IL CASO/ La ricerca piange, Mario Capanna ride e incassa castello e tesoretto

- Luigi Santambrogio

Il mondo della ricerca si interroga sul maxi finanziamento ottenuto da Mario Capanna, ex guerrigliero studentesco oggi contadino biologicamente corretto. Il racconto di LUIGI SANTAMBROGIO

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Mario Capanna (Imagoeconomica)

Quando verrà a saperlo, tornerà sulla scala e dal tetto della Sapienza minaccerà pubblicamente di gettarsi nel vuoto. Rinuncerà al suicidio e si lascerà  portare a terra solo dopo aver avuto la promessa scritta che mai e poi mai quei 20 milioni di euro finiranno nelle tasche di Mario Capanna, ex rivoluzionario comunista e  oggi felicemente alla guida  della “Fondazione sui diritti genetici”.

E pensare che Pierluigi Bersani, pacioso segretario del Pd, s’era dovuto arrampicare fin lassù per farsi fare una foto con i ricercatori in sciopero, incazzati e incarogniti per i salari da fame. Ma, ribatteva Tremonti, i soldi mancano per tutti: dunque anche le ricerca tiri  la sua cinghia senza troppi strepiti.

Tutte balle. Il governo, quando vuole, i quattrini per la ricerca li trova e li dà, anche se l’investigazione foraggiata scientifica lo è solo per modo di dire.
La notizia, per farla breve, è questa: mentre la ricerca sulle biotecnologie è bloccata, le istituzioni scientifiche languono senza quattrini e i nostri migliori biotecnologi emigrano all’estero, Mario Capanna, ex guerrigliero studentesco oggi contadino biologicamente e felicemente corretto,  riesce a spillare allo Stato 20 milioni di euro più  il comodato d’uso gratuito di un castello a Ladispoli. Mica bruscolini ma sonanti milioncini che andranno a finanziare un progetto  sperimentale  di coltivazioni ogm-free.

Pazza idea? Se lo è, Capanna non è il solo a soffrire di allucinazioni. Sentire e stupite. A spiegare il progetto alla stampa si è scomodato addirittura Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, affiancato da  Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia, Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, Gianni Alemanno, sindaco di Roma de il suo collega di Ladispoli (per via del castello).  Con la benedizione di altri sette ministeri: Beni Culturali, Ricerca scientifica, Ambiente, Agricoltura, Sviluppo economico, Affari esteri e Politiche comunitarie.

Di tanto in tanto bisogna ricordarselo che siamo contribuenti. E che se un ministero, un sindaco, un assessorato del Comune spendono denaro, è, quello, denaro nostro. Qui a scialare milioni c’è addirittura l’intero governo, per di più di centrodestra a guida Berlusconi che non è esattamente quello che l’agit prop  si augurava per l’Italia. Ma tant’è: non si può avere tutto: a Capanna bastano i soldi. 

Nel podere a Città di Castello, il bracciante Mario la rivoluzione l’ha messa sottovuoto, nel senso che l’ha chiusa in vasetti di vetro contenenti salsa, miele, funghi e ogni ben di Dio, anzi di Bio. Ma è solo l’antipasto: il piatto forte non è ancora in tavola. Si chiama GenEticaMente: l’obiettivo dichiarato è fare una ricerca in agricoltura che sia “alternativa” agli ogm, adottando “un modello partecipato”.

Che significa? Nulla, ma chissenefrega: col tempo e il denaro tutto si chiarirà.  Del resto, Capanna non è biologo né, tanto meno, scienziato. È dottore in filosofia ma allo studio dei sofisti preferisce quel del Capitale.  Realizza ciò che  Mendel e Pasteur insieme non avrebbero mai osato immaginare: rastrellare 20 milioni di investimenti in cinque anni (corrispondono a un quinto dell’intero budget che l’Italia dedica alla ricerca), più altri quattrini che già arrivano nelle casse della Fondazione da canali bipartisan.

Per l’ex katanga della Statale, il colore dei soldi non ha più importanza. Lo ammette lui stesso: “Beneficiamo di contributi sia pubblici sia privati, provenienti dal centrodestra quanto dal centrosinistra”. Chapeau: bravo SuperMario, fesso chi lo finanzia (lo Stato, cioè noi).

A qualcuno, però, non bastano le  assicurazioni  del Cincinnati umbro sulla bontà della sua Fondazione sulla nocività dei cibi ogm, neppure quando annuncia al popolo di aver assaggiato il “pesce fragola  che fa veramente schifo”.

Coop Italia, principale partner privato del progetto, è libera di usare i propri soldi come meglio crede, ma il fatto che ben 7 ministeri e due Regioni abbiano siglato un accordo con la Fondazione di Capanna, lascia sgomenti. Sul piano tecnico e non solo politico. Il  progetto si propone di utilizzare una serie di piattaforme genetiche intese a realizzare il miglioramento delle piante di interesse agricolo senza ricorrere agli ogm, secondo una tecnologia vecchia di trent’anni.

E poi, ogni programma di ricerca finanziato da enti pubblici deve sottostare a precise procedure e controlli di valutazione scientifica. Capanna è stato esentato? Protestano le associazioni scientifiche più importanti d’Italia:  l’Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani (Anbi) la Federazione Italiana di Scienze della Vita protesta, la Società genetica italiana, la Società Italiana
di Genetica Agraria (raggruppa circa 400 ricercatori di genetica e di agro-biotecnologie). Vogliono sapere  chi ha dato il nulla osta scientifico all’iniziativa, che criteri di merito sono stati usati e perché dare credito a un ex studente di filosofia piuttosto che ai centri di ricerca pubblici che si occupano da anni di biotecnologie agrarie.

Domande  che  due sentori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti hanno raccolto nell’interrogazione presentata al Presidente del Consiglio e ai sette ministri coinvolti nel progetto di Capanna,  per avere informazioni circa i finanziamenti, le finalità e le credenziali  scientifiche del progetto. Lo vorrebbero sapere anche i cittadini e contribuenti che, a differenza di Capanna, non hanno mai avuto il piacere di assaporare, nemmeno fuori stagione, “il pesce fragola”.

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