Fare cultura, oltre gli schemi

- Cristina Griner

Uno scrittore, un gallerista, un editore, un compositore, una compagnia di Teatro. Soggetti culturali diversi accomunati dalla stessa tensione a costruire qualcosa di importante a Milano

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L'arte e la cultura a Milano (Imagoeconomica)

“Il bene e la cultura sono riconoscibili dentro un percorso di incontri con uomini e storie che non dobbiamo perdere”. Antonio Intiglietta ha introdotto così il primo incontro svoltosi presso la Galleria Rubin di un percorso nato per far conoscere e incontrare le realtà culturali che operano nella città di Milano.
La coralità dei racconti ha messo in luce uomini al lavoro nel tentativo di cercare risposte a desideri del cuore profondamente legati alla propria professione artistica.

Lo scrittore Luca Doninelli ha sottolineato i tratti di una milanesità, genialmente raccontata da Eugenio Corti, secondo la quale il lavoro si compie nel fare la propria opera nel miglior modo possibile, al di là del valore di mercato.  Il gallerista Rubin ha ipotizzato di riprendere l’antica tradizione artistica dell’arredo e dell’ornamento urbano per rendere più bella Milano, anche ad “altezza d’uomo”, illustrando il progetto di un “cancello d’autore” in ferro battuto, nato dall’incontro al Matching della Compagnia delle Opere con uno scultore e due imprenditori. Uno spunto che ricorda quei “guardiani della Bellezza” raffigurati negli Affreschi del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, specchio di una Siena in cui c’era chi aveva come compito il controllo del bello nel rispetto degli arredi urbani.

Il compositore Pippo Molino, Docente al Conservatorio di Milano, ha raccontato l’evoluzione della sua musica a partire dal concetto di tradizione e di popolo e alcune iniziative realizzate in collaborazione con il Filologico di Milano per guidare all’ascolto.
Non poteva mancare il Teatro e la storia degli Incamminati, raccontata da Gian Mario Bandera: “Nel cammino di una compagnia teatrale – che non ha un “bene culturale” già fissato da difendere, poiché il suo “bene culturale” coincide con il suo stesso dna, e il dna si palesa nel tempo e nel cambiamento – i sacrifici si sono sempre belli e luminosi. Nella storia degli Incamminati c’è stata una consegna ed è in ordine a quella consegna che i sacrifici hanno acquistato senso, ragionevolezza e bellezza.


C’è chi si batte per un bene proprio, per un proprio pensiero, per una propria idea – insomma, per una sua proprietà. Il patrimonio degli Incamminati, viceversa, sta tutto in qualcosa che non appartiene loro, in qualcosa che hanno ricevuto in eredità, in qualcosa che viene da lontano. Tutto quello che cercano di dire è qualcosa che hanno a loro volta imparato. Ma proprio questo li rende particolarmente incontrollabili, difficili da addomesticare, poco omologabili. Il loro lavoro non si presenta con i tratti rassicuranti di uno stile definito, di un gusto, di una poetica, ma con quelli – più difficili – di un amore che, per esistere, ha bisogno di un “sì” quotidiano”.

Milano non significa però soltanto teatro, musica e gallerie d’arte. Milano, come ha raccontato l’editore Angelo Guerini è la capitale dell’editoria e della lettura.
Insomma, tante voci diverse per un lavoro comune, tanti mondi spesso separati che ritrovano il bisogno comune di costruire. Il cammino è cominciato. Chi governa, come ha detto bene Doninelli, non abbia a cuore la programmazione, ma faccia prevalere la sorpresa di ciò che accade.

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