Flavia Fratello: “che fatica leggere Michela Murgia”/ “Schwa? Dai, sembra calabrese!”

- Niccolò Magnani

Michela Murgia e la difficoltà di leggere articoli con lo ‘schwa’: Flavia Fratello non nasconde l'imbarazzo, “dai sembra calabrese”. Ma anche Aldo Grasso non la assolve...

michela murgia Michela Murgia nel 2019, ospite del Liceo Virgilio di Roma occupato (LaPresse)

Lo avevamo scritto lo scorso 8 giugno, ora però abbiamo il ‘conforto’ di non essere soli: già su “Tempi” Caterina Giojelli aveva colto l’assurda e aberrante ‘guerra’ alla lingua italiana lanciata da Michela Murgia con lo sdoganamento dello ‘schwa’, ovvero quel elemento fonetico “ə” che servirebbe a non compiere alcuna discriminazione di genere nella lingua parlata e scritta. Ora però anche Aldo Grasso sul “Corriere della Sera” nota la quantomeno bislacca volontà della scrittrice sarda di modificare a fondo la lingua italiana inserendo delle troncature per rendere il tutto più ‘inclusivo’ e politicamente corretto.

Il commentatore e critico tv parte nella sua analisi dalla giornalista Flavia Fratello che nella rassegna stampa su Radio Radicale di giugno scorso provava a leggere alcuni frammenti dell’articolo di Michela Murgia, facendo però evidente fatica e imbarazzo nel non riuscire a dare la giusta intonazione all’anomalo suono dello “schwa”. «Non è semplicissimo leggere il pezzo di Murgia perché a un certo punto Murgia comincia a fare largo utilizzo della “schwa”, quel segno grafico che ci è stato spiegato dovrebbe essere letto come una troncatura della parola, che però dà un’intonazione a metà tra il calabrese e il campano che rende devo dire veramente un po’ complicata la lettura», sottolinea tra l’irritato e il convinto la cronista di La7.

LA FOLLIA DEL CONSENSO “INCLUSIVO”

In un’epoca in cui tutto deve essere ad ogni costo “inclusivo” – fino alle recenti ‘vette’ di considerare il Governo dittatoriale dei talebani in Afghanistan un esecutivo che mira all’inclusività – Aldo Grasso si diverte a riascoltare l’ottima Fratello nella sua analisi sul pezzo di Murgia (che scriveva in merito al suicidio del ragazzo Seid Visin avvenuto ad inizio estate). «Io faccio veramente fatica a leggere questo pezzo…», spiega ancora Flavia Fratello su Radio Radicale, come si può ben riascoltare nel video pubblicato qui sotto. «Ha un suono tra il calabrese e il campano, secondo il mio orecchio… è davvero un suono gutturale molto strano […] Lo Schwa rende davvero improbabile tutto ciò…». Murgia aveva parlato di Seid Visin ma insieme aveva attaccato la destra italiana complice del “fascismo” imperante moderno, dando patentini di anti-razzismo e anti-discriminazione a destra a e manca: «Se sei nerə, sei un parassita da mantenere, ma se ti mantieni da solə, stai rubando le opportunità a un italianə. Se ricevi asilo devi ringraziare l’Italia che ti ha offerto un’occasione, ma se vieni respintə è perché comunque finiresti nelle mani dello sfruttamento o della criminalità. Noi ti facciamo un favore anche quando ti cacciamo. Noi bianchə che concediamo, generosə o prudenti. Noi bianchə, così tanto migliori di te», così scriveva Michela Murgia solo qualche mese fa. Ebbene – così come noi all’epoca – ora anche Grasso non si ‘contiene’ e sentenzia sul CorSera: «La ‘schwa’, infatti, non si trova nella tastiera del computer né rientra nei suoni dell’italiano, è un artificio. E come tale sarà sottoposto alla dura legge dell’uso. Sono tempi in cui anche la scrittura s’affanna per assecondare la nuova sensibilità collettiva dell’inclusività e il consenso del ridicolo. La lingua batte, dove il Dante duole». Chapeau Aldo.







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