Figli, no riconoscimento se padre prevarica donne/ Cassazione: conta anche “cultura”

- Silvana Palazzo

Figli, niente riconoscimento se padre prevarica donne per “cultura”. Lo stabilisce sentenza della Cassazione: condotta e modello culturale pesano più della verità biologica

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Corte di Cassazione, Wikipedia

Se il padre naturale è portatore di un modello culturale violento e che prevarica le donne, allora non è nell’interesse del minore che venga riconosciuto tale. Lo stabilisce la Cassazione con la sentenza 18600 che accoglie il ricorso di una mamma italiana contro il padre naturale della figlia, egiziano di religione musulmana, che prima l’aveva invitata ad interrompere la gravidanza e poi rivendicava il ruolo di genitore. Il padre peraltro voleva portare la figlia in Egitto per farla educare dalla nonna paterna secondo i dettami della religione musulmana. Inoltre, aveva comportamenti aggressivi nei confronti della figlia e della compagna che si era opposto al riconoscimento. La Corte d’Appello la volontà di dare una formazione non occidentale alla bambina era ininfluente, invece per la donna sottovalutavano la condotta violenta del padre.

La Cassazione ha dato ragione alla donna e ha bacchettato la Corte territoriale per non aver precisato le ragioni per le quali aveva voluto considerare il secondo riconoscimento. In linea con il procuratore generale, ha evidenziato che la giurisprudenza ha fatto passi in avanti in tema di filiazione, per cui il riconoscimento va concesso se c’è un effettivo interesse.

CASSAZIONE: AFFETTI PESANO PIÙ DELLA VERITÀ BIOLOGICA

Per la Cassazione non c’è alcun automatismo sull’interesse del minore, che vuol dire assicurare il suo benessere, la sua crescita armoniosa, con un bilanciamento tra stabilità dei rapporti familiari e verità biologica. Se in tema di filiazione prima per il secondo riconoscimento ci si basava sul principio per il quale poteva essere negato solo per motivi gravi e irreversibili, quindi in caso di rischio di un forte pregiudizio per lo sviluppo psico-fisico del figlio, ora invece si supera l’automatismo e, quindi, gli affetti pesano più della verità biologica. La personalità delle figure va esaminata andando oltre i legami di sangue. Pertanto, la Cassazione ha accolto il ricorso della madre e ha annullato la sentenza d’appello con rinvio. Quindi, i giudici territoriali sono chiamati a dare la giusta rilevanza alla abituale «condotta violenta e prevaricatrice del padre biologico nei confronti della madre e dei suoi familiari, frutto di un modello culturale di rapporti di genere». Aspetti questi che non potevano essere sottovalutati affatto.



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