Rete salva-lavoro

- Stefano Galignani

Il periodo di crisi dell’economia reale iniziato ben tre anni fa, permane. E ora il dibattito sugli ammortizzatori sociali entra ancora nel vivo. Ne parla STEFANO GALIGNANI

orario_lavoro_R400
Foto Infophoto

Il periodo di crisi dell’economia reale, che stiamo vivendo, iniziato ben tre anni fa, permane; gli economisti hanno dichiarato che il paese sarà in recessione per il 2012 e prevedono una flessione di -1,5 % del PIL.
I primi mesi di questo anno segnano una diminuzione delle ore di cassa integrazione in deroga (-30%) richieste dalle aziende ma in compenso un aumento del 23% , rispetto al 2011, dei lavoratori in mobilità.
E’ un segnale importante e un segno di responsabilità da parte delle istituzioni e delle parti sociali aver rinnovato anche per il 2012 l’accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga a supporto, in particolar modo, delle piccole e medie imprese che oggi sono il 94% delle aziende del nostro paese ed occupano la metà dei lavoratori italiani.
Il 6 dicembre 2011 Regione Lombardia e le parti sociali lombarde hanno sottoscritto l’ ”Accordo Quadro sui criteri per l’accesso agli ammortizzatori sociali in deroga in Lombardia” che prevede strumenti efficaci di sostegno al reddito di tutti quei lavoratori espulsi o a rischio espulsione dal mercato del lavoro.
Il “Patto delle Politiche Attive 2012” sottoscritto il 22 dicembre 2011, integrando le azioni di politica passiva di sostegno al reddito, è al centro della politica del Governo che intende investire in azioni proattive per la riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori, grazie alla rete pubblico-privata degli operatori accreditati.
E’ importante sottolineare la necessità, rispetto allo scorso anno, di estendere il target dei beneficiari anche a persone in mobilità non in deroga, di identificare nuove forme di premialità aggiuntiva per la ricollocazione di soggetti svantaggiati per età e titolo di studio ed infine la necessità di dare maggior risalto alla responsabilità di networking da parte degli operatori. Un modello sussidiario come quello del mercato del lavoro lombardo, introdotto dalla Legge Regionale n. 22 del 2006, permette a ciascuna persona, che ha perso o sta perdendo il lavoro, di non venire lasciata sola e in balia di se stessa ma di essere invece accompagnata in un percorso professionale personalizzato che ha un duplice fine: far prendere coscienza del proprio bisogno e tentare una risposta concreta.
Il sistema dotale incarna fino in fondo un modello fondato sulla libertà di scelta e sulla centralità della persona, infatti la persona in Cigd o in mobilità è libera di rivolgersi all’operatore che preferisce al fine di usufruire dei servizi di riqualificazione o farsi aiutare nella sua ricollocazione. Inoltre i servizi delle agenzie per il lavoro e degli enti di formazione sono necessariamente cuciti sartorialmente su misura in base all’esigenza lavorativa di ciascun beneficiario, partendo dalla sua esperienza lavorativa e da un confronto con le regole del mercato. Per esempio un servizio di orientamento o di bilancio delle competenze permette di indirizzare la persona, partendo dalla sua esperienza e dalle sue capacità maturate durante gli anni di lavoro, verso nuovi e diversi percorsi professionali.

La frequenza di un corso di riqualificazione professionale, che rispecchia le esigenze del mercato, può offrire maggiori opportunità occupazionali a chi è a rischio della perdita del posto di lavoro e ha la necessità di cambiare mansione. 
Essere accompagnati nella ricerca del lavoro, come nei servizi di ricerca attiva e di scouting aziendale, permettere di sconfiggere la solitudine che si viene a creare quando una persona perde il lavoro ed entrare più facilmente in contatto con aziende che ricercano personale, incentivate anche dalla possibilità di usufruire di sgravi fiscali. 
Infine un percorso di auto-imprenditorialità può essere una risposta concreta per gli over 40, alla ricerca di una nuova occupazione, poiché meno appetibili dalle imprese. L’importanza dei servizi sopra descritti è sottolineata statisticamente dal fatto che aumenta del 25% l’occupabilità delle persone che percorrono un percorso di politica attiva, rispetto a coloro che rimangono passivi. Proprio alla luce di queste considerazioni appena formulate, si è deciso di valutare gli operatori accreditati, sia pubblici che privati, secondo il raggiungimento degli obiettivi occupazionali e conseguentemente incentivarli economicamente esclusivamente rispetto al raggiungimento della ricollocazione. Si è deciso inoltre di metterli in dialogo tra loro al fine di aumentare l’efficacia della rete ed elevare il tasso di occupazione di chi ha perso lavoro. 
Una testimonianza di positività dentro la crisi è offerta ancora oggi, parallelamente ai servizi professionali appena citati, da una miriade di opere caritatevoli non profit e di volontariato che in tutto il paese sussidiariamente offrono servizi di assistenza a chi perde il lavoro e possono ricoprire un ruolo strumentale per concorrere al bene comune. Tutti siamo chiamati all’esempio di responsabilità testimoniato da queste opere! 
Anche il ruolo del sindacato è stato ed è importante, poiché grazie alla stipula di accordi sindacali condivisi con le rappresentanze industriali ha permesso, in questo lungo periodo di crisi, di tutelare migliaia di posti di lavoro e di incentivare l’utilizzo dei servizi di politiche attive da parte dei lavoratori in cassa integrazione e mobilità in deroga. La riforma degli ammortizzatori sociali che si sta discutendo in questi giorni tra Governo e parti sociali dovrà necessariamente prevedere realismo, e non ammettere più finanziamenti a pioggia a lavoratori di aziende decotte. 

Un reale sistema integrato di politiche attive e passive deve diventare un modello su cui rilanciare la riforma del mercato del lavoro all’insegna di una maggiore flessibilità ma al tempo stesso con garanzie e tutele. Una rete capillare di servizi professionali in tutto il territorio nazionale, rivolta ad un target ampio di tutti coloro che perdono il lavoro, permette di fare risparmi nei sussidi delle politiche passive. In diversi paesi della Comunità Europea come per esempio in Danimarca, Svezia e Germania un modello flessibile integrato e professionale di servizi di outplacement è già realtà. 
È necessario quindi un cambiamento culturale del mercato del lavoro italiano. Non si può parlare di flessibilità in uscita se non si costruisce parallelamente una rete di servizi professionali a supporto della ricollocazione di chi perde il lavoro coinvolgendo in prima persona anche il mondo imprenditoriale. 
E’ auspicabile che il nostro Governo investa in politiche del lavoro che difendano la persona e non in politiche ideologiche finalizzate esclusivamente a tutelare i posti di lavoro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori