Fa più paura la povertà che il virus/ Sondaggio: 54% italiani chiede tutela economia

- Alessandro Nidi

Il sondaggio condotto da Winpoll per conto del quotidiano “Il Sole 24 Ore” non lascia spazio a dubbi di sorta: la povertà è vissuta come una minaccia dagli italiani

poverta_reddito_lavoro_senzatetto_clochard_lapresse_2017
Lotta alla povertà (LaPresse)

I sondaggi condotti da “Winpoll” per il quotidiano “Il Sole 24 Ore” rivelano che in Italia si avverte di più la paura della povertà rispetto a quella per il Coronavirus. Infatti, secondo il 54,8% dei cittadini intervistati, occorre dare priorità all’economia, tutelandola, anche in presenza di rischi per la salute pubblica. Un’opinione che, ad onor del vero stona con quella del restante 45,2%, che mette al primo posto la salute degli italiani, anche a costo di fermare l’economia con un nuovo lockdown. A fronte di questa risposta i sondaggisti hanno sottolineato che per sostenere l’economia serviranno molti soldi e sarà necessario aumentare il debito pubblico. Tuttavia, in seguito, potrebbe anche essere opportuno aumentare le tasse. Davanti a questo scenario il 63% degli intervistati ha espresso la propria contrarietà, mentre nel 28% dei casi si preferirebbe una tassa sul patrimonio, escludendo la prima casa. Il 7% si è detto inoltre favorevole alla reintroduzione della tassa di proprietà sulla prima casa.

GLI ITALIANI TEMONO LA POVERTÀ: QUALI TAGLI EFFETTUARE?

Il sondaggio di “Winpoll” per “Il Sole 24 Ore” si è poi focalizzato sui settori nei quali effettuare gli eventuali tagli alla spesa pubblica, con la riduzione di prestazioni e servizi. Il 49% degli italiani ritiene che il lavoro di forbice possa essere svolto sulle cariche pubbliche (ministeri, Regioni, Comuni), mentre il 34% ridurrebbe sussidi di disoccupazione e ammortizzatori sociali. Per il 27% non sarebbe invece opportuno tagliare la spesa pubblica, con il 14% degli intervistati che invece effettuerebbe cesure per quanto concerne le forze dell’ordine e le forze armate. Infine, menzionati tagli su pensioni (10%), incentivi alle imprese (10%), istruzione, università e ricerca (2%) e servizio sanitario nazionale (1%). Quest’ultimo dato percentuale, in particolare, ben evidenzia quanto nel nostro Paese la pandemia di Coronavirus sia stata accompagnata da un vero e proprio innalzamento dell’asticella dell’attenzione nei confronti della sanità pubblica da parte della popolazione, che ora si schiera unita e compatta a sua tutela.

© RIPRODUZIONE RISERVATA