Europa, crolla import-export di merci nel terzo quadrimestre/ Deficit da 93 miliardi

- Valentina Simonetti

Crollo netto delle esportazioni e importazioni in Europa, complice la chiusura su alcuni mercati come Cina e Russia, il settore più colpito è quello energetico con perdite da 93 miliardi

confindustria (LaPresse)

Europa, crollo netto delle esportazioni di merci per il terzo quadrimestre consecutivo e delle importazioni per il quarto quadrimestre. Perdite da 93 miliardi di euro per l’energia, specialmente dopo la crisi e l’alternanza dei prezzi che risentono delle questioni geopolitiche. Un calo mostrato dalle statistiche periodiche pubblicate da Eurostat, che confermano l’andamento in negativo che perdura da tempo. In particolare colpendo le merci provenienti dall’industria manifatturiera, quella delle automobili e dal settore delle materie prime.

Gli aumenti delle vendite all’estero, che riguardano soprattutto l‘industria chimica, gli alimentari e il tabacco, pur raggiungendo una percentuale di surplus pari a circa 15,6 miliardi, non sono riusciti a compensare le perdite in altri settori. Pertanto il deficit rimane ancora abbastanza alto. Segno che l’economia e il commercio non sono in ripresa ma rischiano un ulteriore crollo, dopo la crisi che perdura dal 2022, cioè da quando è iniziata l’ascesa dei prezzi di gas ed elettricità e sono state imposte restrizioni nei confronti della Russia.

Europa, crollo delle esportazioni, perdite maggiori per il settore energetico

Il calo delle esportazioni in Europa ha causato un enorme deficit. Un problema che si ripercuote sul settore energetico nonostante l’abbassamento dei prezzi che gradualmente stanno rientrando nelle medie da dopo l’inizio del conflitto russo-ucraino. Le statistiche sul commercio internazionale europeo non mostrano risultati confortanti. Verso i paesi extra-Ue sono crollate le vendite di manufatti, veicoli ed energia. Una percentuale negativa che segna al terzo trimestre meno 6,6 miliardi di euro rispetto al secondo trimestre.

L’andamento è in decrescita dal 2019, periodo in cui si era verificato invece un netto aumento. Ora però nei dati c’è da tenere conto che precedentemente tra i principali paesi partner degli scambi facevano parte sia la Cina che la Russia e risultano ora essere causa primaria del calo. Quindi attualmente rimangono in testa Gran Bretagna e Stati Uniti, mercati sui quali occorrerà spingere di più per compensare le perdite.





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