DEJA-VU/ Il cinepanettone di D’Alema, Bertinotti e Pecoraro Scanio

- Luigi Santambrogio

La sinistra italiana – denuncia LUIGI SANTAMBROGIO – è sempre più «Gauche Vuitton»: ama il popolo, ma lo fugge come peste

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Sulla copertina di Chi immortalati D'Alema e consorte a Sankt Moritz

Periodo nero, da sfiga profonda per gli ex rossi della sinistra cafonal e post comunista. Baffino D’Alema non fa in tempo a farsi flesciare in pashmina e polacchini Church sul lungolago di Sankt Moritz, che Bertinotti e signora rispondono a muso abbronzato dalle Antille. Cinepanettone con amarcord castrista per l’ex capo Camera rifondarolo, per l’occasione in  mezzemaniche canarino e portaocchiali di conchiglie da pirata dei Caraibi in versione Johnny Depp ipovedente. Vacanza low cost, dice lui, ma ce n’è abbastanza per riaccendere i fuochi su vizi e difetti di questa strana tribù. Compagni che viaggiano: in Francia la chiamano “Gauche Vuitton”, a Londra “Champagne left”, “Toskaner Fraktion” (dall’amore dei socialdemocratici tedeschi per le ville in Toscana) in Germania e “Lobster liberals” (liberali all’aragosta) negli Usa. 

Cento modi per dire la stessa cosa: la sinistra che ama il popolo, ma lo fugge come peste. Insomma, “gauche caviar”, come le tartine che il direttore d’orchestra Leonard Bernstein offriva alle Pantere nere nei suoi party newyorkesi. Per carità, da noi le cose sono meno formali e D’Alema non è ancora arrivato a servire sanbitter e bruschette ai tagliagola di Hamas. Siamo un popolo di navigatori (santi e poeti è ancora tutto da dimostrare), amiamo i grandi viaggi e le belle vacanze. Il fascino caciarone della borghesia: la storia della sinistra è popolata di furbetti che hanno giocato  alla rivoluzione e fatto le barricate con i mobili degli altri: da Marx fino a Pecoraro Scanio.

Marx viveva tra i debiti, le richieste di denaro a Engels, che lo manteneva con grande generosità e le maledizioni feroci contro chiunque non fosse d’accordo con lui. Forse per questo, al suo funerale, nel 1883, c’erano solo 11 persone. Da buon borghese, Karl riteneva impensabile per una persona delle sue condizioni non avere un segretario privato, concedersi periodiche vacanze al mare, lezioni di piano per i bambini e tutti gli altri costosi optional della rispettabilità. Andava fiero delle origini nobiliari della moglie, e voleva per le figlie costosi guardaroba, affinché potessero trovare i pretendenti giusti, lezioni private di francese, italiano, disegno e musica. Bussare per soldi alla porta degli amici, era il suo impiego preferito, oltre che attendere salvifiche eredità: “A very happy event, la morte del novantenne zio di mia moglie, ci è stato comunicato ieri”: così scriveva, in occasione di un decesso che significava soldi, mentre era affaccendato a speculare su obbligazioni statali americane ed inglesi” (Francis Wheen, Marx. Vita pubblica e privata. Mondadori).
 

Nemmeno Vladimir Ilyich Ulyanov, detto Lenin, era da meno: l’altro profeta del proletariato, che mai lavorò in una fabbrica, amava trascorrere lunghe vacanze a Capri, con la scusa di impartire lezioni di rivoluzione ai compagni napoletani. Dolce vita per il capo dei tovaric russi in una delle ville più belle dell’isola, coccolato da una numerosa servitù, fra gite in barca, battute di pesca e escursioni sul Vesuvio e a Pompei. A Capri viene spartita una parte del bottino della famosa rapina al treno blindato di Tiflis, organizzata da Stalin, che rese ricchi i bolscevichi. Una volta al potere, al Cremlino, Lenin diventerà un collezionista di orologi di lusso e di automobili.
Troskji preferiva il Messico, ma l’ultima vacanza a Cayoàcan non gli portò fortuna, anzi gli arrivò dritto in testa il piccone del killer spedito da Stalin a fargli la pelle.

Ma torniano a Bertinotti. Prima delle ferie fantozziane alle Antille, Fausto ebbe già modo di farsi notare a nuotare a nostre spese. Nell’estate del  2006, il presidente della Camera decise di andare a rilassarsi a Quiberon, in Bretagna. Un posto per ricchi di prima categoria, hotel superlusso con beauty farm e vista mozzafiato sull’Atlantico, cucina da gran gourmet a base di pesce, ostriche e champagne. Tutto lecito, per carità. Tranne un dettaglio: all’incantevole beauty farm Fausto e consorte arrivarono a bordo di un aereo di Stato.
Quello del trasporto pubblico (cioè pagato dai contribuenti) è sempre stato un must per l’ultra-sinistra. Ricordate l’ex ministro Oliviero Diliberto? Lui che sognava di portare la salma di Lenin in patria, espatriava sovente verso il Marocco, ospite di hotel a 5 stelle. Epica fu la vacanza  alle Seychelles: il ministro si portò dietro anche i due uomini della scorta, tutti a spese dello Stato. Il segretario dei Comunisti italiani ci ricascò l’anno seguente: venne beccato in Alto Adige, dove era in vacanza, a fare shopping a bordo di una sgommante Alfetta blu con lampeggiante sempre acceso.

Quisquilie a  confronto dell’elicottero messo a disposizione Il ministro  dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio per scorrazzare tra le isole dell’arcipelago de La Maddalena nell’estate del 2006. I viaggi a sbafo, vacanze  a Miami e alle isole Canarie e soggiorni nell’hotel sette stelle Town House di Milano gli procurarono un processo per corruzione.
Roba da far rimpiangere i tempi in cui i dirigenti del Pci andavano a svernare in Russia ospiti dei capataz del Cremlino. A dirigere l’agenzia turistica di Botteghe Oscure c’era Armando Cossutta: scriveva lettere di raccomandazione per dirigenti desiderosi di trascorrere periodi di riposo sul Mar Nero o  bisognosi di cure mediche, organizzava "viaggi-scambio” tra compagni dei paesi  dell’Est.

Le vacanze in Urss erano per il gruppo dirigente del Pci una sorta di  “status symbol”, di essere i preferiti  dai vertici del Cremlino.
Giancarlo  Pajetta andava in Crimea tra Odessa e Yalta, Luigi Longo amava Mosca, Giorgio Amendola la Bulgaria, Enrico Berlinguer e Paolo Bufalini in Romania, Emanuele Macaluso  e D’Alema a Leningrado.

Con la fine dell’impero sovietico: la sinistra spostò il suo buen retiro sulle più tranquille coste di Capalbio. Nell’estate del 1988, Achille Occhetto, da poco eletto segretario del Pci, veniva immortalato intento a scambiarsi effusioni amorose con la sua compagna Aureliana Alberici. Da allora, il comune toscano, ribattezzato da Alberto Asor Rosa “piccola Atene”, è divenuto, nel corso degli anni, meta esclusiva dei compagni in vacanza. Da Napolitano a Rutelli, da Petruccioli a Colombo, da Fabiani a Martelli e da Augias a Pancho Pardi.
Ma Capalbio fu l’ultima spiaggia delle vacanze dei compagni in comitiva: oggi la sinistra è divisa e dispersa, solitaria anche quando costruisce castelli di sabbia e gioca con paletta e secchiello.

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