IL CASO/ I giudici sventano il golpe abortista di Vendola

- Luigi Santambrogio

I medici cattolici obiettori anti-abortisti esclusi dai concorsi per l’accesso ai Consultori: l’ha voluto Nichi Vendola in Puglia. “Una procedura discriminatoria oltre che irrazionale” hanno sentenziato i giudici. Il commento di LUIGI SANTAMBROGIO  

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Quel giudice di Berlino reso famoso da Brecht perché castigò il re di Prussia in causa contro un povero mugnaio deve avere qualche parente pure a Bari, dentro il Tar della Puglia. Stavolta, a coprire il ruolo dell’arrogante  re di Prussia c’era il governatore Nichi Vendola, stella nascente del nuovo Pd eco-movimentista e movimentato che mai si sarebbe immaginato d’essere sbugiardato proprio sul terreno che vorrebbe okkupare (la kappa con uno come lui è d’obbligo): quello delle libertà civili e di coscienza. 

A mandare in crusca la farina di Terlizzi, i nove mugnai, cioè 9 medici cattolici obiettori anti abortisti, esclusi dai concorsi  per l’accesso ai Consultori per real editto  di Nicola detto Nichi, imperatore catto-gay-comunista di Puglia. “Una clausa espulsiva”, una “procedura selettiva, discriminatoria oltre che irrazionale”: un bello schiaffone democratico sul muso vendoliano, quello mollato dai giudici pugliesi che bollano il governatore, sempre pronto a impartire lezioncine di bon ton politico e consigli di resistenza antagonista al regime, con il marchio infamante del nazi-comunismo.

L’antefatto. Il governatore che gestisce la Puglia come lo Stato Libero di Bananas, una bella mattina di quasi primavera (è il 13 marzo scorso)  si sveglia e dice ai suoi che bisogna assolutamente garantire negli ambulatori e nei consultori famigliari della Puglia l’effettiva applicazione della legge 194 sull’aborto. Ecco dunque l’opportunità di assumere nuovo personale che non abbia limitazioni morali ed etiche, e professi la fredda e razionale religione del laicismo estremo, o comunque non abbia l’etica del “bigotto” cristiano che considera ogni feto di età inferiore ai tre mesi (i limiti della legge per abortire) una vita umana da salvare.

In altre parole, viene espressa l’esigenza di assumere solo personale non obiettore di coscienza; personale che – laddove fosse richiesto dalla donna che vuole disfarsi del frutto del proprio rapporto amoroso – sia disposto a operare l’aborto senza se e senza ma. Così, ecco che, in un atto di vera maestria comunista, la giunta regionale governata di Nichi sul modello nepalese, emette un provvedimento da far vergognare pure l’Iran di Mahmud Ahmadinejad: nei prossimi concorsi pubblici per l’assunzione di personale medico nelle strutture anzidette, potranno partecipare solo i non obiettori di coscienza. Gli altri, medici e infermieri cattolici o comunque contrari all’aborto, dovranno stare a casa.

 

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Con  assoluto sprezzo del ridicolo, alla delibera viene appiccicato un titolo da barzelletta  sovietica:  “Potenziamento del percorso di nascita”. Una mattana in originale stile  kapò che i giudici del Tribunale amministrativo ci mettono solo qualche secondo a disintegrare: la delibera 735 dello zar Nicola, sentenziano,  fa a pezzi almeno almeno due articoli della Costituzione (il 3 e il 4) “oltre che i principi che stanno a fondamento dell’obiezione di coscienza, cioè la libertà religiosa e di coscienza e la libertà di manifestazione dei pensiero”.

Contrasta, inoltre, la  Carta sul diritto al lavoro in quanto realizza “una inammissibile discriminazione”  che mette in discussione il principio di parità di trattamento nell’accesso al lavoro senza distinzione di religione, di convinzioni personali, di handicap, di età e di orientamento sessuale.

C’è dell’altro? Massì che c’è. “Una procedura selettiva”, scrivono i giudici del Tar, “che escluda aprioristicamente i medici specialisti obiettori dall’accesso ai Consultori appare discriminatoria oltre che irrazionale poiché non giustificata da alcuna plausibile ragione oggettiva”.

Per questo,  il Tar obbliga la Regione Puglia a «riservare» il 50% dei posti nei consultori pubblici agli obiettori in quanto “la presenza o meno di medici obiettori” scrivono i giudici amministrativi “è assolutamente irrilevante visto che all’interno dei consultori non si pratica materialmente l’interruzione, bensì soltanto attività di assistenza psicologica e di informazione, consulenza della gestante, ovvero vengono svolte funzioni di ginecologo che esulano dall’iter abortivo”.

Vabbè, gli obiettori cattolici come i Panda del Wwf: occorrono le quote per difenderli dalle pallottole della gang  abortista e salvarli dall’estinzione.

 

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Battuto il governatore e gli ultrà abortisti pugliesi, il problema tuttavia resta, ed è quello del rispetto della 194 in tutte le sue parti. Vendola ha cercato di scardinarla: cacciati dai Consultori gli obiettori sarebbero stati espulsi anche dalle farmacie e dagli ospedali.

Impressiona pensare che i Consultori, nati per rimuovere le cause dell’aborto, oggi sono invece sempre più utilizzati come anticamera alla sala operatoria.  Perché è questo che succede anche in  altre regioni. Tuttavia, nessun amministratore era arrivato a  mettere per iscritto la discriminazione e farne materia di legge.  Ci ha pensato lui, il grazioso governatore Nichi(lista) con l’orecchino.

Per fortuna, il giudice di Berlino ha devoti fan  anche a Bari. Così la crociata di Vendola è fallita. Stavolta, e per ora.

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