Galleria Campari a Milano/ Sesto San Giovanni: un museo tra pubblicità, arte e design

- Raffaele Graziano Flore

Galleria Campari a Sesto San Giovanni: nei pressi di Milano sorge un palazzo in stile Liberty che da qualche anno ospita un tempio-museo della pubblicità, tra comunicazione, arte e design

Galleria Campari a Milano
Galleria Campari a Milano (Facebook, 2020)

Un vero e proprio tempo della pubblicità nonché un percorso cronologico tra immagini e altre suggestioni di design che non solo ripercorrono la storia di un “brand” ma in parallelo pure quella del nostro Paese nell’arco di oltre un secolo e mezzo, mettendo in mostra opere, grafiche e videoclip realizzati da artisti e registi di fama internazionale: tutto questo, e tanto altro, è racchiuso all’interno della Galleria Campari nei pressi di Milano e in cui la storica azienda attiva nel settore delle bevande analcooliche e non solo dal 1860 apre quello che è il suo sterminato archivio al grande pubblico. Nel decimo anniversario della sua apertura ufficiale, quello che non va considerato alla stregua di un semplice museo ma anche un luogo in cui vengono ospitate mostre e collezioni oltre a essere un vero e proprio centro di produzione culturale, rappresenta una piccola chicca in quel di Sesto San Giovanni, dove ha sede la stessa azienda, e che può essere visitata gratuitamente dal martedì al venerdì su prenotazione (e a volte anche di sabato). Andiamo a scoprire la storia della Galleria Campari, cosa attende il visitatore e la lunga lista di artisti le cui realizzazioni sono ospitate in questo complesso.

LA GALLERIA CAMPARI A MILANO

La Galleria Campari di Via Gramsci 161 a Sesto San Giovanni fu inaugurata nel 2010, in concomitanza con le celebrazioni per i primi 150 anni dello storico marchio: questo museo multimediale a all’avanguardia che custodisce oltre un secolo e mezzo di storia dell’azienda è ospitato in un edificio in stile liberty del comune facente parte della Città Metropolitana di Milano e che in passato era il luogo dove aveva sede la primissima fabbrica della Campari, in funzione dal 1904 al 2005. Dopo i lavori di restauro e riqualificazione dell’intero complesso industriale è diventato non solo il “quartier generale” della società ma in un felice connubio da dieci anni ospita il museo aziendale in cui si possono trovare illustrazioni, grafiche e filmati realizzati, solo per citarne alcuni, da artisti provenienti da ambiti diversi e del calibro di Leonetto Cappiello, Guido Crepax, Bruno Munari, Federico Fellini, Tarsem Singh, Paolo Sorrentino, Dodo Arslan, Matteo Ragni e così via. Come accennato, oggi la Galleria Campani non è solo il fiore all’occhiello del “brand” ma ne racconta la storia in un percorso in cui storia del nostro Paese, arte, design, ed evoluzione della comunicazione pubblicitaria si fondono: il palazzo Liberty è però luogo d’elezione anche per mostre temporanee, corsi tematici e altre iniziative a carattere culturale o di ricerca. Vediamo ora, in un percorso che si snoda tra pregiati oggetti vintage e illustrazioni che già all’epoca erano proiettate nel futuro, quali sono le chicche che si presentano agli occhi dei curiosi.

UN TEMPIO-MUSEO DELLA PUBBLICITA’ TRA ARTE E DESIGN

Nella Galleria Campari tra le circa 3000 opere su carta, oggettistica vintage, insegne originali provenienti da epoche passate e altri contributi multimediali per il visitatore si prospetta un vero e proprio viaggio nel tempo: si parte dalla metà dell’Ottocento e si arriva ai giorni nostri per capire come quella bevanda rossa dall’inconfondibile e amato retrogusto amarognolo sia diventata nel corso degli anni una sorta di status symbol trascendendo lo stesso marchio per farsi esso stesso “messaggio”. Cosa eravamo, chi siamo ora e come lo siamo diventati: attraverso una carrellata che tocca diversi campi, dalla fotografia al design al videoclip passando pure per l’architettura e la comunicazione, è questo il senso del viaggio nella Galleria Campari. Di particolare pregio sono alcuni bozzetti e disegni preparatori autografi per delle réclame, “affiche” che provengono direttamente dalla Belle Époque, ma anche caroselli e spot: tutto questo materiale, va ricordato, è stato digitalizzato al fine non solo di diventare un patrimonio collettivo permanente ma anche per essere proposto attraverso dei supporti multimediali oltre che video-wall e persino vecchi manifesti che si animano al pubblico. Dei due piani in cui si articola la Galleria Campari il primo è dedicato a una rassegna diacronica dell’evoluzione del marchio dal punto di vista artistico e comunicativo, mentre il secondo è dedicato al prodotto in sé e al suo rapporto col “mondo bar”, declinato nelle varie bottiglie e in memorabilia (tra cui bicchieri e altri oggetti) oramai diventatici iconici. Insomma, di tutto e di più tanto che elencare tutto quello che c’è da vedere, anche le minuzie, soprattutto per i patiti del genere sarebbe impossibile in poche righe: dunque il consiglio è di farci un salto e per tutte le informazioni su orari, come arrivare alla Galleria Campari e le comunicazioni sugli eventi che vengono organizzati e le visite basta fare riferimento al sito ufficiale del museo e alle relative pagine social collegate.

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