioni della magistratura dimostrano che Edi Rama ha comprato i voti e i seggi attraverso il crimine organizzato in almeno quattro circoscrizioni elettorali importanti dell’Albania». Non solo, il Partito Democratico albanese accusa il Governo di rallentare la mozione di ingresso in Europa oltre a fondare tutto il proprio potere sul narcotraffico, in un’accusa simile a quanto già raccontava Berisha stamattina: «Ci chiamano la Colombia d’Europa perché questo governo ha comprato i voti con i soldi derivanti dalla vendita di marijuana». (agg. di Niccolò Magnani)

FERISCA, “RAMA RISCHIA DI ESSERE UCCISO”

Una giornata di caos in Albania quella vissuta ieri, ma il peggio potrebbe non essere ancora passato. Il partito democratico, che a Tirana è schierato a destra (non come in Italia), ha chiamato a raccolta il proprio popolo affinchè manifestasse contro il primo ministro Edi Rama, accusato di essere corrotto. Ieri migliaia di manifestanti si sono così ritrovati nella capitale albanese, e dopo alcuni scontri con la polizia hanno rotto i cordoni e sono riusciti a prendere possesso del palazzo del governo. «E’ una protesta contro il narco-Stato che comanda in Albania – le parole di Sali Berisha il 75enne leader del Partito democratico, ai microfoni del quotidiano Il Messaggero che non segue alcuna regola di diritto e nel quale trafficanti e traffici di droga decidono su tutto e per tutti». La corruzione di Edi Rama, ma anche le recenti elezioni dello stesso, che secondo il suo oppositore sono state falsate in maniera significativa: «La ragione di fondo è la violazione massiccia delle regole elettorali denunciata dalla comunità internazionale nel rapporto dell’Osce per il quale nel 20 per cento dei casi il voto è stato comprato». Stando a quanto sostiene Berisha, il premier albanese dovrebbe dimettersi al più presto, evitando conseguenza peggiori: «Queste proteste sono state una lezione che spero Rama capisca, altrimenti avrà giorni difficili e la sua fine sarà terribile, la gente potrebbe ucciderlo, lo getterà nel fiume». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ALBANIA, ASSALTATA SEDE DEL GOVERNO

Rivolta in Albania, nella capitale Tirana, dove un gruppo di manifestati ha assaltato il palazzo del governo chiedendo elezioni anticipate. Negli scorsi giorni, l’opposizione capitata dal Partito Democratico, che rispetto a quanto succede in Italia è schierato a centrodestra, ha chiamato a raccolta il proprio popolo, convocando appunto una protesta verso l’attuale esecutivo. L’obiettivo del Pd albanese, le dimissioni del primo ministro Edi Rama, ma la manifestazione, se da una parte è riuscita visto che ha chiamato a raccolta migliaia di persone, dall’altra è degenerata in scontri e violenze. La polizia ha bloccato i manifestanti con una fitta scarica di lacrimogeni, e i manifestanti hanno a loro volta replicato con il lancio di bottiglie Molotov, pietre e fumogeni. Le persone sono quindi riuscite a rompere i cordoni della polizia irrompendo all’interno del palazzo del governo, e secondo alcune indiscrezioni avrebbero già preso possesso dell’ufficio del premier. Stando a quanto affermato dall’opposizione guidata dal leader Lulzim Basha, il primo ministro Rama sarebbe corrotto, e di conseguenza sarebbe a capo dell’Albania senza alcun diritto. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ALBANIA, ASSALTATA LA SEDE DEL GOVERNO

Momenti di forte tensione a Tirana, la capitale dell’Albania, questa mattina. Si è svolta infatti una manifestazione contro il Governo, per chiedere che si torni a elezioni. Un gruppo di manifestanti ha però preso d’assalto il palazzo sede dell’esecutivo, cercando di sfondare l’entrata principale. Le immagini che stanno circolando sui principali portali di informazione mostrano in questo senso anche uomini che hanno smantellato parte delle strutture per i lavori di ristrutturazione per usarli come ariete. La Guardia repubblicana è intervenuta disperdendo la folla usando anche dei gas lacrimogeni. Quello che impressiona delle immagini è comunque vedere una gran numero di persone radunate davanti alla sede del Governo. L’opposizione guidata da Lulzim Basha, come spiega Rainews, è scesa in piazza contro l’esecutivo del socialista Edi Rama per chiedere “un governo transitorio che prepari elezioni anticipate che siano libere e in rispetto degli standard internazionali”.

L’APPELLO DEL PRESIDENTE META

Il Presidente della Repubblica albanese Ilir Meta ha rivolto un appello alla calma, invitando tutte le parti a evitare scontri e violenze. Il Presidente ha ricordato che i cittadini hanno diritto di manifestare, ma anche che le istituzioni vanno rispettate. Sono tanti gli italiani presenti in Albania e di certo non mancherà nelle prossime ore anche la loro voce dalla capitale per farci sapere quel che sta accadendo in un Paese molto vicino all’Italia e con cui esistono rapporti ormai da tantissimo tempo. Pochi giorni fa il Parlamento aveva ratificato il nulla osta all’adesione della Macedonia del Nord alla Nato e il Paese balcanico attende ancora che venga portata avanti la procedura per i negoziati relativi all’adesione all’Unione europea cui ambisce.

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