FAMILY ACT/ Un ddl “ispirato” dal centrodestra fatto (per ora) solo di promesse

- Paola Binetti

Il Consiglio dei ministri ha varato il Family Act: un ddl con provvedimenti a favore delle famiglie. Ma mancano le risorse e un progetto. Il tutto risulta (per ora) poco credibile

Gualtieri
Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia (LaPresse)

Il Family Act giunge a sorpresa, come un figlio inatteso in un caos normativo in cui è francamente difficile orientarsi. Siamo in attesa dei nuovi Dpcm, già annunciati dal Governo, che dovrebbero riguardare un più efficace rilancio dell’economia e un’oggettiva semplificazione dell’attuale assetto legislativo, talmente ostico da risultare incomprensibile anche a coloro che dovrebbero e vorrebbero attenersi alle regole per paura di multe e sanzioni.

Il Family Act potrebbe rappresentare per molte famiglie, giovani e meno giovani, una speranza a cui aggrapparsi nei momenti di crisi. Ma gli italiani non credono più alle mirabolanti promesse di un governo che ci sta abituando ad una delusione dietro l’altra. La rincorsa dei Dpcm, che hanno totalmente scavalcato il Parlamento, sono un vulnus profondo in una legislazione ferita dalla ostinata indifferenza del Governo al dialogo con l’opposizione. Mai il governo ha minimamente accennato al Family Act per un confronto con le forze del centro-destra, che da infinite legislature rincorrono obiettivi a tutela della vita e della famiglia: dalle politiche per la natalità al quoziente familiare, dalla tutela delle famiglie numerose al riconoscimento di figure come quella del care giver familiare.

L’attuale governo che ora propone il Family Act, in questi anni ha sempre posposto la famiglia ad altre logiche, ignorandone i bisogni e le legittime esigenze. Difficile formare famiglie giovani, dal momento che in questi anni poco o nulla è stato fatto per il lavoro dei giovani, che senza reddito proprio, senza casa, senza l’indispensabile rete di servizi per l’infanzia, non possono certo dirsi autonomi. Oltre tutto senza un politica efficace che consenta soprattutto alle donne di armonizzare responsabilità familiari e responsabilità professionali.

Eppure in piena emergenza economica arriva il Family Act: alla vigilia degli Stati generali dell’economia, che come sempre sono accompagnati dalle consuete polemiche, dentro e fuori dalla maggioranza, e per di più snobbati dal centro-destra, che li considera una mera passerella. Il disegno di legge in questione, accanto a poche novità, ricalca vecchie proposte già formulate negli anni anteriori anche da me attraverso l’Udc.

Il Family Act, coerentemente con lo stile di questo Governo, contiene una serie di promesse, puramente teoriche, a cui è difficile credere, dal momento che il Conte 2 contraddice se stesso ad ogni piè sospinto. Le risorse proposte sono al tempo stesso utopistiche e irraggiungibili nell’attuale fase di governo. È difficile ipotizzare un progetto a lungo termine in un governo che non offre nessuna certezza del suo domani, proprio sotto il profilo delle risorse su cui contare. C’è all’orizzonte il fantasma di una disoccupazione che riguarderà milioni di italiani; c’è una caduta vertiginosa del Pil e il tangibile impoverimento di un Paese, stremato da una crisi che si protrae ormai da troppo tempo. Con il virus che, di sera in sera, tende a riapparire in forma endemica sembra che il Governo abbia voluto provare a riconquistare consenso davanti a un paese sfiduciato e arrabbiato per il protrarsi di un momento drammatico sotto il profilo economico–finanziario. Di fatto il provvedimento appare vincolato a una serie di condizioni, tanto ottimistiche quanto ben poco credibili; eppure se queste si verificassero, noi saremmo disposti a sostenere le politiche attive per la famiglia, partendo dal presupposto che ogni bambino ha bisogno di un papà e di una mamma, ma anche di fratellini, per vivere felice.

Certamente occorre leggere i testi definitivi prima di esprimere un giudizio più puntuale. Ma il Governo finora ci ha abituato a una delusione dietro l’altra. Un anno fa l’Udc aveva presentato un ddl con l’obiettivo di rispondere ai bisogni delle famiglie: era il frutto di una progressiva elaborazione maturata nel confronto con tante associazioni familiari. Il tentativo di formulare una legge quadro è fallito, perché non è stata neppure calendarizzata, stante la autoreferenzialità di questo Governo. Ci muoveremo sicuramente in linea con le posizioni e la storia dell’Udc.

In ogni caso, se davvero le politiche per la natalità saranno concretamente attuate attraverso una rinnovata rete di servizi per l’infanzia; se davvero il lavoro femminile risulterà compatibile con il lavoro di cura dei figli piccoli, dei genitori anziani e delle persone disabili; se davvero ci saranno politiche per la casa per le giovani coppie; se ogni figlio sarà considerato un investimento per l’intero sistema sociale e non solo un centro di costo per cui ogni famiglia perde il 20% del suo potere d’acquisto ogni volta che nasce un bambino; se gli assegni familiari non saranno più frammentati nella forma e irrilevanti nella sostanza; se sapranno assicurare congedi adeguati ai papà per prendersi cura dei figli, ogni volta che sia necessario, condividendo con la mamma tutto il lavoro di cura e di educazione dei figli; se davvero la famiglia sarà il centro del sistema politico e di ogni altra legge si misurerà l’impatto che ha sulle politiche familiari, chissà, allora forse potremmo perfino votare una legge sul bene più prezioso della nostra società.

Sono anni che inseguiamo questo sogno, proprio perché consideriamo la famiglia un valore non negoziabile, da cui partire e a cui tornare sempre, come ha confermato anche questa ultima pandemia, tuttora in atto.

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